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L'editoriale

Sul granaio di Foggia i colpi di Sole ingrassato dai foggiani

L’ode narrativa all’«Addio granaio d’Italia» dell’articolista è farcita da una straordinaria semina di luoghi comuni da lasciare esterrefatti.

Sul granaio di Foggia i colpi di Sole ingrassato dai foggiani

Un modo del tutto singolare da parte de "Il Sole 24 Ore" di sputare nel piatto in cui viene a mangiare della pietanza apparecchiata, purtroppo, dalle stesse aziende “leader” di Foggia.

«Diritti negati. Stato distante». Questo è il granaio d’Italia di Foggia a cui “Il Sole 24 Ore” dice addio con un pezzo di Luca Benecchi per “24Plus”, frutto di un fantasioso volo pindarico per il giornale economico di Confindustria che, paradosso dei paradossi, viene profumatamente alimentato da chi, analizzando la qualità di quelle produzioni chiamate all’estinzione, è riuscito a fare del granaio un covone d’oro. Curiosa anche la sequenza temporale della “solare” narrazione. Nel suo supplemento “Sud” del 28 maggio scorso, “Il Sole 24 Ore” pubblica una pagina di “informazione promozionale”, quindi a pagamento, del “BLab”, cioè Bonassisa Lab, di Foggia, definito «uno dei più grandi laboratori indipendenti del Paese», «leader nella ricerca di qualsiasi contaminante tra i prodotti dell’agroalimentare Made in Italy (e non solo)».

Nel riportare le fortune - meritatissime, per carità! - di BLab, benché riferite a pagamento, “Il Sole” riconosce al Tavoliere delle Puglie il primato di «Capitale d’Italia del grano e del pomodoro». Non passano neppure 7 giorni ed ecco che, il 5 giugno scorso, “24Plus” trasforma quella rigogliosa capitale d’Italia in una landa desolata di «diritti negati», dallo «Stato distante», in cui «prospera una mafia primordiale e violenta», in cui «L’unica certezza è che ognuno si salva da solo». L’ode narrativa all’«Addio granaio d’Italia» dell’articolista è farcita da una straordinaria semina di luoghi comuni da lasciare esterrefatti. Parla di campi di grano diventati sterrati per coltivare la compassione verso i migranti «a piedi, tra cumuli di immondizia» sballottati da «automobili stracariche e furgoni» dei caporali che «si ritrovano a correre su una lunga striscia d’asfalto»: quella della pista di Borgo Mezzanone.

Benecchi fotografa quello che vuole far vedere, escludendo, ci auguriamo solo per miopia, il panorama circostante che include una instancabile lotta al caporalato da parte delle forze dell’ordine, con frutti ben più copiosi di quelli ottenuti in tanti anni di battaglie bracciantili da Giuseppe Di Vittorio; e che annovera iniziative esemplari per rimediare alla condizione di vita dei migranti, come la foresteria promossa dall’accordo tra Regione Puglia, Prefettura, Ministero dell’Interno sottoscritto il 24 maggio scorso, 4 giorni prima del redazionale pubblicitario dedicato al BLab e 11 giorni prima dell’addio al granaio d’Italia che pullula di migranti sfruttati dai caporali dipinti dallo stesso giornale. Un modo del tutto singolare di sputare nel piatto in cui viene a mangiare della pietanza apparecchiata, purtroppo, dalle stesse aziende “leader” di Foggia.  

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Antonio Blasotta

Antonio Blasotta

Alla passione per la scrittura e la comunicazione ho dedicato il mio tempo, senza mai risparmiarmi. Così, da quando avevo 15 anni, ho scritto per diversi giornali (Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Roma), ho diretto la prima tv di Foggia, Teleradioerre; ed ho finito con il fondare la Casa Editrice "Il Castello", che, oltre ad editare diversi libri, pubblica "Il Mattino di Foggia". Divido la mia vita tra la passione editoriale e quella per la formazione relazionale e direzionale, essendo Master Trainer con licenza USA di PNL.

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