Cerca

AntichiRitorni

Cornacchia e Civetta, da simboli di buon auspicio a uccelli forieri di morte

Uno stupro tentato e uno subito sono alla base della metamorfosi di questi due animali che gli antichi Greci associavano alla dea Atena

Cornacchia e Civetta, da simboli di buon auspicio a uccelli forieri di morte

Qualche domenica fa vi abbiamo raccontato del corvo e di come il suo piumaggio inizialmente bianco divenne nero per punizione del dio Apollo. Alla storia del corvo è legato un altro animale: la cornacchia. Difatti si dice che, quando il corvo voleva riferire ad Apollo di aver visto la sua amata tradirlo con un altro, la cornacchia (Cornix) cercò di dissuaderlo, dal momento che a lei era capitata una storia affine, ossia, pur volendo fare del bene, fu punita. Si narra che la bella Cornix un tempo fosse una fanciulla mortale, di lei si invaghì perdutamente Poseidon (il dio del mare) che cercò di stuprarla; mentre correva, la ragazza invocò la dea Atena, pregandola di sottrarla a quel destino (una storia molto affine con quella di Apollo e Dafne), così che – riferisce il poeta Ovidio - «le braccia cominciarono a nereggiare di leggere penne. Voleva gettar via la veste dalle spalle: ma la veste era un manto di piume che aveva messo radici profonde nella pelle. Cercava di percuotere con le mani il petto denudato: ma ormai non aveva più mani, non aveva più un petto nudo. Correva, e i piedi non affondavano più nella rena come prima, ma si librava raso terra», ecco che Cornix venne tramutata in un uccello: la cornacchia. La dea Atena inizialmente, pare, ne aveva fatto la sua messaggera prediletta e fidata amica. Un giorno le chiese di sorvegliare che le tre figlie di Cecrope, alle quali aveva affidato una cesta di vimini, non la aprissero in nessun modo. La cornacchia assolse al suo dovere notte e giorno, fino a quando si accorse che una delle tre ragazze, disobbedendo all’ordine della dea, aprì la cesta, dove vi scorse un bambino, Erittonio, avvolto tra serpenti, per lo spavento si gettò da una rupe e morì. Cornix riferisce tutto alla dea Atena, che (come Apollo) anziché ringraziarla per la fedeltà, adirata per l’accaduto, la caccia via e la degrada a uccello notturno, preferendole come sua nuova compagna la civetta. Anche la civetta a dire il vero è un uccello notturno, ma nell’antica Grecia era anche il simbolo di Atena e, dunque, uccello di buon auspicio; non è un caso che le monete coniate ad Atene avessero proprio questo animale inciso.

Pure quella della civetta è una storia di metamorfosi e di stupro. Il suo nome da mortale era Nyctìmene (derivato da νύξ nux, vuol dire “portatrice di notte”) ed era la figlia del re di Lesbo; sempre secondo Ovidio, fu stuprata dal padre e per la vergogna subita si rifugiò nel buio del bosco, chiedendo ad Atena di non poter essere più vista alla luce del sole, ecco allora che la dea accolse la sua supplica e la trasformò in un uccello, rendendola poi sua fida compagna.

Da dove viene allora la credenza che porti male? A quanto pare questa superstizione era diffusa nell’antico Egitto, dove si credeva che questi uccelli profetizzassero una morte imminente; opinione poi diffusasi nell’antica Roma e di conseguenza nel territorio italico. Nel Medioevo l’animale notturno era associato all’oscurità e di conseguenza alla morte, finanche si pensava che le streghe assumessero la forma di una civetta per camuffarsi.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione