IL MATTINO
cultura
04.04.2026 - 17:00
Un grande classico del cinema ha raccontato in maniera straordinaria la figura di Cristo nella sua regalità e nella sua dimensione storica. La Pasqua assume un significato più profondo rispetto alla tradizione religiosa e culturale dell’ebraismo, in cui si ricorda l’Esodo e la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. È la salvezza la parola chiave, è il sacrificio d’amore che sovverte tutte le logiche umane. Gesù è un condannato alla pena capitale in una società gerarchica e soprattutto dominata dai dottori della legge e da una religiosità rigida e prescrittiva. Nel momento più drammatico raggiunge una gloria non temporanea, ma eterna. Non è l’odio a vincere, ma l’amore verso i propri carnefici. È un messaggio che include e che può essere apprezzato universalmente. “Non possiamo non dirci cristiani” è un pensiero straordinario di Benedetto Croce, padre del pensiero laico e liberale. Esiste, infatti, un cristianesimo radicato nella nostra società che ha prodotto valori imprescindibili quali la libertà, la sacralità della vita, l’uguaglianza di genere e la solidarietà. Il racconto della Passione è sempre contemporaneo ed è una suggestiva rappresentazione teatrale di complesse tipologie umane. Pietro è l’emblema del pentimento, le sue lacrime sono eloquenti e si radicano pienamente nella speranza cristiana. Giuda è il traditore senza scrupoli che finisce in disgrazia. Il buon ladrone è un personaggio chiave che implora ed ottiene il perdono nonostante le sue gravi colpe. La narrazione è avvincente ed è straordinario il finale: un sepolcro vuoto ed un corpo risorto. Una storia unica alla base delle nostre radici europee in cui tutti siamo presenti, nessuno escluso. Stupenda la ritualità liturgica che scandisce sapientemente ogni momento e che ha visto protagonista il nostro Pontefice Leone XIV nella lavanda dei piedi e nella reposizione del Santissimo Sacramento. Solennità e bellezza, la parte migliore di noi, un antidoto efficace alla violenza ed alla guerra devastante.
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