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Giuseppe Ciotta, prima vittima del terrorismo in Piemonte e la strage diffusa dell’Ufficio Politico: 49 anni dopo, i danni infiniti e l'assenza di verità

Per ricostruire verità su quelle inchieste e su pagine ancora parzialmente oscure della storia torinese e italiana, rivolgo un appello ai superstiti protagonisti dei processi sulle Brigate Rosse e su Prima Linea, affinché offrano testimonianze, documenti e ricordi utili a una piena ricomposizione della memoria.

Ciotta fu ucciso da Enrico Galmozzi, militante di Prima Linea e responsabile anche dell’omicidio dell’avvocato missino Enrico Pedenovi a Milano nel 1976; condannato a 27 anni, Galmozzi è in libertà da decenni.

Torino, 49 anni fa: il brigadiere Giuseppe Ciotta, originario di Ascoli Satriano (Fg), cade sotto i colpi del terrorismo di Prima Linea mentre era nella sua auto diretto al lavoro. L’episodio, datato 12 marzo 1977, segna la memoria della città e lega la sua vicenda a quella del commissario Giuseppe Montesano, per coincidenza anch’egli nato ad Ascoli Satriano (Foggia) e pilastro della polizia torinese negli anni di piombo.

La strage diffusa e il contesto investigativo

Ciotta fu ucciso da Enrico Galmozzi, militante di Prima Linea e responsabile anche dell’omicidio dell’avvocato missino Enrico Pedenovi a Milano nel 1976; condannato a 27 anni, Galmozzi è in libertà da decenni. Prestava servizio all’Ufficio Politico della Questura – collegato all’Ufficio Affari Riservati del Viminale di Federico Umberto D’Amato, la “spia intoccabile” – e fu la prima vittima tra i colleghi di quell’ufficio: seguirono il commissario Antonio Esposito, il maresciallo Rosario Berardi e il vicequestore Sebastiano Vinci, tutti assassinati dalle Brigate Rosse nel medesimo contesto di scontro con il terrorismo armato.
In questo quadro, la mia famiglia subisce ben due vittime del terrorismo, non solo mio zio Giuseppe Ciotta, fratello di mia madre, ma anche Antonio Cocozzello, cugino di mia madre, allora consigliere comunale della Democrazia Cristiana a Torino, ferito gravemente alle gambe in un agguato delle Brigate Rosse il 25 ottobre 1977 durante anni di piombo che insanguinarono la città di Torino.

L’eredità di Montesano

Montesano, capo Squadra Mobile negli anni Sessanta e Criminalpol Piemonte fino al 1980, condivideva con Ciotta e Berardi le radici pugliesi e indagini su eversione, come la perquisizione e l’arresto di Edgardo Sogno nel 1974 per cospirazione eversiva di destra. Probabili sinergie tra i suoi uomini e l’Ufficio Politico emergono dal contesto torinese di antiterrorismo e dalla struttura integrata tra polizia giudiziaria e apparati informativi di quegli anni.

Appello ai superstiti

Quasi 50 anni dopo, i danni collaterali – familiari e sociali – restano infiniti. Per ricostruire verità su quelle inchieste e su pagine ancora parzialmente oscure della storia torinese e italiana, rivolgo un appello ai superstiti: poliziotti, funzionari, giornalisti come Claudio Gioacchino e Giovanni Fasanella, e magistrati come Luciano Violante e Giancarlo Caselli, protagonisti dei processi sulle Brigate Rosse e su Prima Linea, affinché offrano testimonianze, documenti e ricordi utili a una piena ricomposizione della memoria.

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