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15.04.2026 - 10:34
Nei prossimi giorni si prevede un possibile, seppur lieve, calo dei prezzi alla pompa, in linea con la recente flessione delle quotazioni petrolifere. Tuttavia, anche in presenza di questa riduzione, i livelli resterebbero elevati in termini assoluti. Il riferimento considerato “normale” per riportare benzina e diesel su valori più sostenibili resta infatti intorno ai 70 dollari al barile, soglia ancora distante dalle attuali dinamiche di mercato. A fare il punto sulla situazione è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto ai microfoni di Radio24. Il ministro ha sottolineato come il governo stia monitorando attentamente l’andamento dei prezzi, rimandando a fine aprile ogni decisione su un’eventuale proroga del taglio delle accise. “Prorogare il taglio significa redistribuire un costo molto elevato sull’intera collettività”, ha spiegato Pichetto Fratin, quantificando l’onere in circa un miliardo di euro al mese. Una cifra che rende la misura difficilmente sostenibile nel lungo periodo senza ripercussioni sul bilancio pubblico. Il ministro ha inoltre chiarito che un intervento in deficit non è considerato percorribile: il rischio sarebbe quello di superare il limite del 3% fissato dai parametri europei, con possibili conseguenze negative sui tassi di interesse e sulla credibilità finanziaria del Paese. “Finirebbe per costare di più agli italiani”, ha aggiunto, indicando nei giorni tra il 28 e il 29 aprile il momento in cui verrà effettuata una valutazione definitiva, anche in base all’andamento dei prezzi delle forniture. L’aumento dei prezzi dei carburanti non incide soltanto sui bilanci delle famiglie, già appesantiti dai costi della mobilità quotidiana, ma rischia di avere effetti più ampi sull’intero sistema economico. In particolare, il trasporto merci — ancora fortemente dipendente dalla gomma — potrebbe subire rincari significativi, con un conseguente impatto sull’inflazione. Il caro gasolio, infatti, rappresenta una delle principali variabili di costo per la logistica e la distribuzione, e ogni aumento tende a riflettersi lungo tutta la filiera, fino al consumatore finale. Sul fronte degli approvvigionamenti, il ministro ha espresso una sostanziale tranquillità per quanto riguarda il gas, mentre ha segnalato possibili criticità nel comparto petrolifero. Non si tratterebbe, tuttavia, di una carenza generalizzata, bensì di difficoltà circoscritte a specifici segmenti. Tra questi, particolare attenzione è rivolta al jet fuel, il carburante per l’aviazione, la cui produzione dipende in larga parte dal Golfo Persico. Proprio questo prodotto ha registrato di recente le maggiori tensioni sul lato dell’offerta, determinando situazioni di criticità in alcuni contesti. “Si tratta comunque di problemi settoriali e specifici, sui quali dobbiamo intervenire”, ha precisato Pichetto Fratin, lasciando intendere che il governo è pronto a monitorare e gestire eventuali squilibri senza allarmismi generalizzati.
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