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“Non è una variante”: M5s contro il via libera al mega-eolico tra Vietri di Potenza, Savoia di Lucania, Picerno e Tito

Metaponto, Araneo e Verri (M5s) in pressing: "Supportare economicamente il Comune di Bernalda per il ripristino delle aree danneggiate"

Araneo e Verri

“Quanto sta accadendo a Vietri di Potenza non è un incidente amministrativo. È il prodotto coerente di un sistema che ha scelto di non pianificare, perché l’assenza di regole è la condizione che rende possibile la speculazione. Il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata avrebbe autorizzato un impianto mega-eolico da 30 MW — composto da aerogeneratori di circa 180 metri di altezza — nei territori di Vietri di Potenza, Savoia di Lucania, Picerno e Tito, fondandosi su autorizzazioni rilasciate tra il 2014 e il 2016 e qualificando le modifiche intervenute come ‘varianti non sostanziali’. Lo diciamo con la chiarezza che questa vicenda impone: non esiste alcuna ragione tecnica, giuridica o ambientale per considerare questo progetto una semplice variante di quanto approvato un decennio fa”. Lo dichiarano le consigliere regionali del M5s, Alessia Araneo e Viviana Verri. “Dal 2014 ad oggi – proseguono - il contesto è mutato in modo radicale su tutti i piani rilevanti. Sul piano normativo, sono intervenute nuove disposizioni in materia di autorizzazioni energetiche e di tutela del paesaggio. Sul piano ambientale, le aree limitrofe all’impianto sono state nel frattempo classificate come Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone Speciali di Conservazione (ZSC) nella rete Natura 2000 dell’Unione Europea. Sul piano progettuale, le caratteristiche dell’impianto risultano significativamente diverse da quelle originariamente autorizzate. Sul piano istituzionale, dal 2017 il Consiglio Comunale di Vietri di Potenza ha espresso in modo netto e reiterato la propria contrarietà. Ciascuno di questi mutamenti, singolarmente considerato, avrebbe imposto una nuova valutazione complessiva del progetto. La loro compresenza rende la qualificazione come “variante non sostanziale” insostenibile”. “C’è un aspetto che – evidenziano Araneo e Verri- merita particolare attenzione. La Direttiva Habitat 92/43/CEE impone la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) per ogni piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito Natura 2000, sia singolarmente sia congiuntamente ad altri interventi. Si tratta di una procedura preventiva e obbligatoria, non di un adempimento facoltativo. Risulta che il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata abbia autorizzato l’impianto senza richiedere né imporre tale valutazione. Se confermato, questo dato configurerebbe un vizio procedurale di estrema gravità, tale da esporre la Regione a un contenzioso non soltanto nazionale ma europeo. La contraddizione diventa paradigmatica quando si osserva che lo stesso Dipartimento Ambiente avrebbe finanziato al Comune di Vietri un progetto di valorizzazione delle cascate del Vallone del Tuorno — area SIC, Bosco Luceto — e, contestualmente, avrebbe autorizzato l’impianto industriale di cui sopra, ai margini della medesima area. Non si tratta di una semplice incoerenza burocratica: è la fotografia di un’amministrazione regionale che con una mano tutela e con l’altra aggredisce, che investe fondi pubblici nella valorizzazione ambientale e nella stessa zona consente l’insediamento di infrastrutture ad alto impatto”. “Le modalità con cui la Conferenza dei Servizi ha gestito questa procedura – sottolineano - sembrano aggravare ulteriormente il quadro. Il Sindaco di Vietri e Presidente della Provincia, Christian Giordano, ha dovuto richiedere, infatti, l’intervento della Polizia a fronte di un clima che avrebbe reso impossibile il confronto istituzionale. Sono stati segnalati pareri mancanti, elaborati tecnici assenti, verbali delle sedute precedenti mai resi disponibili. Due giorni dopo quella seduta, e senza attendere il parere dell’Avvocatura regionale, il Direttore del Dipartimento Ambiente avrebbe autorizzato un ulteriore impianto — stavolta mega-fotovoltaico — nella stessa area. Ma Vietri non è un caso isolato. È il sintomo più evidente di un modello che si ripete lungo tutta la Basilicata. La nostra regione presenta oggi la più alta densità di impianti eolici in Italia, eppure le comunità locali non ne ricavano né lavoro stabile né compensazioni adeguate né servizi. Non esiste un piano energetico regionale aggiornato. Non esiste un piano paesaggistico regionale. Le autorizzazioni vengono rilasciate progetto per progetto, in un vuoto di pianificazione che non è un’omissione tecnica ma, a questo punto, una scelta politica: senza cornice strategica, ogni singolo progetto sfugge alla valutazione d’insieme, e la speculazione rischia di operare indisturbata nel vuoto delle regole. Conosciamo questo schema perché lo abbiamo già vissuto. Con il petrolio, la Basilicata ha sperimentato un intero ciclo estrattivo presentato come opportunità di sviluppo: profitti miliardari per gli operatori privati, compensazioni residuali per i territori, impatti ambientali e sanitari ancora non pienamente quantificati. Oggi quel ciclo si ripete con il vento e con il sole, con una differenza che lo rende ancora più insidioso: la retorica della transizione ecologica fornisce una copertura ideologica che rende sospetto chiunque sollevi obiezioni. Lo diciamo con nettezza: opporsi alla speculazione energetica non è opporsi alla transizione. È pretendere che la transizione non sia un altro nome per l’estrazione, che i benefici non restino concentrati in poche mani mentre i costi ricadono sui territori”. “Per queste ragioni – concludono - condividiamo e sosteniamo pienamente l’azione del Sindaco Giordano e l’interrogazione parlamentare già presentata dal deputato Arnaldo Lomuti per verificare la legittimità della procedura autorizzativa. Al contempo, annunciamo che presenteremo un’interrogazione in Consiglio regionale. La Basilicata ha bisogno di un modello di transizione energetica che metta al centro le comunità, il lavoro, la tutela ambientale e la partecipazione dei territori. Non di un modello che regala vento e sole a chi saccheggia e lascia le comunità a mani vuote. Il centrodestra regionale deve scegliere: continuare a piegare le istituzioni agli interessi di pochi, oppure cominciare a difendere i territori e le persone che li abitano. Noi abbiamo scelto da che parte stare”.

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