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L'INTERVISTA | “Non restare indietro”: la chiamata di Galella (FdI) alla Basilicata

Dalla riforma della giustizia al ruolo dell’intelligenza artificiale, passando per la tenuta della coalizione regionale e le criticità della città di Potenza: Alessandro Galella - consigliere regionale di Fratelli d'Italia - traccia un quadro ampio delle priorità politiche, indicando nella stabilità di governo e nell’innovazione le leve fondamentali per il futuro della Basilicata

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Alessandro Galella

Consigliere Galella, il 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati ad esprimersi per il referendum sulla riforma della giustizia. A suo parere è una riforma importante per il futuro del Paese?

"Ogni esercizio di democrazia, come per l'appunto un referendum è fondamentale. Questo, in particolare, rappresenta un passaggio decisivo per restituire fiducia alla giustizia italiana. Dire Sì significa sostenere una riforma che punta alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, un principio di civiltà giuridica presente in tutte le grandi democrazie occidentali. Significa dire basta al peso eccessivo delle correnti, che talvolta negli anni hanno condizionato il sistema e danneggiato la percezione della giustizia. Vogliamo processi capaci di tutelare indistintamente tutte le parti coinvolte, senza logiche di appartenenza. Senza calcoli e senza il sospetto di qualsivoglia retropensiero. La giustizia giusta non è solo un gioco di parole ma è una condizione imprescindibile, a volte ed è ampiamente dimostrato, la giustizia è stata superficiale e disattenta. Il Sì significa sostenere un cambiamento necessario e strutturale."

Qual è oggi lo stato di salute della coalizione che governa la Basilicata?

"C’è una coalizione che ha dimostrato di saper affrontare sfide complesse con serietà e concretezza. Stiamo lavorando su temi strategici come sanità, infrastrutture, sviluppo economico, agricoltura e transizione tecnologica, mettendo al centro l’interesse dei lucani e provando a contrastare, con ogni strumento possibile, il fenomeno dello spopolamento, che è comunque legato a dinamiche nazionali complesse. Il presidente Vito Bardi, sin dal suo insediamento, ha dovuto governare in un contesto straordinariamente complesso: la pandemia, la guerra in Ucraina con le inevitabili ricadute economiche, la crisi energetica e quella idrica. In ogni circostanza emergenziale ha dimostrato senso delle istituzioni, equilibrio, pragmatismo e capacità di assumere decisioni anche difficili. Possiamo discutere, confrontarci e migliorare ancora, ma un dato è oggettivo: la Basilicata oggi ha una guida stabile e una maggioranza che lavora con continuità. I fatti, più delle polemiche, parlano chiaro."

Che ruolo sta giocando Fratelli d’Italia all’interno della coalizione di governo regionale?

"Siamo la prima forza di governo, radicata sul territorio, con amministratori che ascoltano quotidianamente le esigenze delle comunità. Il nostro contributo non si limita al sostegno dell’azione di governo, ma si traduce in proposte concrete. L’obiettivo è rafforzare sempre più l’azione della coalizione, in coerenza con i valori identitari che ci contraddistinguono e con il mandato ricevuto dagli elettori."

Tra le sue proposte politiche che hanno suscitato maggiore interesse c’è l’istituzione di un’Agenzia regionale per l’Intelligenza Artificiale. Perché è una priorità per la Basilicata?

"L’Intelligenza Artificiale non è il futuro: è già il presente e sta trasformando radicalmente economie, pubbliche amministrazioni e modelli produttivi. Se la Basilicata vuole essere competitiva, attrattiva e moderna deve scegliere di stare dentro questa trasformazione, non subirla. L’istituzione di un’Agenzia regionale per l’IA rappresenterebbe uno strumento strategico per coordinare politiche, intercettare fondi nazionali ed europei e costruire una vera visione di lungo periodo. Non si tratterebbe di creare un organismo simbolico, ma una cabina di regia capace di mettere in rete università, centri di ricerca, imprese e pubblica amministrazione. Ma tutto questo deve andare di pari passo con investimenti seri in infrastrutture tecnologiche, ricerca, data center, connettività e formazione. Senza queste basi, il rischio è restare ai margini e non possiamo permettercelo. Esistono modelli virtuosi, in Italia e all’estero, che dimostrano come territori anche non metropolitani possano diventare poli di innovazione se guidati da una visione chiara. La nostra regione ha dimensioni che possono diventare un vantaggio competitivo: sperimentare, innovare e creare ecosistemi agili è più semplice in contesti coesi. Serve una scelta politica netta, lungimiranza e il coraggio di investire oggi per costruire il lavoro e lo sviluppo di domani."

