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Basilicata, anche l'oro nero scarseggia

Basilicata, anche l'oro nero scarseggia

La Basilicata Texas d’Europa deve fare i conti con la crisi dell’oro nero. Non la nasconde, anzi, l’assessore allo Sviluppo economico Francesco Cupparo. «Il calo di produzione di idrocarburi nel 2025 e di conseguenza del gettito delle royalties per la Regione e delle rimesse dirette ai Comuni, già ampiamente prevista ed oggi comunicata dall’Unmig, sia pure con i dati ufficiali relativi ai primi nove mesi (gennaio-settembre) 2025, ci impone di accelerare le scelte per rendere sempre più produttiva ed efficace la spesa derivante dalle royalties e quella per i progetti no oil», dice l’azzurro esponente della giunta Bardi, che riferisce come «per lo scorso anno si stimano 95 milioni di euro di entrate a fronte dei 200 milioni di anni precedenti». «Il confronto ai tavoli specifici sempre aperti in Dipartimento dedicati a Tempa Rossa, Gorgoglione e Viggiano–Val d’Agri, con la partecipazione, oltre che dei sindaci, di sindacati e associazioni datoriali – ha aggiunto l’amministratore lucano – avrà un’ulteriore spinta per affrontare la fase di transizione energetica. Vogliamo realizzare una svolta per perseguire due obiettivi prioritari: la creazione di attività produttive con stabilimenti sul territorio, dando priorità a proposte di investimenti di imprenditori lucani; realizzare nuovi posti di lavoro stabili e di profili professionali adeguati secondo impegni delle compagnie che non trovano attuazione». «Su questi obiettivi – ha detto ancora – ci aspettiamo il sostegno concreto dei sindaci e dei Comuni dei giacimenti petroliferi perché facciano uno sforzo di programmazione comprensoriale degli interventi, come ci aspettiamo il contributo di sindacati, associazioni imprenditoriali e di tutti i consiglieri regionali». Per i progetti “no oil”, riguardanti lo sviluppo del territorio con investimenti in altri settori produttivi, è confermata la volontà della Regione di gestire direttamente i fondi disponibili «per poter rispondere alle richieste che ci arrivano da aziende e offrire opportunità occupazionali». La prospettiva nera dell’oro nero allarma anche i sindacati. «La fine della centralità del petrolio non è un’ipotesi astratta ma una traiettoria già in atto, che impone scelte strutturali, visione di lungo periodo e una chiara assunzione di responsabilità politica. La posizione Uil è netta: no alla spesa corrente; no alla frammentazione; sì a una programmazione pluriennale. Le royalties devono diventare leva strutturale di sviluppo no oil», dice il segretario generale della Uil Basilicata, Vincenzo Tortorelli, sul calo delle estrazioni di petrolio e gas dai due giacimenti lucani. In base ai dati dell’Ufficio minerario (Unmig) del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nei primi nove mesi del 2025 si registra un calo di produzione di petrolio estratto in Val d’Agri e Sauro dell’11% e di gas del 7%. «Ora bisogna pensare a programmare la fase di transizione energetica, dopo sarà troppo tardi», ha dichiarato il sindacalista, che ritiene necessaria «una nuova strategia di sviluppo territoriale capace di trasformare le risorse straordinarie generate dall’estrazione in investimenti ordinari e duraturi, orientati alla creazione di lavoro stabile, al rafforzamento dei servizi pubblici e alla valorizzazione delle vocazioni locali. Il dopo petrolio – ha aggiunto – non è una rinuncia, ma un progetto. Terra di idrocarburi e rinnovabili, la Basilicata può diventare laboratorio nazionale della transizione, utilizzando Pnrr e fondi europei»

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