Cerca

Il caso

Potenza, al "Don Uva" rischio licenziamento per 50 persone e 180 pazienti psicofisici allo sbando

La Regione Basilicata non vuole più riconoscere la retta piena per i malati, considerandoli non bisognosi di assistenza completa, mentre è risaputo che di fatti sono nelle condizioni di non poter badare a se stessi

Ad innescare questa bomba socio-economica è stata la controversia che da circa due anni sussiste tra l’ufficio della dirigente della Asp potentina, Maria Mariani, cognata dell’ex presidente del Consiglio regionale Vito Santarsiero, e il management del gruppo sanitario foggiano "Universo Salute". Il nuovo assessore assessore regionale alla sanità, Leone, prende tempo per risolvere una situazione che sta precipitando

È questione di ore e, secondo indiscrezioni raccolte, verrà formalizzata la procedura di licenziamento collettivo per 50 lavoratori, dipendenti del “Don Uva” di Potenza, che operano presso il CSSR (Centro Socio Sanitario Riabilitativo) e che potrebbero trovarsi in mezzo ad  una strada. Nient’affatto migliore sarà il futuro per i 180 pazienti psicofisici e sensoriali che vivono da cinquant’anni nella struttura di ricovero lucana, i quali si ritroveranno in grossissime difficoltà di assistenza, considerato che sono di fatti impossibilitati a provvedere a loro stessi. 

Ad innescare questa bomba socio-economica è stata la controversia che da circa due anni sussiste tra l’ufficio della dirigente della Asp potentina, Maria Mariani, cognata dell’ex presidente del Consiglio regionale Vito Santarsiero, e il management della società Universo Salute. Infatti, da quanto si apprende, dal primo ottobre 2017, l’ufficio della Asp comunicava alla nuova società, che ha rilevato il “Don Uva” dalla gestione commissariale dell’ amministrazione straordinaria a cui era capitolata dopo l’ insolvenza dichiarata dal tribunale di Trani, che i pazienti della struttura in parola non necessitano di un’assistenza sanitaria integrale, quindi a completo carico del sistema sanitario regionale, ma un livello più basso al punto che spetta al paziente corrispondere il 15% dell’ intera tariffa stabilita dalla regione. Ovviamente, sia i pazienti che le loro famiglie (per chi ancora ne ha una) non hanno versato la quota loro richiesta poiché non sono mai stati messi nelle condizioni di provvedervi: incredibile, ma vero, a queste persone è stato negato dal 1975, per 44 anni, l’accesso ai servizi di medicina di base; per cui, non potendo avvalersi del medico di base (diritto costituzionalmente garantito e riconosciuto dalle istituzioni competenti solamente a partire dal 2019), gli stessi non avrebbero potuto istruire formale richiesta di assegno di invalidità ed accompagnamento che avrebbe consentito loro di coprire il 15% dei costi di assistenza disposto dalla Asp di Potenza. 

La “Universo Salute”, interpellata sull’argomento, pur non confermando al momento l’attivazione della procedura di licenziamento, in questi ultimi due anni ha più volte spiegato e cercato di chiarire alla dirigente in questione e alla struttura burocratica dell’Asp, che i servizi del CSSR del “Don Uva” di Potenza rientrano tra quelli che la Regione prescrive e garantisce quali obbligatori data la specificità degli stessi, dunque a completo carico del sistema sanitario stesso: i destinatari, infatti, non sono dei normali pazienti ricoverati ma necessitano di essenziali ed importanti cure di assistenza ad alto livello clinico - sanitario per una dignitosa sopravvivenza. 

Il19 aprile scorso, con una lettera (protocollo 43977) indirizzata al dirigente generale del Dipartimento Politiche della Persona della Regione Basilicata, e per conoscenza al Difensore Civico Antonia Fiordelisi, il direttore generale della Asp Lorenzo Bochicchio, «chiede a codesto spettabile Dipartimento di voler procedere all’istituzione di una commissione tecnica paritetica mista pubblico-privato, cui affidare una valutazione complessiva dei setting assistenziali per i pazienti “ex ortofrenici” attualmente degenti in regime residenziale presso il Centro Social Sanitario Riabilitativo C.S.S.R. Nelle more della definizione di quanto sopra - puntualizza il direttore Bochicchio - si chiede, altresì, di autorizzare la scrivente Azienda alla copertura integrale degli oneri di degenza necessari a garantire la continuità assistenziale in favore degli anzidetti pazienti. Per completezza, si rappresenta che, sino all’entrata in vigore del DPCM del 14.1.2017, ha trovato applicazione la Delibera di Giunta Regionale n. 2603 del 4.12.2000 e, conseguentemente, gli oneri relativi al ricovero dei pazienti di cui trattasi sono stati anticipati dall’Azienda Sanitaria di Potenza, già USL n. 2, a totale carico del FSR”. 

Alla missiva del direttore generale non è seguita alcuna risposta e il nuovo assessore regionale alla Sanità del governo di centrodestra del generale Vito Bardi, cioè Rocco Leone, pur essendo un medico, al momento sembrerebbe prendere ulteriore tempo rispetto alla questione ormai duratura, manifestando la volontà di incaricare una commissione terza al fine di valutare la situazione. Ma, come si suol dire, mentre il medico studia, il malato muore. Fuor di metafora, a perire saranno di certo circa 50 posti di lavoro, con tutto il dramma che accompagnerà le loro famiglie, in quanto “Universo Salute” non potrà garantire, al termine della procedura di licenziamento, gli stipendi depauperati dalla burocrazia regionale, pur di salvaguardare l’unità produttiva e i restanti 250 lavoratori dipendenti presso la stessa sede. Il gruppo imprenditoriale sanitario foggiano, che ha rilevato la struttura potentina in seguito ad un fallimento dell’intera realtà socio-assistenziale del “Don Uva”, che conta strutture anche a Foggia e Bisceglie, rischia di perdere, in questi due anni, di querelle burocratica, un milione e 200 mila euro; oltre non intende rimetterci, atteso che le perdite registrate su Potenza vanno a incidere negativamente anche sulle altre strutture pugliesi. 

Pertanto, i 50 licenziamenti sono una soluzione obbligata per evitare di compromettere l’intera realtà del “Don Uva” a Potenza che, lo ricordiamo, offre assistenza e servizi a 400 persone.È auspicabile, pertanto, un incontro tra i dirigenti di “Universo Salute” e i dirigenti della Regione Basilicata per la migliore risoluzione della vicenda. Certamente, se non si dovesse approdare ad una risoluzione positiva per tutte le parti in causa, il gruppo imprenditoriale farà partire la lettera - già pronta - di licenziamento per 50 persone; il che, oltre alla disperazione delle famiglie dei lavoratori, pregiudicherà significativamente, in modo preoccupante, la vitale assistenza di 180 persone incapaci di provvedere a se stesse. All’ assessore Leone e ai massimi dirigenti regionali, il compito di gestire con attenzione e sensibilità una situazione in cui a perdere sarà l’intera collettività di riferimento.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione