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Il commercialista lascia il Pdl per candidarsi con il boia dell’economia italiana

Mario/Leo, stessa faccia stessa razza (anche stesso neo)

Cos’hanno in comune Mario Monti e il consigliere regionale foggiano Leo Di Gioia? Quanto basta per saperli distanti dalla gente

Mario/Leo, stessa faccia stessa razza (anche stesso neo)
Guardate bene l’immagine in  cui abbiamo accostato una foto di Mario Monti da giovane e una foto del consigliere regionale foggiano Leo Di Gioia: cosa notate? Che si somigliano tantissimo: hanno in comune, incredibilmente, persino un neo, equidistante dal naso, sul labbro sinistro. A parte i 28 anni di differenza che li separano, condividono la stessa passione per gli studi economici e sono segnati dalla medesima indole caratteriale astrologica dell’Ariete, che li rende dominatori, coraggiosi ma egoisti, spesso inconsapevolmente privi di tatto; “solitamente detestano le menzogne e rifiutano le bugie, ma quando vi ricorrono sanno porgerle con il volto e l’aspetto della più cristallina verità”, dice il loro oroscopo. Come poteva il destino non farli incontrare? Lo ha fatto: Leo Di Gioia, eletto parlamentare della Regione Puglia grazie ai buoni uffici gestiti da assessore al Bilancio cooptato da Pepe alla Provincia di Foggia, ha lasciato il PDL di Berlusconi per abbracciare il progetto elettorale di Mario Monti (un altro chiamato a governare per grazia ricevuta) e candidarsi al Parlamento italiano alle elezioni del 24 e 25 febbraio prossimi. Corrispondenze di amorosi sensi, le definirebbe Foscolo, per due “sepolcri” della politica nazionale e di casa nostra talmente serrati nel loro eldorado di privilegi e benessere da essere lontani anni luce dai bisogni della gente comune che dicono di interpretare ed amministrare. Mario Monti ha impiccato le aziende, quindi i lavoratori, le famiglie, i pensionati, l’economia italiana e la povera gente con la corda ordita dal sistema bancario e dalle lobbies internazionali, compresa quella vaticana, che lo hanno partorito ed eletto loro alfiere. Leo Di Gioia ha meticolosamente costruito la sua carriera professionale e politica sotto l’egida del notabilato economico e delle baronie burocratiche, comprese quelle ecclesiastiche, di casa nostra che lo hanno eletto custode della loro casta. Entrambi sacerdoti di un sincretismo di legittimi interessi trasversali decisi a tavolino, indifferenti e distanti dalle quotidiane, e sempre più crescenti, necessità di chi fa i salti mortali per far quadrare i conti a fine mese o, addirittura, non riesce neppure a mettere un piatto a tavola. La colpa è principalmente di una politica incapace di creare opportunità diffuse, mettendo in circolo risorse economiche condivise; la colpa è di personaggi come Mario Monti, nume tutelare di banche e interessi corporativistici che inchiodano sulla pelle dei più deboli le sorti di un Paese e di un territorio a colpi di tasse e balzelli, con azioni – vedasi il redditometro – da santa inquisizione di Stato che viene tenuta ben lontana da chi si riempie la pancia persino col pane tolto alle famiglie indigenti. Questa è l’Italia futura  che vuole Monti e chi si candida con lui alle elezioni del 24 e 25 febbraio prossimi.


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