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Foggia, la sconosciuta

I cittadini e non gli abitanti del quartiere Candelaro, di Borgo Croci che hanno tenuto chiuse le finestre e serrati i balconi al passaggio della "Foggia libera Foggia" forse erano lì a spiare dalle fessure delle tapparelle, dalle tende socchiuse, o forse no.

Foggia, la sconosciuta

Di Candelaro e di Borgo Croci si parla solo nel bene o nel male ma, certamente, più nel male dimenticando che lì vivono cittadini che nulla hanno a che fare con la criminalità, che forse sono nati lì e vogliono restarci, che apprezzano - ma senza che nessuno li faccia vergognare - quel modo di vivere gli oratori del Sacro Cuore e di Sant’Alfonso che, in assenza di altro, sono i luoghi dove studiare, crescere, incontrarsi, convivere e condividere i problemi. Non si discute in città, l’altra città, quella che si auto assolve, delle immunità auto concesse, su come relazionarsi, integrarsi, come fare per vedere - perché è più comodo non farlo - con occhi sinceri negli occhi dei bambini, delle donne, degli uomini che certo hanno qualcosa da mostrare.

I cittadini e non gli abitanti del quartiere Candelaro, di Borgo Croci che hanno tenuto chiuse le finestre e serrati i balconi al passaggio della Foggia libera forse erano lì a spiare dalle fessure delle tapparelle, dalle tende socchiuse, o forse no. Semplicemente continuavano a vivere i propri spazi e le abitudini fatte di riti quotidiani. In fin dei conti era l’ora del caffè.  Chi passeggiava, sfilava, marciava quasi certamente per la prima volta su quei lembi di asfalto martoriato - così com’è un po’ in tutta la città - alzava lo sguardo ed ammirava, sì ammirava, quei palazzi slabbrati un po' tutti uguali, con gli intonaci screpolati, quelle case abusive che si continua a costruire - una città nella città- e che a ben pensarci sono a pochi metri dal centro. 

Qualcuno, forse i più, non si è mai addentrato in quei cortili dove si affollano le palazzine “popolari” costruire troppi anni fa e quasi mai ristrutturate, non ha mai attraversato quella Foggia, non ha mai letto gli inni contro la polizia graffiati con gli spray su ipotetiche panchine di cemento, non ha mai visto i lampioni fracassati perché la luce dà fastidio agli spacciatori di droga, non ha mai immaginato che ci fossero anche certe periferie e che, proprio quelle periferie sono delle frontiere invisibili nella città. Quelle frontiere non sono state attraversate, non c’e stato un incontro, una presa in carico di quel luogo che per molti è dell’anima, ma osservate, guardate, giudicate. Chi vive in quelle periferie, proprio perché segnate dalle frontiere del “chi sta di qua e chi sta di là”  ha però ancora quasi timore, paura, di venire in centro, nel cuore della città, perché vive un pesante ed ingiustificato senso di inadeguatezza, di non appartenenza. Non è un caso se molti dicono “sto andando a Foggia” rendendo di fatto reali quelle frontiere invisibili. 

Di Candelaro e di Borgo Croci si parla solo nel bene o nel male ma, certamente, più nel male dimenticando che lì vivono cittadini che nulla hanno a che fare con la criminalità, che forse sono nati lì e vogliono restarci, che apprezzano - ma senza che nessuno li faccia vergognare - quel modo di vivere gli oratori del Sacro Cuore e di Sant’Alfonso che, in assenza di altro, sono i luoghi dove studiare, crescere, incontrarsi, convivere e condividere i problemi. Non si discute in città, l’altra città, quella che si auto assolve, delle immunità auto concesse, su come relazionarsi, integrarsi, come fare per vedere - perché è più comodo non farlo - con occhi sinceri negli occhi dei bambini, delle donne, degli uomini che certo hanno qualcosa da mostrare.

Tutti plaudenti, solo l’8 dicembre, un mese fa, alla realizzazione del murales raffigurante Don Bosco. Tutti emozionati per l’immagine della bambina con la linguaccia meno di un anno fa, quando si è delegato alla street art di cancellare, con pennellate di colore, le brutture delle “piastre”, dei casermoni popolari che tanto danno fastidio.

Eppure chi vive quei luoghi conosce e riconosce le voci, i passi, i gesti di ognuno di loro, perché c’è questo inopportuno e poco accogliente “noi e loro” che non molla la presa. Ed allora c’è chi è passato di lì per la prima volta, molto probabilmente anche l’ultima, ma appunto è passato, non è riuscito a creare comunità o, almeno, tentare di farlo. Di Candelaro e di Croci ne riparleremo chissà quando e perché. Ed anche allora troveremo finestre e balconi chiusi.

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Daniela Eronia

Daniela Eronia

Di me hanno detto che sono stata una giornalista molto scomoda, poi un'imprenditrice troppo intraprendente. È così: quando una donna si dedica con passione alla città che ama, per renderla migliore, finisce con il creare inquietudini. Per aggiungerne qualcuna in più, torno a scrivere, nel solito mondo. A volte sarà irriverente, altre dissacrante. Sicuramente "controverso". Comunque, se vi fa piacere deciderete voi.

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