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L'ombra del dragone sotto il "Sole" varesino

Il sistema Dini e la servitù invisibile

Il sistema Dini e la servitù invisibile

Non è solo una questione di fatture, di bilanci che quadrano o di parentele ingombranti. L’inchiesta che vede indagato Andrea Dini, patron della Diva Srl e cognato del governatore lombardo Attilio Fontana, scoperchia un vaso di Pandora che va ben oltre la cronaca giudiziaria. È la fotografia nitida, quasi brutale, di un modello economico che ha smesso di guardare in faccia le persone per concentrarsi esclusivamente sulla velocità della filiera. Al centro dell’indagine della Procura di Milano c’è l’accusa di caporalato. Ma non quello dei campi riarsi del Sud, fatto di baracche e taniche d’acqua sotto il sole. Questo è un caporalato "industriale", evoluto, che si muove tra i capannoni della laboriosa provincia lombarda. Un sistema di subappalti a cascata dove, in fondo alla catena alimentare, si trovano operai di origine cinese costretti a turni massacranti, privi di tutele, in un regime di sfruttamento che la Guardia di Finanza definisce sistemico.

La piramide del lusso e la base di fango

Il paradosso è tutto qui: da una parte l’eccellenza del Made in Italy, quella Diva Srl che produce abbigliamento di alta gamma (tra cui il celebre marchio Paul & Shark); dall'altra, laboratori-dormitorio dove il tempo è scandito dal ritmo delle macchine da cucire, dodici, quattordici ore al giorno. Sotto il profilo sociologico, il caso Dini rivela la frattura etica del capitalismo contemporaneo. La ricerca ossessiva del minor costo di produzione spinge le aziende a esternalizzare non solo il lavoro, ma anche la responsabilità morale. "Non sapevo", è la difesa classica. Ma è possibile non accorgersi che un prezzo troppo basso nasconde sempre una violazione dei diritti umani? Perché esiste l'invisibilità sociale. Gli operai sfruttati non esistono per la comunità locale. Abitano e lavorano negli stessi spazi, separati dal resto del mondo da un muro di silenzio e barriere linguistiche. Ma chi utilizza manodopera a costi stracciati non colpisce solo i lavoratori uccide le imprese oneste che non possono competere con i prezzi del "sommerso".

Un'analisi oltre il cognome

Certamente, il legame familiare con il Presidente della Regione Lombardia aggiunge una pressione politica e mediatica inevitabile. Tuttavia, soffermarsi solo sul "cognato di" rischierebbe di far perdere di vista il problema strutturale. La vicenda Dini è il sintomo di una patologia del sistema moda e manifatturiero: una bulimia produttiva che digerisce i corpi degli ultimi per alimentare le vetrine del lusso. L'indagine milanese ci costringe a chiederci quanto siamo disposti a chiudere gli occhi davanti alla "servitù volontaria" (o forzata) che sostiene parte del nostro benessere. La cronaca di questi giorni non racconta solo un presunto reato, ma interroga la nostra coscienza collettiva su cosa significhi oggi, realmente, produrre valore in Italia.

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