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'Senza Paura', verso il 18 aprile. Pepe (Lega): «Patriottismo è responsabilità»

Piazza Duomo, a Milano, culla dei valori occidentali: è qui che sabato 18 aprile la Lega, insieme al gruppo europeo Patriots for Europe, manifesterà per «proteggere la nostra cultura e la sicurezza dei confini»

'Senza Paura', verso il 18 aprile. Pepe (Lega): «Patriottismo è responsabilità»

il vicepremier Salvini e l'assessore Pepe

Un segnale forte che il leader Matteo Salvini lancia a Bruxelles, ma che trova eco profondo in ogni regione italiana. Insieme a Pasquale Pepe, commissario regionale della Lega Basilicata, vicepresidente della Giunta regionale e assessore alle Infrastrutture, approfondiamo le ragioni della mobilitazione e i nodi irrisolti di una politica comunitaria che, secondo la Lega, sta penalizzando lo sviluppo e l’identità dei territori.

Assessore Pepe nel 2026, nell'era della globalizzazione, cosa significa essere “patrioti”?
 
"Essere patrioti oggi non vuol dire promuovere forme di isolamento, chiudersi o alzare muri, tutt'altro. Significa avvertire la necessità di valorizzare le proprie radici e la propria identità storica, difendendo l’interesse nazionale in un contesto globale complesso e in rapida evoluzione. Significa sostenere le eccellenze locali, le tradizioni enogastronomiche frutto di tradizioni secolari, le produzioni artigianali strettamente legate a singole peculiarità territoriali, proteggere lavoro e Pmi, custodire il folklore popolare dei nostri antenati e soprattutto avere il coraggio di dire che alcune scelte europee devono essere modificate. Il patriottismo moderno è responsabilità, non nostalgia. Negli anni è stata costruita un’Europa troppo distante dai cittadini, spesso più attenta ai vincoli finanziari che ai bisogni reali. Non siamo contro l’Europa, ma contro un modello che privilegia la tecnocrazia rispetto alla coesione sociale. L'Europa dei burocrati e dei banchieri, ad oggi, ha dimostrato di essere incapace di ascoltare i territori".
 
In questo scenario, Matteo Salvini e la Lega ridefiniscono il concetto di patriottismo? E come si inseriscono, a suo avviso, i movimenti identitari europei nel rapporto tra Stati nazionali e Unione Europea?
 
"La Lega ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito politico temi che per troppo tempo sono stati considerati marginali o addirittura scomodi: la sovranità nazionale, la difesa dei confini, la tutela delle identità locali e il rapporto tra cittadini e istituzioni europee. Matteo Salvini ha interpretato una domanda reale proveniente da una parte significativa della popolazione: quella di sentirsi rappresentata e protetta in un contesto globale spesso percepito come instabile e poco governato. I movimenti identitari europei, pur con differenze anche marcate tra loro, nascono da esigenze simili: riaffermare il valore delle comunità, delle tradizioni e delle specificità nazionali all’interno di un’Europa che rischia di uniformare troppo, perdendo il contatto con i territori. La sfida è costruire un equilibrio tra identità e cooperazione: un’Europa che sappia rispettare le differenze, valorizzarle e allo stesso tempo rafforzare la propria unità sui grandi temi strategici. Solo così si può parlare di un patriottismo moderno, consapevole e compatibile con una visione europea solida e credibile".
 
Parliamo di immigrazione. Il recente dibattito si è acceso anche sul termine “remigrazione”. Qual è la sua posizione?
 