Venendo alla città di Potenza, il recente cambio dei sensi di marcia ha sollevato forti polemiche. Da coordinatore cittadino di FdI, all'opposizione in Consiglio comunale, come valuta questa scelta?

"Purtroppo siamo di fronte a un’amministrazione che non appare all’altezza delle sfide della città. Il cambio dei sensi di marcia è l’ennesima dimostrazione di una gestione improvvisata, scollegata dalla realtà quotidiana dei cittadini. Una scelta che ha prodotto disagi evidenti e un malcontento diffuso. Si ha l’impressione che l'attuale amministrazione viva di progettualità ereditate dal passato, mentre le iniziative proprie, come questa, si rivelano un fallimento. A questo si aggiunge la figuraccia istituzionale delle dimissioni-lampo dell’assessore Falotico, rientrate dopo appena 24 ore a seguito di un colloquio con il sindaco Vincenzo Telesca. E allora la domanda è inevitabile: dov’è la coerenza? dov’è la dignità politica? dov’è la credibilità di un’amministrazione che tratta incarichi pubblici come strumenti di tattica personale? Governare una città come Potenza richiede visione, ascolto e competenza. Oggi tutto questo manca. Basti pensare ai clamorosi tagli nell'ultimo documento finanziario. Potenza merita il prestigio di un vero capoluogo di regione, merita servizi efficienti e scelte condivise, non decisioni calate dall’alto."

Un ruolo centrale per il futuro della regione lo gioca anche l’Università della Basilicata. Serve una svolta?

"Assolutamente sì. L’Università degli Studi della Basilicata deve diventare sempre di più un baluardo contro lo spopolamento e la fuga dei cervelli. Serve una svolta culturale e strategica: più connessione con il mondo produttivo, più ricerca applicata, più innovazione e una forte attrattività nazionale e internazionale. L’università deve essere il luogo dove i giovani scelgono di restare perché vedono opportunità concrete, non un passaggio obbligato prima di andare via o nei casi peggiori una tappa da evitare immediatamente dopo il diploma. Serve promozione, servono collegamenti sempre più performanti. L'Unibas può e deve contribuire alla crescita della nostra terra e rappresenta un valore aggiunto. Regione, ateneo e imprese devono lavorare insieme per costruire percorsi formativi coerenti con le esigenze del territorio e del mercato del lavoro."

Guardando avanti, come immagina la Basilicata e il capoluogo del futuro?

"Immagino una Basilicata in cui sviluppo economico e coesione sociale possano finalmente procedere insieme, senza paure e senza il peso di un’eccessiva burocrazia. Una regione viva e dinamica, capace di diventare terreno fertile per startup, innovazione e nuove opportunità. I giovani non chiedono assistenzialismo, chiedono opportunità, meritocrazia e prospettive. Il nostro compito è creare le condizioni affinché scegliere di restare, o di tornare, diventi una possibilità concreta e non un atto di coraggio. Per Potenza immagino – e lavoro ogni giorno dai banchi del Consiglio regionale per rendere concreta questa visione – un grande progetto di rigenerazione urbana: il recupero degli edifici storici abbandonati e degradati, interventi di restauro e ammodernamento di ampio respiro, la riqualificazione degli spazi pubblici e l’implementazione di servizi moderni ed efficienti. Una città vitale e attrattiva, che torni ad essere punto di riferimento per l’intera regione. È una sfida ambiziosa, ma possibile. A condizione che ci sia una classe dirigente all’altezza delle responsabilità e delle aspettative dei cittadini."

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