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14.01.2026 - 18:45
I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: il 2025 si chiude come l’anno più nero per l’industria automobilistica italiana degli ultimi settant'anni. Secondo l'ultimo rapporto annuale della Fim-Cisl, la produzione negli stabilimenti Stellantis del Belpaese è precipitata a quota 379.706 veicoli, segnando un crollo del 20% rispetto al 2024. Per trovare un dato così esiguo bisogna risalire al 1957, l'anno in cui l'Italia vedeva nascere la storica Fiat 500, ma con un apparato industriale in piena costruzione e non in fase di smantellamento. La crisi colpisce trasversalmente ogni segmento, ma è nel settore delle autovetture che si registra il dato più allarmante. Autovetture: 213.706 unità prodotte (-24,5%). Veicoli commerciali: 166.000 unità (-13,5%). Il dimezzamento dei volumi rispetto al 2023 (quando si produssero oltre 751.000 veicoli) fotografa un’emorragia industriale che sembra non avere fine.
Analizzando i singoli siti produttivi, il quadro è quasi ovunque desolante. Lo stabilimento di Melfi subisce il colpo più duro con un tracollo del -47,2%, pagando lo scotto della transizione verso la piattaforma STLA Medium e l'uscita di scena di modelli chiave come Jeep Renegade e 500X. Anche Atessa, storico polo dei veicoli commerciali, arretra del 13,5%. L'unica eccezione in questo scenario è Mirafiori, che registra un +16,5%. Un dato positivo guidato quasi esclusivamente dal lancio della 500 ibrida, che ha permesso allo stabilimento torinese di ossigenare le linee produttive. Oltre alla produzione, a preoccupare è l'impatto sull'occupazione. Attraverso massicci piani di incentivi all'esodo volontario, Stellantis ha ridotto drasticamente la sua forza lavoro in Italia. In soli tre anni, il numero di operai e tecnici è crollato dai 24.000 del 2022 a meno di 18.000 oggi. Una perdita di competenze e forza lavoro che solleva interrogativi sulla capacità futura di saturare gli impianti.
Secondo la Fim-Cisl, il 2026 potrebbe rappresentare l'anno della timida risalita, ma le incertezze restano elevate. La speranza è affidata alla piena produzione della 500 ibrida a Mirafiori, al lancio dei nuovi modelli a Melfi (DS8, Nuova Jeep Compass, DS7 e Lancia Gamma) e alla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e Cassino. Proprio Cassino è osservata speciale: il rinvio delle nuove versioni di Alfa Romeo Stelvio e Giulia ha messo in ginocchio il sito, rendendo il recupero dei volumi del 2023 un obiettivo ancora lontano e incerto. "Abbiamo toccato il fondo", avvertono i metalmeccanici della Cisl, "ora serve un'inversione di rotta reale per non condannare l'automotive italiano all'irrilevanza".
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