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Stipendi esagerati? Un falso problema

Stipendi esagerati? Un falso problema

Il rettore dell'Università di Foggia, Giuliano Volpe

Da grande voglio fare il re perché si guadagna bene. È una frase che racchiude i sogni di molti. Un buon lavoro, alta specializzazione, prestigio e realizzazione di sé stessi. Naturale che una volta raggiunto il traguardo, uno degli indici delle ambizioni realizzate è una buona paga. Più è alto lo stipendio e più importante è il compito assegnato. In questi tempi di crisi tuttavia il messaggio che passa ècompletamente diverso: uno stipendio alto è in sé un male e una buon paga è una cosa immorale. Non sono d'accordo.

Intendiamoci: provo una profonda invidia per chi guadagna centinaia di migliaia di euro in un anno. Ma non ricevo alcuna soddisfazione nel vederli ridurre. Al contrario, sarei felice di prenderne il posto e non farei un affare a predisporre una riduzione degli emolumenti per far bruciare la pizza all'arrivo del fornaio.

Leggo ultimamente delle polemiche sulla indennità del Rettore. Ma stiamo parlando di un Rettore, porca miseria! Ha la responsabilità di una università intera, del centro istituzionale del sapere nazionale. Dio lo sa quanto dorme la notte, lui e quelli che verranno dopo di lui, senza eccezione alcuna. Su cuscini d'oro, penserete, ma non ne sono troppo convinto. Insomma, focalizzare l'attenzione sulla misura dei guadagni è un errore. Sposta l'attenzione dal vero problema, che ormai pochi riescono a vedere, presi come sono dall'inganno per il quale la povertà degli altri diviene un sollievo per la propria. In realtà una paga non è un privilegio ma la misura di quello che si può pretendere da chi la riceve. Uno stipendio è una equazione i cui due termini sono i soldi da una parte, il lavoro dall'altra. I soldi si misurano con la quantità, il lavoro con la qualità, posto che più dieci ore al giorno non sarebbe giusto pretendere.

Possibile che nessuno si accorge che tirare verso l'abbassamento degli emolumenti esonera di fatto il malcapitato -che spesso suda per quanto guadagna- dalla responsabilità connessa al risultato? La frase giusta non è "guadagna troppo" ma "per quello che, giustamente, guadagna non ha fatto abbastanza". Mille occhi che adesso contano il centesimo in tasca al manager, al direttore, al dirigente pubblico, in futuro si metterebbero a sorvegliare la qualità del lavoro svolto dai propri amministratori. Proprio come una vera democrazia.

E allora, mentre persone come il nostro Rettore non avrebbero nulla da temere da un controllo serio, chi questi soldi li ruba, non avrà modo di scappare. Come una donna troppo vecchia che mente sull'età, si viene sempre scoperti quando si giunge al dunque.

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Marco Scillitani

Marco Scillitani
È nato nel 1967, il 23 novembre, giorno che gli ha consentito di festeggiare un compleanno indimenticabile con il terremoto del 1980. Fa l'avvocato non per vivere, ma perché lo trova interessante e, non avendo mai saputo usare le mani gli è parso il metodo più efficace per raddrizzare le cose storte. Insegna Magia e Formule all'Università, ma di nascosto. Chi lo ascolta crede che parli di Procedura penale. Solo il titolare della cattedra se ne è accorto ma fa finta di niente. Da piccolo ha cominciato a osservare quello che gli accadeva intorno, collezionando storie e territori immaginari. Quando qualcuno glielo chiede, le restituisce. Ma non si assume responsabilità.

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