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03.02.2026 - 17:10
Arriva ai titoli di coda la 'storia' tra Roberto Vannacci e la Lega di Matteo Salvini. Una relazione tormentata, durata poco più di due anni e mezzo, iniziata quando il generale entra nell'orbita del Carroccio con la prospettiva di una candidatura alle elezioni europee del 2024: vi arriva forte del successo mediatico ed editoriale del suo libro 'Il mondo al contrario' (quasi un milione di copie vendute), in cui espone tesi considerate dai suoi detrattori di estrema destra, retrograde, in qualche caso omofobe (le accuse al Gay Pride) o razziste (da ricordare la polemica sull'italianità di alcuni atleti italiani come Paola Egonu).Vannacci ribatte agli attacchi, Salvini ne difende la libertà di parola. Quindi scocca la scintilla e arriva la candidatura per Burxelles: il generale, senza iscriversi alla Lega, viene inserito nelle liste come indipendente e viene eletto con oltre mezzo milione di voti, il secondo candidato con più preferenze dopo la premier Giorgia Meloni. I malumori per il suo essere un po' fuori e un po' dentro al partito caratterizzano tutta la sua avventura a via Bellerio. Sarà proprio il segretario Salvini a consegnargli la tessera di iscrizione al partito durante il Congresso della Lega a Firenze, per placare le polemiche interne. Successivamente, a maggio, durante il Consiglio federale viene promosso a vicesegretario della Lega: una mossa voluta da Salvini stesso per blindare l'ala più sovranista e cercare consenso a destra, ma che in realtà segna l'inizio della frattura politica.I governatori del Nord Zaia, Fedriga e Fontana, iniziano sotto traccia la loro battaglia contro Vannacci. L'ex governatore del Veneto più volte chiede a Salvini di intervenire sul generale, considerato lontano dagli ideali della Lega. Il presidente della Lombardia, dopo aver assicurato che 'i lombardi col ca... si sarebbero fatti vannaccizzare', da ultimo definisce la presenza del generale in Lega una 'anomalia'. Fedriga ripetutamente è costretto a spiegare che la linea del partito è unitaria e la stabilisce il segretario.La rottura definitiva è storia recente: Vannacci fonda i 'team' che portano il suo nome in tutta Italia, da molti considerati dei gruppi paralleli alla Lega e dunque vietati dallo statuto. In un altro consiglio federale si decide che non saranno realtà politiche ma solo associazioni culturali. Il vaso trabocca però la settimana scorsa, quando il generale deposita il logo di 'Futuro Nazionale', che appare subito a tutti come il simbolo di un nuovo partito. Ancora malumori, ancora Salvini che cerca di mediare. Fino all'epilogo di oggi, con le indiscrezioni che confermano l'addio di Vanacci alla Lega e lui che scrive sui social: "Proseguo per la mia strada da solo" e "da oggi Futuro nazionale è una realtà".
Il commento di Salvini
“Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato”. La ha scritto sui suoi social Matteo Salvini, commentando l’addio dell’eurodeputato e vice segretario della lega Roberto Vannacci. “La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti. Gli abbiamo offerto l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l’ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito”. “Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Da parte mia e di tanti, sempre massima disponibilità. Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà. In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni. Mentre tutti noi eravamo e siamo impegnati sui temi della sicurezza e del contrasto alla violenza ed all’immigrazione clandestina, del taglio delle tasse e della riduzione delle liste di attesa, altri alimentavano continue polemiche. Peccato. Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini. Dispiace umanamente prima ancora che politicamente, ma andiamo avanti tranquilli per la nostra strada. Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano. La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali. Liberi e forti. Senza paura”, aggiunge Salvini.
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