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03.03.2026 - 09:56
In Basilicata le compagnie petrolifere, da Total a Shell, ingrassano con l’estrazione del petrolio e il territorio s’impoverisce e si degrada. «Se vogliono raccontarci che l’inquinamento prodotto da grandi colossi del settore oil & gas in Italia è tutto una favola, ben venga. Evidentemente il pozzo di Trecate non è mai esploso e anche altri fatti – sottolineo fatti – agli atti di procedimenti di bonifica sono solo un’allucinazione. Sappiamo bene di essere pesi piuma contro pesi massimi che hanno soldi e potere. Ciò detto, però, gioverà ricordare che, a partire dalla fine degli anni 2000, ho presentato innumerevoli esposti e prodotto decine e decine di video-inchieste e nessuno si è mai sognato, nemmeno per sbaglio, di denunciarmi per diffamazione o calunnia. Ciascuno tragga le sue conclusioni, sapendo che diversamente da altri ci ho sempre messo la faccia. Per quanto mi riguarda, l’aspetto processuale è assolutamente secondario rispetto al dato concreto, rappresentato da un inquinamento delle matrici ambientali. Ecco, io ho difeso e, nella misura in cui potrò ancora farlo, continuerò a difendere le matrici ambientali. Questo al di là e oltre processi, condanne e assoluzioni. Dimenticavo: l’inquinamento prodotto dalle attività di estrazione e ricerca idrocarburi è agli atti di numerosi procedimenti di bonifica. Questo al netto di processi suicidi (a buon intenditor poche parole) e di coloro che cavalcano assoluzioni dopo aver per lustri e decenni chiuso gli occhi sull’avvelenamento di falde acquifere e di tutte le matrici ambientali. Non era facile parlare prima, quando ero solo a denunciare concretamente, ed è ancora più difficile parlare ora. Ci sono verità giudiziarie e verità storiche. Le verità storiche raccontano, e si spera continueranno a raccontare, un’altra storia. Per il resto sono e resto convinto che, come nel caso Fenice, gli inquirenti a volte non ci abbiano capito granché, nel senso che abbiamo assistito a procedimenti monchi e kamikaze. Cosa voglio insinuare? Assolutamente niente. Credo che le mie parole siano fin troppo chiare», dice Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani. «Con il grado d’allarme rilanciato dal segretario della Uilm, Giovanni Galgano, ritorniamo ad alzare lo sguardo, come già fatto nei giorni scorsi, rispetto a quanto sta accadendo nell’area industriale della Val d’Agri. Da tempo i sindacati pongono il tema. E noi da tempo, a contatto con i lavoratori, chiediamo di non abbassare la guardia sulla vicenda petrolifera in Basilicata e in Val d’Agri, soprattutto in prossimità della scadenza della concessione al 2029, elemento che apre ampi margini di confronto e contrattazione». Per il dirigente dem, «se le azioni aziendali si orientano alla delocalizzazione anziché alla valorizzazione di questa storia, la politica non può arrivarci tardi e male. Le questioni sollevate richiedono un esame approfondito e risposte concrete, sia per quanto riguarda la problematica energetica e ambientale, sia per la salvaguardia complessiva dei livelli occupazionali del sito industriale, come più volte evidenziato da noi e dagli stessi sindacati. La gestione degli idrocarburi, che ricade su settori concorrenti quali energia e governo del territorio, necessita di un confronto politico attento, da sviluppare sia in ambito istituzionale sia nei tavoli regionali. In questo contesto è fondamentale rispondere ai lavoratori, conferendo credibilità alla politica e al suo ruolo, anche grazie all’impegno della nostra iniziativa di riposizionare l’ambulanza del 118 nell’area industriale della Val d’Agri». «Ribadiamo la necessità – ha continuato il consigliere regionale – di aprire un confronto pubblico e trasparente; noi ci siamo e siamo pronti a collaborare, questo l’abbiamo confermato entrando nel merito anche durante i lavori della Prima commissione del Consiglio regionale che da settimane, anche grazie alla nostra posizione, non sblocca l’intesa con il Governo nazionale per il rilancio di permessi di ricerca sul gas. Non è, ribadiamo, un approccio ideologico, tanto più sul gas, ma una questione di grande rilevanza politica che non può essere gestita solo su un piano amministrativo e burocratico».
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