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04.03.2026 - 20:33
La mammella si conferma la sede più frequente (55.900 casi), seguita dal polmone (43.500, di cui 16.440 nelle donne), dal colon-retto (41.700, di cui 18.900 nel sesso femminile) e dalla prostata (31.200), che resta il tumore più diffuso tra gli uomini. Il quadro generale restituisce segnali incoraggianti: nel periodo pre-pandemico si è registrata una riduzione dell’incidenza e della mortalità negli uomini (rispettivamente -1,9% e -1,8% l’anno), mentre nelle donne la mortalità è diminuita (-0,6%) e l’incidenza è rimasta sostanzialmente stabile. Anche la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è in miglioramento (+0,54% l’anno negli uomini e +0,39% nelle donne). Eppure, in questo scenario positivo, emerge un dato che pesa come un macigno: permane un divario del 5% nella sopravvivenza a cinque anni a sfavore del Sud e delle Isole rispetto al Centro-Nord. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha parlato di “risultato straordinario” legato all’eccellenza dei centri oncologici e alla diffusione degli screening, ma ha riconosciuto che il gap territoriale resta un nodo critico. Nonostante i progressi siano diffusi su tutto il territorio nazionale, la distanza non si è colmata. Secondo Airtum, il differenziale non può essere spiegato solo con l’organizzazione sanitaria. Incidono anche i cambiamenti negli stili di vita. Per decenni il Sud aveva beneficiato di un “vantaggio di salute”, legato in particolare alla maggiore aderenza alla dieta mediterranea e a una minore diffusione di alcuni fattori di rischio. Oggi questo vantaggio si sta erodendo. Nel Mezzogiorno si registra: aumento della sedentarietà; minore adesione alla dieta mediterranea; maggiore diffusione di sovrappeso e obesità. Un cambiamento che contribuisce alla perdita di terreno rispetto al Centro-Nord. Il dato sul tumore al polmone è emblematico: mentre negli uomini l’incidenza diminuisce (-2,5%), nelle donne aumenta (+2,3%), riflettendo una maggiore diffusione del tabagismo femminile. Più in generale, i tumori fumo-correlati migliorano tra gli uomini ma peggiorano tra le donne. Alcuni segnali restano positivi. L’incidenza dei tumori di fegato, colon-retto e stomaco è in calo in entrambi i sessi, un risultato che riflette l’efficacia delle campagne di prevenzione, della riduzione del consumo di alcol, del contrasto agli agenti infettivi e della diffusione degli screening. In aumento, invece, il melanoma cutaneo (+6,4% l’anno nelle donne e +5,2% negli uomini), un dato che richiama l’attenzione sulla prevenzione primaria e sulla diagnosi precoce. La sopravvivenza a cinque anni resta più alta nelle donne (74,1%) rispetto agli uomini (70,7%), confermando un differenziale di genere già noto. Un capitolo a parte riguarda l’oncologia pediatrica. Nel decennio 2008-2017 sono stati registrati 17.322 casi tra bambini e adolescenti. Nella fascia 0-14 anni l’incidenza è risultata stabile (166,8 casi per milione l’anno) e la sopravvivenza a cinque anni ha raggiunto l’85%, in aumento di due punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Negli adolescenti (15-19 anni) l’incidenza è stata di 294,3 casi per milione l’anno, con un aumento dei carcinomi tiroidei e dei melanomi. Anche qui la sopravvivenza è migliorata, passando dall’87% all’89%. Un dato significativo: in ambito pediatrico non emergono differenze territoriali, segno che la rete nazionale dei centri specializzati funziona in modo più omogeneo. Il quadro tracciato da Airtum suggerisce con chiarezza una priorità: rafforzare le politiche di prevenzione e di accesso equo alle cure, con particolare attenzione al Sud e alle Isole. Il divario del 5% nella sopravvivenza non è solo una percentuale statistica. È il riflesso di differenze nei percorsi diagnostici, nei tempi di accesso agli screening, nella continuità assistenziale e, più in generale, nelle condizioni socio-economiche. Se l’Italia può rivendicare progressi importanti nella lotta ai tumori, la vera sfida dei prossimi anni sarà ridurre le disuguaglianze territoriali. Perché i numeri raccontano un Paese che migliora, ma non ancora un Paese che migliora allo stesso modo ovunque.
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