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10.03.2026 - 11:38
immagine di repertorio
Sono poco più di 36.400 le donne che hanno affrontato nel 2024 il loro percorso di uscita dalla violenza con l'aiuto dei Centri antiviolenza. Il 39,7%, circa 14.450, ha indicato di avere subìto violenza economica, come per esempio l'impossibilità di usare il proprio reddito o di conoscere l'ammontare del denaro disponibile in famiglia; in altri casi invece le donne sono escluse dalle decisioni su come gestire il denaro familiare. Elevatissimo il numero di figli che assistono alla violenza subita dalla propria madre (79,2% delle vittime che hanno figli). Nel 24,7% dei casi, i figli stessi delle vittime subiscono violenza da parte del maltrattante. È quanto emerge dal dal rapporto Istat sui centri antiviolenza e le donne che hanno iniziato un percorsi di uscita dalla violenza nel 2024. Sostanzialmente stabile, rispetto all'anno precedente, il numero dei Centri. Sono 409 quelli attivi nel 2024, +1,2% rispetto al 2023 e +45,6% rispetto al 2017 (anno della prima Indagine), quando erano 281. I Centri che hanno risposto all'indagine sono 364, con un tasso di risposta stabile rispetto al 2023. I dati a cui si fa riferimento di seguito sono calcolati sui CAV rispondenti. Sono 193 i Cav che operano anche attraverso sportelli territoriali, oltre la metà (53%) dei Cav rispondenti, per un totale di 702 sportelli territoriali, in media quattro per ogni Cav con sportelli. Sono 6.994 le lavoratrici che sostengono le attività dei Cav. In calo il peso dell'apporto volontario (48,5%), che nel 2017 era del 56,1%. Si sono rivolte ai Cav 61.370 donne, in media 169 donne per Centro, con valori più alti nel Nord-ovest (241) e nel Nord-est (238) e più bassi nel Sud (72). Nel 94,8% dei Cav vengono applicati strumenti e metodologie per la valutazione del rischio, valore in miglioramento nel tempo. Nel 2017 era pari all'82,2%. Solo il 18,7% dei provvedimenti di allontanamento o divieti di avvicinamento e/o di ammonimento sono stati ottenuti entro 7 giorni, un ulteriore 20,2% tra gli 8 e i 14 giorni, un dato stabile nel tempo. La quota restante ha richiesto un tempo maggiore che nel 12,3% dei casi ha superato i due mesi. Aumenta nel tempo il numero di donne con disabilità che si rivolgono ai Cav. Erano circa 1.150 nel 2020 e arrivano a più di 2.800 nel 2024, con un incremento del 145%. Il 5,3% ha una difficoltà di tipo sensoriale, il 13,0% una difficoltà motoria, il 14,7% una difficoltà intellettiva e il 73,6% ha un'altra tipologia di difficoltà. Rispetto al totale delle donne, per quelle con disabilità si osserva una percentuale maggiore di violenze perpetrate da un altro familiare o parente (16,7% contro il 10,7% del totale delle donne) e di quelle subite fuori dall'ambito familiare e di coppia (14,5% contro il 9,7%). Sono poco più di 9.800 le donne straniere, mediamente molto più giovani delle italiane, che nel corso del 2024 stanno facendo un percorso di uscita della violenza. Le straniere sono più di frequente vittime di violenze fisiche e sessuali: il 75,4% ha subìto una violenza fisica, il 55,9% una minaccia, il 14,4% ha subìto uno stupro o tentato stupro; a queste va aggiunto il 15,6% di donne che ha subìto altre tipologie di violenze sessuali. La strada per raggiungere gli obiettivi del percorso di uscita dalla violenza è più impervia se le donne non sono economicamente autonome e se non hanno una rete familiare o amicale di supporto. Al contrario, le donne sono facilitate a realizzare gli obiettivi del percorso di uscita dalla violenza se non hanno figli o se i figli non sono coinvolti nella violenza, se la durata della violenza è più breve e meno grave e soprattutto se hanno una continuità di percorso con i Cav che dura da più anni. Nel 2024 le donne vittime di violenza hanno potuto contare su un'offerta di 409 Centri antiviolenza attivi sul territorio italiano, distribuiti nel 37,2% dei casi nel Nord (22% nel Nord-ovest, 15,2% nel Nord-est), nel 30,6% nel Sud (125 Cav), nel 21% nel Centro (86 Cav) e nell'11,2% nelle Isole (46 Cav). Le regioni in cui si concentra il maggior numero di Cav attivi, in termini assoluti, sono la Campania (64, pari al 15,6% del totale, la Lombardia (57, 13,9%) e il Lazio con 45 che rappresentano l'11% del totale in Italia. Rapportando i Centri attivi alla popolazione femminile residente, l'offerta di Centri antiviolenza in Italia è pari a 0,14 ogni 10mila donne (Figura 1), più alta nel Sud (0,18) e più bassa nel Nord-ovest (0,11) e Nord-est (0,11). In linea con il valore nazionale l'offerta nel Centro e nelle Isole (0,14 per entrambi).
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