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Arisa torna al Festival di Sanremo 2026 con “Magica favola”: l’autobiografia che emoziona

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Arisa al Festival

Ottava partecipazione per l'artista lucana e un brano che profuma di verità. Arisa torna protagonista al Festival di Sanremo 2026 con “Magica favola”, una canzone intensa e personale che la proietta tra le favorite alla vittoria finale. Dopo aver lasciato un segno indelebile con “Sincerità” tra le Nuove Proposte, il secondo posto con “La notte” e la vittoria tra i Big con “Controvento”, la cantante – all’anagrafe Rosalba Pippa – torna sul palco dell’Ariston con un brano che è molto più di una semplice canzone: è un’autobiografia in musica. Scritta da Rosalba Pippa insieme a Giuseppe Anastasi, R. Pippa, M. Cantagalli, C. Frigerio e F. Dalè, “Magica favola” attraversa le età della vita con uno sguardo nuovo, finalmente sereno. Il testo ripercorre l’infanzia – “A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore” – l’adolescenza e la scoperta della passione, fino alla maturità, quando il desiderio non è più quello di rincorrere illusioni ma di trovare pace. C’è il ricordo del padre, la nostalgia delle braccia della madre, il successo arrivato a trent’anni con i complimenti per quella voce unica, e poi la consapevolezza dei quarant’anni: il bisogno di equilibrio, di autenticità, di un amore che non faccia male. Il ritornello – “C’era una volta l’oceano, io navigavo con te” – è una metafora potente: il mare come vita, come relazione, come mistero. E l’arcobaleno che sostituisce il bianco e nero diventa simbolo di una nuova visione, più ampia e inclusiva, dove le sfumature contano più delle contrapposizioni. In “Magica favola” c’è tutto il mondo di Arisa. Non più soltanto lo struggimento amoroso che ha caratterizzato molte delle sue interpretazioni passate, ma un equilibrio conquistato con fatica. La cantante ha spiegato che il brano è diviso tra passato e presente: per anni si è concentrata sulle ferite sentimentali, sulle relazioni sbagliate, sul dolore. Oggi, invece, guarda l’amore come qualcosa di universale, scegliendo di non dedicare più energie a ciò che non la rappresenta. È un crescendo emotivo che culmina in un’immagine luminosa: “la vita è una piccola magica favola”. Non un’illusione infantile, ma una scelta consapevole di leggerezza. La bambina ritorna innocente, il passato diventa presente, e dentro di lei c’è un arcobaleno “più grande che c’è”.

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