"Il tema va affrontato con serietà, buonsenso e responsabilità. La gestione dei flussi migratori è una delicata sfida del nostro tempo e abbraccia la materia della sicurezza nazionale. Il punto non è il termine da utilizzare, ma la sostanza da considerare: chi non ha diritto a restare in Italia deve essere rimpatriato, mentre chi è regolare o rientra in casistiche di richieste indifferibili, necessarie o di particolare aiuto deve essere sostenuto e potersi integrare davvero. Ci sono meravigliose storie di integrazione che danno lustro alle nostre comunità ma ci sono anche storie di paura e di periferie pericolose. Bisogna evitare estremismi linguistici e concentrarsi sulle soluzioni concrete. Le priorità sono: controllo delle frontiere, accordi con i Paesi di origine e di transito e una gestione europea condivisa. I Paesi di primo approdo, come l'Italia, ma tendenzialmente quelli del Mediterraneo, non possono essere abbandonati. Servono regole chiare. Chi professa l'accoglienza più sfrenata molto spesso si disinteressa delle violenze degli scafisti, delle vittime di tratta, delle fasi successive rispetto all'approdo e ignora il triste destino di uomini e donne spesso invisibili che talvolta finiscono nelle maglie della criminalità organizzata. Una società civile ed evoluta non può assolutamente permetterlo. La tutela della dignità della persona deve muovere ogni iniziativa. Servono regole chiare, controlli e processi di integrazione per chi ha diritto ed ha reale interesse ad integrarsi rispettando le nostre leggi e la nostra società".
 
Assessore, lo slogan dell’evento richiama “padroni a casa nostra”. Come si declina concretamente questo principio?
 
"Vuol dire riportare al centro le politiche nazionali, senza subire imposizioni che non tengono conto delle specificità italiane. Si tratta di equilibrio: collaborare in Europa senza rinunciare alla difesa dei nostri interessi strategici, dall’energia all’industria. È impensabile un'Europa debole rispetto ai grandi temi geopolitici, commerciali, economici e sociali.
Nel grande mosaico internazionale l'Europa non è protagonista. Il comparto automotive, ad esempio, è uno dei pilastri della nostra industria. La posizione espressa più volte da Matteo Salvini e dalla Lega va nella direzione di una transizione ecologica che non sia ideologica ma pragmatica. L’obiettivo della sostenibilità ambientale è condivisibile, ma non può tradursi in scelte calate dall’alto che rischiano di mettere in crisi intere filiere produttive, migliaia di lavoratori e un patrimonio industriale costruito in decenni. Serve un approccio graduale e tecnologicamente neutrale: non solo elettrico, ma anche biocarburanti, idrogeno e soluzioni ibride. L’Europa dovrebbe accompagnare le imprese, non imporre scadenze rigide senza considerare le differenze tra i sistemi produttivi dei vari Paesi. In questo senso la Lega insiste sulla necessità di rivedere alcune scelte europee, come lo stop ai motori endotermici, per evitare effetti sociali ed economici devastanti".
 
Qual è il legame tra le politiche europee e lo sviluppo dei territori?
 
"È un legame diretto. I fondi europei e le regole comunitarie incidono su priorità, tempi e modalità degli investimenti. Parliamo indubbiamente di risorse importanti ma è necessario semplificare e rendere più flessibili questi strumenti, solo così è possibile accelerare su opere strategiche e ridurre i divari territoriali. È fondamentale rafforzare il principio di sussidiarietà, lasciando più spazio decisionale agli Stati membri su temi strategici. Allo stesso tempo, l’Europa deve tornare a essere uno strumento di opportunità, capace di dare risposte rapide su lavoro, crescita e sicurezza. Solo così i cittadini potranno tornare a sentirla realmente come una casa comune e non come un’istituzione distante".
 
Il tema dell’energia è sempre più centrale: quale strategia dovrebbe adottare l’Italia nei prossimi anni?
 
"L’energia è una delle più grandi sfide contemporanee. L’Italia deve puntare su un mix equilibrato: sviluppo delle fonti rinnovabili, investimenti in innovazione e, allo stesso tempo, tutela della sicurezza energetica nazionale. Non possiamo permetterci di dipendere completamente dall’estero né di affrontare la transizione ecologica senza gradualità. Serve pragmatismo: accompagnare il cambiamento senza penalizzare famiglie e imprese. Una politica energetica efficace deve garantire sostenibilità ambientale, ma anche competitività economica".
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