IL MATTINO
Il Tramonto dei Custodi
24.03.2026 - 19:46
Nelle ore in cui il silenzio dei corridoi di via Arenula si fa pesante come una sentenza passata in giudicato, le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi smettono di essere un semplice inciampo parlamentare per farsi epitaffio di una stagione. Non è stato il nobile attrito delle idee a consumare il divorzio, né una raffinata divergenza sulla separazione delle carriere. A far crollare l’impalcatura della Giustizia è stato un micidiale intreccio di sconfitta popolare e opacità relazionale: un mix di urne svuotate dal "No" referendario e di tavole imbandite all’ombra del "Baffo", la steakhouse di Ostia che ha trasformato il rigore istituzionale in un imbarazzante caso di vicinato con l'antistato.
Il Verdetto delle Urne e l'Hybris della Parola
Il primo atto della caduta si è consumato nel segreto della cabina elettorale. La riforma della Giustizia, sbandierata come il vessillo di un nuovo ordine garantista o muscolare a seconda della convenienza, è naufragata sotto il peso di un "No" che non ha ammesso repliche. Per Giusi Bartolozzi, magistrata abituata alla precisione chirurgica del codice, quel risultato è stato uno specchio infranto. Le sue esternazioni precedenti, giudizi tranchant e non privi di una certa alterigia verso il sentire comune, sono tornate a galla con la forza di un riflusso tossico. La sua scrittura, che avrebbe dovuto spiegare le radici sociali del diritto, si era fatta col tempo un esercizio di severità asettica, percepita come distante, se non sprezzante, verso un’opinione pubblica che alla fine ha presentato un conto salatissimo. Ma la politica, si sa, sopravvive spesso ai suoi fallimenti normativi. Ciò a cui non sopravvive è la perdita della gravitas. Mentre il Ministro Carlo Nordio, con quella sua flemma veneta che solitamente funge da scudo termico, tentava l'azzardo della blindatura, assicurando che i suoi sottosegretari "sarebbero rimasti lì" nonostante la bufera la realtà preparava un agguato in un luogo che nulla aveva di solenne: una bisteccheria del litorale romano.
L'Interdittiva e il Socio Scomodo
Il caso della steakhouse "Il Baffo" non è la cronaca di una cena inopportuna, ma la fotografia di un’abitudine che si è fatta legame. Le immagini che ritraggono Delmastro e Bartolozzi come frequentatori assidui di quel locale hanno squarciato il velo dell'opportunità. Che un Sottosegretario alla Giustizia fosse persino socio di un’attività colpita da interdittiva antimafia e successivamente chiusa per infiltrazioni malavitose, non è un dettaglio: è il punto di non ritorno. Qui l'analisi etica si fa severa e inevitabile. Come può il custode dei sigilli, l'uomo del "rigore" contro ogni forma di illegalità, condividere interessi economici e tempo libero in un perimetro dove lo Stato ha dovuto intervenire con la scure della prevenzione antimafia? È un paradosso che annulla la funzione stessa del dicastero. Il "Baffo" non è stato un rifugio privato, ma il palcoscenico di una promiscuità che ha reso la permanenza a via Arenula un insulto alla magistratura e ai cittadini onesti.
Il Bluff di Nordio e la Resa Necessaria
Il "rimarranno lì" di Nordio risuona oggi come l'eco di una leadership che ha smarrito il contatto con il Transatlantico e con la strada. Difendere l'indifendibile non è un atto di coraggio, ma di cecità politica. Mentre il Guardasigilli spendeva il suo prestigio per proteggere i suoi fedelissimi, le visure camerali e le foto rubate raccontavano di una Giustizia che, prima di emettere decreti, sedeva a tavola con chi quei decreti doveva subirli. Inaccettabile non è solo l'errore di valutazione, ma la pervicacia nel negare l'evidenza. La riforma, che nelle intenzioni doveva segnare il solco del nuovo corso, è rimasta schiacciata tra il grasso di una costata e il fango di un litorale commissariato. Le dimissioni, giunte come una ritirata forzata e priva di gloria, sono l'unica moneta rimasta per pagare un debito di credibilità ormai fuori controllo.
Un Futuro da Ricostruire
Delmastro e Bartolozzi lasciano un vuoto che è prima di tutto reputazionale. Se ne vanno portando con sé il sapore amaro di una stagione che ha confuso la confidenza del socio con la distanza del servitore dello Stato. La Giustizia italiana volta pagina, ma il monito resta: non c’è riforma che tenga se chi la scrive non possiede quella trasparenza che deve essere, prima di ogni altra cosa, una forma di igiene quotidiana. Il "Baffo" ha chiuso, e con lui è calato il sipario su un’illusione di integrità che non ha retto alla prova della realtà. Rimane ora da capire se Nordio potrà sopravvivere a questo naufragio.
edizione digitale
I più letti
Il Mattino di foggia