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Delitto Torzullo, la lite per l'affidamento del figlio poi 23 coltellate: i dubbi della Procura su uno o più complici di Carlomagno

Delitto Torzullo, la lite per l'affidamento del figlio poi 23 coltellate: i dubbi della Procura su uno o più complici di Carlomagno

Un interrogatorio fiume durato oltre sei ore nel corso del quale Claudio Carlomagno ha ammesso le sue responsabilità. Ha ammesso di avere ucciso la moglie Federica Torzullo, originaria di Gallicchio, in Basilicata, nel corso di una violenta lite scoppiata nella villetta di Anguillara, vicino Roma. «L’ho uccisa per non perdere l’affidamento di mio figlio», ha raccontato al gip di Civitavecchia, spiegando che l’aggressione mortale sarebbe avvenuta proprio durante un litigio sulla questione legata al figlio, nell’ambito della separazione che era in corso. L’indagato ha riferito di avere ucciso la moglie — secondo l’autopsia con 23 colpi — utilizzando un coltello trovato in casa. Nel corso dell’interrogatorio ha fornito anche elementi utili al ritrovamento dell’arma utilizzata e gli investigatori sono al lavoro per individuarla.

La morte di Federica, stando a quanto avrebbe raccontato lui stesso al giudice, risalirebbe alle prime ore del 9 gennaio: il diverbio sarebbe iniziato intorno alle 6.15 del mattino, quando la donna era in bagno. Una drammatica colluttazione che, a detta dell’uomo, si è protratta per circa 45 minuti, durante i quali Federica — secondo quanto emerso anche dall’esame autoptico — ha cercato di difendersi, di sottrarsi a quella furia. I fendenti, quello fatale sul lato sinistro del collo, avrebbero raggiunto le zone vitali. L’uomo si sarebbe accanito con colpi anche all’addome e al ventre, anche quando Federica era già morta. Sul corpo sono stati individuati anche segni di ustioni, il che avvalora l’ipotesi che l’indagato abbia tentato di dare fuoco al cadavere nel tentativo di «ostacolare il riconoscimento» del corpo di Federica.

Dopo il delitto Carlomagno è uscito di casa ed è andato nella zona dove c’è la sede della sua azienda: vicino a un canneto ha scavato, senza l’aiuto di nessuno — sempre secondo il suo racconto — la buca dove poi ha seppellito Federica, completamente nuda. Il cadavere è stato gettato da una scavatrice, tanto che sul corpo sono state riscontrate fratture da schiacciamento. Nella drammatica ricostruzione di quelle ore, Carlomagno ha poi riferito di avere utilizzato il telefono cellulare della moglie per inviare alcuni messaggi alla madre di lei prima di distruggerlo e sbarazzarsene. La confessione del marito è arrivata quando il quadro indiziario a suo carico era già solido, con una serie di tasselli già accertati nelle prime ore dopo la scomparsa della donna, a cominciare dal video di una telecamera che ha inquadrato Federica mentre rientrava a casa l’8 gennaio senza poi più uscirne.

La confessione non convince gli investigatori

Un racconto, quello di Carlomagno, arrivato dopo giorni di totale silenzio, che però non convince del tutto gli inquirenti, al lavoro per individuare eventuali complici. Dopo l’interrogatorio di convalida del fermo, «non siamo completamente soddisfatti: riteniamo che qualcosa non quadri nella narrazione con il tempo come descritto», e la confessione «per noi non è stata piena». A dirlo è il procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori, nel punto stampa in procura. «Ci sono delle zone d’ombra, su cui vorremmo fare luce: c’è riscontro — spiega — sulle prove generiche e specifiche acquisite prima dell’interrogatorio, come telecamere e geolocalizzazioni, ma non ci troviamo sulla tempistica così ristretta». Carlomagno definisce tutto fra le 6.30 e le 7.15 del mattino del 9 gennaio, in cui l’uomo, in circa 45 minuti, avrebbe incontrato Federica, discusso con lei, l’avrebbe soppressa, trasportata dal primo piano al piano terra e poi caricata nell’auto; sarebbe quindi risalito su, cercando di ripulire il copioso sangue ritrovato, cambiandosi per andare al lavoro, per poi spostarsi con il cadavere alle 7.35 e portarlo nel terreno vicino alla sua azienda per seppellirlo.

Il procuratore ha spiegato che il movente «parrebbe una scelta frutto di una trattativa sulla separazione», degenerata quando l’uomo sarebbe stato minacciato di non rivedere più il figlio. La lite sarebbe scoppiata quella mattina in bagno dopo colazione. L’aggressione «è avvenuta esclusivamente in bagno», anche se «i tecnici del Ris non hanno trovato tracce così copiose come avrebbe dovuto lasciare lo zampillare del sangue». Il corpo di Federica, portato nell’auto dal marito, era avvolto in teli per il trasporto e successivamente collocato nel cassone di un mezzo da lavoro, dove l’uomo avrebbe tentato di bruciare i panni utilizzati. L’autopsia ha rivelato anche l’amputazione della gamba sinistra, che sarebbe avvenuta durante l’intombamento con un mezzo meccanico. Carlomagno ha parlato anche dell’arma del delitto: un coltello da cucina, tenuto in bagno, poi nascosto in auto e successivamente gettato. Nell’interrogatorio l’uomo «è parso provato, ma non ha avuto parole per Federica». Il gip di Civitavecchia, Viviana Petrocelli, ha disposto la custodia cautelare in carcere per femminicidio e occultamento di cadavere, sottolineando la «negativa personalità dell’indagato» e la sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato, pur escludendo il pericolo di fuga.

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