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Patologie oncologiche, Sud e Isole indietro: la sopravvivenza è 5 punti sotto la media nazionale

Nel 2025 in Italia sono stati stimati 362.100 nuovi casi di tumore maligno. Un numero imponente, che racconta la dimensione della sfida oncologica nel Paese ma anche i progressi compiuti negli ultimi anni. A fare il punto sono i dati epidemiologici presentati al ministero della Salute dall’Associazione italiana dei registri tumori (Airtum), elaborati su oltre tre milioni di casi raccolti da 34 registri che coprono circa l’80% della popolazione

Patologie oncologiche, Sud e Isole indietro: la sopravvivenza è 5 punti sotto la media nazionale

La mammella si conferma la sede più frequente (55.900 casi), seguita dal polmone (43.500, di cui 16.440 nelle donne), dal colon-retto (41.700, di cui 18.900 nel sesso femminile) e dalla prostata (31.200), che resta il tumore più diffuso tra gli uomini. Il quadro generale restituisce segnali incoraggianti: nel periodo pre-pandemico si è registrata una riduzione dell’incidenza e della mortalità negli uomini (rispettivamente -1,9% e -1,8% l’anno), mentre nelle donne la mortalità è diminuita (-0,6%) e l’incidenza è rimasta sostanzialmente stabile. Anche la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è in miglioramento (+0,54% l’anno negli uomini e +0,39% nelle donne). Eppure, in questo scenario positivo, emerge un dato che pesa come un macigno: permane un divario del 5% nella sopravvivenza a cinque anni a sfavore del Sud e delle Isole rispetto al Centro-Nord. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha parlato di “risultato straordinario” legato all’eccellenza dei centri oncologici e alla diffusione degli screening, ma ha riconosciuto che il gap territoriale resta un nodo critico. Nonostante i progressi siano diffusi su tutto il territorio nazionale, la distanza non si è colmata. Secondo Airtum, il differenziale non può essere spiegato solo con l’organizzazione sanitaria. Incidono anche i cambiamenti negli stili di vita. Per decenni il Sud aveva beneficiato di un “vantaggio di salute”, legato in particolare alla maggiore aderenza alla dieta mediterranea e a una minore diffusione di alcuni fattori di rischio. Oggi questo vantaggio si sta erodendo. Nel Mezzogiorno si registra: aumento della sedentarietà; minore adesione alla dieta mediterranea; maggiore diffusione di sovrappeso e obesità. Un cambiamento che contribuisce alla perdita di terreno rispetto al Centro-Nord. Il dato sul tumore al polmone è emblematico: mentre negli uomini l’incidenza diminuisce (-2,5%), nelle donne aumenta (+2,3%), riflettendo una maggiore diffusione del tabagismo femminile. Più in generale, i tumori fumo-correlati migliorano tra gli uomini ma peggiorano tra le donne. Alcuni segnali restano positivi. L’incidenza dei tumori di fegato, colon-retto e stomaco è in calo in entrambi i sessi, un risultato che riflette l’efficacia delle campagne di prevenzione, della riduzione del consumo di alcol, del contrasto agli agenti infettivi e della diffusione degli screening. In aumento, invece, il melanoma cutaneo (+6,4% l’anno nelle donne e +5,2% negli uomini), un dato che richiama l’attenzione sulla prevenzione primaria e sulla diagnosi precoce. La sopravvivenza a cinque anni resta più alta nelle donne (74,1%) rispetto agli uomini (70,7%), confermando un differenziale di genere già noto. Un capitolo a parte riguarda l’oncologia pediatrica. Nel decennio 2008-2017 sono stati registrati 17.322 casi tra bambini e adolescenti. Nella fascia 0-14 anni l’incidenza è risultata stabile (166,8 casi per milione l’anno) e la sopravvivenza a cinque anni ha raggiunto l’85%, in aumento di due punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Negli adolescenti (15-19 anni) l’incidenza è stata di 294,3 casi per milione l’anno, con un aumento dei carcinomi tiroidei e dei melanomi. Anche qui la sopravvivenza è migliorata, passando dall’87% all’89%. Un dato significativo: in ambito pediatrico non emergono differenze territoriali, segno che la rete nazionale dei centri specializzati funziona in modo più omogeneo. Il quadro tracciato da Airtum suggerisce con chiarezza una priorità: rafforzare le politiche di prevenzione e di accesso equo alle cure, con particolare attenzione al Sud e alle Isole. Il divario del 5% nella sopravvivenza non è solo una percentuale statistica. È il riflesso di differenze nei percorsi diagnostici, nei tempi di accesso agli screening, nella continuità assistenziale e, più in generale, nelle condizioni socio-economiche. Se l’Italia può rivendicare progressi importanti nella lotta ai tumori, la vera sfida dei prossimi anni sarà ridurre le disuguaglianze territoriali. Perché i numeri raccontano un Paese che migliora, ma non ancora un Paese che migliora allo stesso modo ovunque.

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