IL MATTINO
Storie
04.03.2026 - 19:56
C’è una notte di Capodanno a Napoli in cui le risate si confondono con le urla, i botti con le ferite, le promesse del nuovo anno con il peso insopportabile di ciò che non cambia mai.
È la notte immaginata da Giuseppe Patroni Griffi, ed è la notte che torna a vivere in teatro il 19 marzo alle 21.00 a Botticino con "Persone naturali e strafottenti", l’opera più controversa, e tra le più amate, del grande autore napoletano, oggi interpretata da Marisa Laurito insieme a Giancarlo Nicoletti, Guglielmo Poggi e Livio Beshir, e portata da loro in scena dal 2022 con successo.
Quando il testo debutta nel 1974, l’Italia è un Paese che sta ancora facendo i conti con le scosse del Sessantotto.
Le piazze hanno gridato libertà, i costumi stanno cambiando, ma le coscienze restano spesso intrappolate in antiche ipocrisie. In questo clima teso e febbrile, Patroni Griffi porta in scena ciò che molti preferirebbero non vedere: l’omosessualità dichiarata, il desiderio senza veli, la marginalità, la rabbia di chi vive ai bordi della società.
Lo fa senza indulgenza e senza compiacimento, con una scrittura che mescola realismo brutale e improvvise accensioni poetiche.
L’appartamento napoletano in cui si svolge la vicenda diventa una sorta di acquario umano. Fuori esplodono i fuochi d’artificio, dentro si consumano solitudini che bruciano più forte della polvere da sparo.
Donna Violante, ex serva in un bordello e padrona di casa, è un personaggio che oscilla tra grottesco e tragedia: materna e feroce, ridicola e struggente. Accanto a lei si muove Mariacallàs, figura eccentrica e dolente, sospesa tra ironia tagliente e disperazione. Poi arrivano Fred, giovane studente omosessuale che sogna una vita libera dalla paura, e Byron, scrittore nero attraversato da un rancore che sa di umiliazione e rivalsa.
Quattro esistenze che si urtano, si feriscono, si cercano.
Quattro “persone naturali e strafottenti” che, per un gioco del destino, finiscono per condividere la propria solitudine.
La notte si accende di liti, recriminazioni, desideri repressi, violenze. Ma anche di confessioni inattese, di fragilità che si scoprono sotto la scorza del cinismo. Patroni Griffi non giudica i suoi personaggi: li espone, li lascia parlare, li rende scandalosamente vivi.
È questa la forza di un’opera che al debutto fece discutere e scandalizzò una parte del pubblico. La lingua è spudorata, i temi sono espliciti, la morale resta sospesa.
Eppure, a oltre cinquant’anni di distanza, il testo conserva un’attualità sorprendente.
Le questioni dell’identità, della discriminazione, della libertà individuale e della solitudine urbana non appartengono solo agli anni Settanta: parlano con la stessa urgenza al nostro presente.
Giuseppe Patroni Griffi, scrittore, drammaturgo e regista tra i più raffinati del secondo Novecento, ha attraversato letteratura, teatro e cinema con uno stile inconfondibile, elegante e crudele insieme.
Nei suoi lavori ha raccontato la fragilità dei sentimenti, l’ambiguità dei rapporti umani, la tensione costante tra desiderio e convenzione sociale.
Persone naturali e strafottenti rimane il suo manifesto più audace: un testo capace di fondere tragicommedia, grottesco e lirismo in un equilibrio instabile e potentissimo.
Il nuovo allestimento punta su un cast eterogeneo e non convenzionale.
Marisa Laurito, artista dalla lunga esperienza teatrale e televisiva, affronta un ruolo complesso, fatto di eccessi e vulnerabilità. Accanto a lei, Giancarlo Nicoletti, Guglielmo Poggi e Livio Beshir danno corpo a personaggi che chiedono agli interpreti coraggio e verità, senza possibilità di nascondersi.
Non è solo una ripresa di repertorio.
È un ritorno necessario. Perché in quella stanza napoletana, tra risate amare e silenzi improvvisi, c’è ancora qualcosa che ci riguarda.
E mentre fuori si festeggia l’inizio di un nuovo anno, dentro si consuma la battaglia eterna tra ciò che siamo e ciò che il mondo ci permette di essere.
edizione digitale
I più letti
Il Mattino di foggia