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15.04.2026 - 20:55
Il Palazzo di Giustizia a Potenza
POTENZA – Si è tenuta ieri, presso il Tribunale del capoluogo lucano, una tappa decisiva del processo relativo alla tragica scomparsa di Luciano Lotito. Il Pubblico Ministero, Vincenzo Montemurro, ha formulato ufficialmente la richiesta di ergastolo nei confronti dell'imputato, Michele Sarli, ritenuto responsabile dell'investimento mortale avvenuto nell'estate del 2023. Secondo la tesi della Procura, l'episodio – consumatosi il 24 luglio al Pantano di Pignola – non sarebbe frutto di una fatalità, ma un omicidio volontario premeditato. Stando alla requisitoria di Montemurro, Sarli avrebbe travolto Lotito con la propria auto a seguito di accesi contrasti personali, abbandonandolo poi esanime sul ciglio della strada in contrada Molino. La vittima si arrese dopo una settimana di agonia nel reparto di rianimazione dell'ospedale San Carlo, il 30 luglio. A pesare sulla posizione di Sarli, oltre alla crudeltà dell'atto, vi sono le aggravanti del metodo mafioso e dei motivi abietti, che gli inquirenti riconducono a presunte divergenze legate al mondo del narcotraffico. Un dettaglio inquietante emerso dalle indagini riguarda il comportamento dell'imputato dopo il fatto: Sarli si sarebbe presentato da un carrozziere con i pezzi di ricambio già pronti per riparare i danni del sinistro, nel tentativo di occultare le prove. Il dibattimento, svoltosi nell’aula "Mario Pagano" davanti al collegio presieduto dal giudice Rosario Baglioni, ha messo in luce un clima di forti intimidazioni pregresse. Pare infatti che Lotito, prima del tragico evento, avesse già manifestato preoccupazione per le reiterate minacce subite dall'imputato. In aula erano presenti i legali delle parti civili: Roberto Acampora, in rappresentanza di cinque parti coinvolte; Filomena Pinto, per la compagna e i figli della vittima; Antonio Autilio, per la sorella. La difesa dell'imputato è invece affidata all'avvocato Fabio Di Ciommo.
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