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Il mausoleo delle vedove

L'eredità di Arcore tra sacro, profano e scontrini

L'eredità di Arcore tra sacro, profano e scontrini

Silvio Berlusconi non è morto: è diventato un'immobiliare dello spirito, un catasto delle ambizioni dove il diritto di successione si misura in centimetri di vicinanza al feretro. In questo cimitero monumentale a cielo aperto che è il post-berlusconismo, il corpo del Cavaliere non riesce a raffreddarsi perché tenuto in vita dal calore dello scontro antropologico più antico del mondo: quella guerra tra "legittime" e "decadute" che trasforma la politica in un'appendice del diritto di famiglia. Il paradosso è tutto qui: un impero che si voleva liberale e moderno finisce per essere gestito come un feudo carolingio, dove la fedeltà al nome conta più del consenso, e dove due donne, baciate da una fortuna che avrebbe dovuto placare ogni appetito, preferiscono darsi battaglia sulle ceneri di un simbolo che non appartiene più a nessuna delle due.

La custode del simulacro

Da una parte c'è Marta Fascina, la "quasi moglie" che ha sublimato il lutto in una forma di misticismo politico. Il suo è il linguaggio della stabilità dinastica: si scherma dietro il volere di Marina e Pier Silvio per blindare una posizione che, senza il cognome del patriarca, evaporerebbe nello spazio di un mattino. Quando invoca "facce nuove", la Fascina non parla di rinnovamento democratico, ma di una epurazione estetica volta a cancellare chiunque ricordi un passato in cui lei non era ancora la sacerdotessa del tempio. Liquidare Francesca Pascale come qualcuno che "non conta niente" è l’atto di chi crede che il potere sia una proprietà privata, un gioiello di famiglia da non condividere con gli ospiti delle stagioni precedenti.

L’attivista del dissenso

Dall'altra parte risponde Francesca Pascale, che con la sciabola dell’ironia cerca di recidere il cordone ombelicale che la legava a quel mondo, pur continuando a orbitarvi intorno. La sua replica non è politica, è radiografia morale: sbattere in faccia alla rivale i "ventimila euro al mese" percepiti "sulle spalle degli italiani" significa spostare il piano dal cuore al portafogli, dal sentimento al registro contabile. È la vendetta di chi ha capito che in Forza Italia, oggi, l’unico modo per esistere è denunciare l’inconsistenza altrui.

Il partito-famiglia

Sullo sfondo, i figli, veri proprietari delle chiavi di casa, osservano questo teatro di marionette con la freddezza di chi deve far quadrare i conti di un’azienda chiamata Partito. Marina e Pier Silvio hanno trasformato Forza Italia in una holding della memoria, dove ogni mossa è giustificata dal "nome di Silvio", un brand che serve a tenere insieme i cocci di un mondo che non ha più una visione, ma solo un catalogo di ricordi. Il dramma di questa destra non è la mancanza di leader, ma l'eccesso di vedove. Finché la politica rimarrà una questione di testamenti e di rancori da salotto, il corpo di Berlusconi rimarrà esposto, conteso tra chi lo vuole imbalsamare per restare in sella e chi lo usa come clava per colpire chi è rimasto dentro il cerchio magico. Una danza macabra che conferma l'unica vera eredità del Cavaliere: aver trasformato la res publica in una lunghissima, ininterrotta puntata di una soap opera di Cologno Monzese.

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