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Carta vetrata

Guardie e ladri nella foresta nera del malaffare

Gli organici delle forze dell’ordine sono ridotti all’osso e persino le macchine della polizia. Chi lo sa meglio di tutti sono le persone cosiddette “non perbene”: ormai quasi padrone del territorio.

Una delle pattuglie dei Carabinieri che stanno controllando la città

Fino a non molto tempo fa c’era il controllo del territorio delle forze dell’ordine. Quello che ti faceva battere il cuore quando ti imbattevi in una pattuglia di polizia e carabinieri e magari sapevi di aver dimenticato a casa il portafogli con dentro la patente. Tiravi un sospiro di sollievo se la paletta non si alzava. Una volta, l’effetto - divisa, almeno tra le persone cosiddette perbene, aveva un suo preciso valore e significato. Un effetto che persino procurava, a chi non aveva nulla da temere, una sottile soddisfazione di meritata impunità.
Già da qualche anno, però, il controllo del territorio delle forze dell’ordine è andato progressivamente diminuendo e svuotandosi. Facciamoci caso: da quanto tempo non veniamo fermati e controllati ad un posto di blocco di quelli ordinari, sia nei centri urbani che sulla strade statali e provinciali o in autostrada?
Le persone cosiddette perbene continuano a convivere con il calcolo delle probabilità e con l’esigenza di rispettare le regole, anche per evitare problemi. Quelle meno perbene, invece, monitorano con occhio cinico e clinico il territorio ed in qualche modo lo controllano. Viste le forze in campo, devono aver quasi maturato una malintesa convinzione di impunità. Basti pensare a Foggia, dove si spara, si ammazza, si ferisce a colpi di arma da fuoco, anche in pieno centro e dove gli attentati ad attività commerciali si susseguono con sconcertante regolarità; o a Cerignola, dove i reati contro il patrimonio sono all’ordine del minuto e dove i gli omicidi e le lupare bianche degli ultimi anni sono rimasti regolarmente impuniti. Dove anche le persone cosiddette perbene, commettono l’errore madornale di ritenere che finché si ammazzano tra di loro, non c’è da strapparsi le vesti. Ma nel contempo si invocano l’esercito ed i vespri cerignolani. Che dire poi degli attentati ai negozi di Lucera e San Severo? Una situazione generale che in Capitanata appare quasi fuori controllo. Gli inquirenti arrivano in forze solo a cose fatte e cominciano la trafila di indagini a posteriori, con l’esame della “scheda tecnica” dei soggetti coinvolti, col controllo di tabulati telefonici, l’analisi di filmati dei sistemi di videosorveglianza, promossi al ruolo di “poliziotti” virtuali, ma quasi sempre nella fase della repressione postuma e quasi mai della prevenzione, visto che le telecamere fissano si immagini, ma non vengono mai utilizzate preventivamente, non essendovi – almeno per quelle poche istituzionali dei vari Pon Sicurezza – centrali attive di monitoraggio. Il problema è ormai sempre lo stesso: manca il personale, c’è la spending rewiew, gli organici delle forze dell’ordine sono ridotti all’osso e persino le macchine della polizia, in piazza Montecitorio, vanno in panne ed i poliziotti, che si sono visti riconoscere un aumento di stipendio di ben 8 euro al mese, le rimettono in moto coi cavetti in modalità elettrauto. Una rianimazione in wolt ed una trasfusione di “tensione”, ma non certo di tranquillità e percezione di sicurezza per i cittadini. Per i grandi eventi, poi, si spostano le truppe facendole convergere sull’obiettivo sensibile da tutta Italia ed allettandole con gli straordinari, ma la coperta, sul territorio, si accorcia sempre di più. Chi lo sa meglio di tutti sono le persone cosiddette “non perbene”: ormai quasi padrone del territorio. La “minaccia” di denunciare per favoreggiamento i commercianti che pagano il pizzo, è un po’ come il timore di attraversare di notte una buia ed insidiosa foresta e cantare a squarciagola per cercare di farsi coraggio. Il senso civico e l’esercizio quotidiano della cultura della legalità, sono elementi fondamentali se sono complementari ad azioni di prevenzione e repressione istituzionale del malaffare da parte dello Stato. Ciascuno di noi può farsi facilmente un’idea di quanto relativa sia oggi la complementarietà tra questi due fattori. E dell’entità dei rispettivi deficit.

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