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«Perché guariremo»: il libro speranzoso del ministro della Salute

Intanto mancano ambulanze, medici ed infermieri. Lenzuola, traverse, coperte e cuscini negli ospedali con il contagocce. Delle 3.500 terapie intensive realizzate meno della metà

«Perché guariremo»: il libro speranzoso del ministro della Salute

«Buona domenica e buon voto a tutti. Oggi più che mai serve favorire un grande dibattito nel Paese sul futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale, la cosa più preziosa che abbiamo.
Per questo sto raccogliendo in un testo le mie idee e le mie esperienze di questi mesi, anche alla luce della lezione del Covid». È il breve messaggio dello scorso 20 settembre del ministro della salute Roberto Speranza che, sulla propria pagina Facebook, annunciava l'ultima fatica letteraria. Dopo un periodo di incertezza sulla distribuzione del libro, l'editore ha comunicato in una nota che la commercializzazione avrebbe subito un leggero ritardo. La data, fissata per il 22 ottobre, sicuramente non era più conveniente: tra il Dpcm del 18 e del 24 ottobre che ha posto le basi per le proteste di piazza degli ultimi giorni e la crescita esponenziale di ricoveri nelle strutture sanitarie. "Perché guariremo" infatti parla di coronavirus, pandemia, lockdown e sanità pubblica. Argomenti complessi alle porte della seconda ondata, ampiamente prevista e prevedibile. Il ministro, perciò, è dovuto intervenire con una nota: «Il libro è stato pensato per aprire un dibattito sul futuro del servizio sanitario nazionale. E i suoi proventi sono destinati alla rete dell'Ircss, l'Istituto superiore di ricerca. Sarà pubblicato quando il ministro avrà il tempo da dedicare alla sua presentazione. Oggi ogni energia è impegnata nella gestione dell'emergenza» ha charito il suo portavoce, Nicola De Duce. Sabato 24 ottobre la sorpresa: il libro era disponibile presso alcune librerie ed è possibile, ad oggi, reperirlo anche online.
«Non ci sono dubbi: guariremo», scrive il ministro Speranza a pagina 14 del suo libro. Dopo questa variante dell’«andrà tutto bene», a pagina 100 lo stesso ministro parla del suo rapporto con i media: «Le mie non frequenti apparizioni mediatiche si svolgono sempre con lo stesso formato, da solo, collegato dal ministero tra un impegno e l’altro. In questi mesi tutti parlano tanto: scienziati, presidenti di Regione, politici, opinionisti. Ma io credo che chi è al governo debba comunicare attraverso ciò che fa, non cinguettando sui social. Prima si fanno le cose e poi si parla, e in un’emergenza come quella costituita da una pandemia di cose da fare ce ne sono così tante che per parlare manca proprio il tempo». In merito alle cose da fare il ministro, durante l'estate, avrebbe potuto impiegare il proprio tempo anche per organizzare l'assetto sanitario in vista dell'autunno. La situazione è critica in numerose regioni italiane e viene segnalata la mancanza di ambulanze e di autisti. La medicina del territorio, che è il primo filtro per assistere i cittadini in difficoltà e per evitare che gli ospedali vengano presi d'assalto è in affanno con i medici di base e pediatri che, essendo molto esposti, rimandano al tampone per qualsiasi minimo sintomo, non necessariamente collegato al Covid-19. La rete dei posti letto non è stata potenziata, con numerose strutture sanitarie che, in Abruzzo, hanno deciso di centellinare l'utilizzo delle lenzuola pulite. A Frosinone mancano le divise per il personale sanitario e il materiale di corredo per i reparti. Significativo è il comunicato della Cisl Funzione Pubblica: «I dipendenti sono provvisti di una sola divisa, a volte neanche quella e se, non disponibili, per garantire comunque la dotazione “pulita” vengono consegnate divise di altri profili professionali (o divise vecchie in giacenza). I giorni di distribuzione presso i locali giacenza vestiario sono di pochi giorni la settimana e per poche ore, insufficienti a nostro avviso per garantire l’approvvigionamento del personale turnista, le quantitàsono talmente esigue da non garantire un ricambiodi divise pulite a quanti ne richiedano la sostituzione.Gli infermieri ed il personale di supporto dovrebbero poter lavorare nella massima sicurezza per assistere al meglio i pazienti. Si trovano, invece, in situazioni di potenziale pericolo». La stessa Cisl Funzione Pubblica denuncia una carenza del materiale di corredo ospedaliero: «lenzuola, copriletti, traverse, coperte e cuscini distribuiti con il contagocce, insufficienti per le attività ordinarie. Basti pensare a reparti come la gastroenterologia, pneumologia, rianimazione, ortopedia DEA, Radiologia del Dea dove i pazienti sono soggetti a vomito, sanguinamenti, con drenaggi, condizioni nelle quali le lenzuola sono necessarie per garantire il confort e misure igieniche necessarie a ridurre il rischio di infezioni nosocomiali, generando inoltre un utilizzo di traverse monouso (in sostituzione della biancheria), con ripercussioni sul budget aziendale,inficiando su una gestione efficiente delle risorse economiche. Le vere vittime sono i pazienti ed i dipendenti». E sulle terapie intensive? L’articolo 2 del Decreto Rilancio aveva previsto un aumento dei posti letto in terapia intensiva di 3.500 unità che si sarebbero aggiunte alle 5.179 esistenti pre-Covid, per un totale di 8.679 unità. Le risorse stanziate erano rilevanti: circa 606 milioni. I nuovi posti sarebbero stati distribuiti alle regioni in modo da garantire 14 posti letto ogni 100.000 abitanti in maniera omogenea su tutto il territorio. Al 9 ottobre, ultimi dati consultabili, si registravano però 6.458 posti letto, un aumento di sole 1.279 unità. «Non ci sono dubbi: guariremo». Buona lettura.

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