Cerca

Lettera aperta

Cara Giorgia, non farlo: per amore della tua storia e della Puglia

Sarebbe un affronto ai pugliesi proporre loro un candidato leghista, calato dall’alto, imposto dai vertici, con ogni probabilità sconosciuto ai più quando non proprio “forestiero”.

Cara Giorgia, non farlo: per amore della tua storia e della Puglia

Giorgia Meloni a Foggia

Quando la tua parte politica – e mi riferisco ad Alleanza Nazionale – costruì in Puglia la cosiddetta “Emilia nera”, per merito della brillante e visionaria intelligenza di Pinuccio Tatarella, il centrodestra visse la sua migliore stagione di governo. Quell’esperienza andrebbe ricordata a chi anima il dibattito interno al centrodestra pugliese circa la scelta del candidato presidente; a chi non l’ha vissuta o, peggio, l’ha dimenticata; a chi pensa che bastino il volto e la presenza di Matteo Salvini per vincere le elezioni; a chi, forse, è convinto che la Puglia possa essere “terra di conquista” o una sorta di succursale meridionale del “Papeete Beach”.

Cara Giorgia,

mi permetto di chiamarti per nome, pur avendoti incontrata personalmente, per un'intervista, in una sola occasione. Mi concedo questa licenza perché il tuo profilo personale e la tua storia politica sono quelle di una leader (una delle poche donne ad arrivare in cima al panorama politico italiano e al gradimento popolare) che ha costruito la sua carriera ed il suo indubbio successo tra la gente. Non è questione di simpatie politiche, ma di riconoscimento obiettivo di valore individuale. Ed allora, senza faziosità né piaggeria, questa volta facciamo il tifo per te. Non perché in cuor nostro speriamo che trionfi il centrodestra o perché abbiamo deciso di iscriverci a Fratelli d’Italia, ma perché pensiamo, quale che sia l’esito della tornata elettorale delle prossime elezioni regionali, che sia fondamentale far vincere la Puglia.
Quello della prossima primavera è per la nostra Regione un appuntamento rilevante. Uno snodo cruciale per il destino di una delle più importanti aree del Mezzogiorno d’Italia. Il tuo partito ha proposto la candidatura a Governatore di Raffaele Fitto, nell’ambito dell’accordo nazionale che riconosce a te il compito di indicare la personalità che sfiderà Michele Emiliano. Quello di Fitto è un nome conosciuto e stimato da queste parti, un politico ed un amministratore di caratura e qualità. Qualcosa, però, sembra incepparsi e mettere in discussione quell’intesa. Le resistenze maggiori alla candidatura Fitto arrivano dalla Lega, in particolare dalla sua parte che sino a prima delle ultime elezioni politiche era al suo fianco. Fittiani contro Fitto, insomma, in uno scenario che appare paradossale, se non proprio grottesco. Il nostro invito è quello di non mollare, di non cedere alle tentazioni, alle pressioni ed ai veti, di restare ferma sulla tua indicazione. Non solo per ragioni utilitaristiche – tutti i maggiori osservatori sostengono che la Puglia sarebbe contendibile e conquistabile soltanto mettendo in campo il nome di Fitto – ma soprattutto per motivazioni di dignità storica e politica. È vero, Raffaele Fitto non proviene dal tuo filone politico-culturale, che affonda le radici nella storia della destra italiana. E tuttavia quella per la sua candidatura non è solo una battaglia nominale, assumendo anche i contorni della rivendicazione dello spessore di una forza politica ormai in costante e progressiva ascesa di consensi.
La Puglia, d’altro canto, è Regione storicamente legata alla destra. A quella di Araldo Di Crollalanza, a quella di Pinuccio e Salvatore Tatarella, a quella di Adriana Poli Bortone e Paolo Agostinacchio, a quella di Mimmo Mennitti, a quella di Don Olindo Del Donno e di Ernesto De Marzio, solo per citare alcuni degli esempi più rilevanti. Una destra di capacità e competenza, di coerenza e cultura, di intuizioni ed innovazione. In Puglia la destra non è mai stata ghetto isolato, ma ha sempre recitato un ruolo da protagonista, anche quando la conventio ad excludendum tentava di confinare il Movimento Sociale Italiano nell’angolo, considerando però i suoi voti una pietanza prelibata da mettere in frigorifero e da consumare all’occorrenza, per dirla con Giulio Andreotti. La candidatura di Fitto, dunque, pur non avendo aderenza con quella storia assume una valenza simbolica che non si può barattare né calpestare. E d’altro canto sarebbe un affronto ai pugliesi proporre loro un candidato leghista, calato dall’alto, imposto dai vertici, con ogni probabilità sconosciuto ai più quando non proprio “forestiero”.
La Puglia merita altro. Merita che il centrodestra spenda il meglio della sua classe dirigente, perché il giorno dopo le elezioni questa Regione, qualunque sia il loro esito, dovrà essere governata e non solo utilizzata come un palcoscenico sul quale consumare lo scontro per il governo dell’Italia. La Puglia ha diritto ad un candidato che ne conosca il territorio, le potenzialità, le esigenze; che sia in grado di disegnare una prospettiva di sviluppo coerente con l’identità delle meravigliose comunità di una Regione straordinaria.
Quando la tua parte politica – e mi riferisco ad Alleanza Nazionale – costruì in Puglia la cosiddetta “Emilia nera”, per merito della brillante e visionaria intelligenza di Pinuccio Tatarella, il centrodestra visse la sua migliore stagione di governo, amministrando non solo la Regione ma praticamente tutti i capoluoghi di provincia: da Bari a Foggia, da Lecce a Brindisi. Quell’esperienza andrebbe ricordata a chi anima il dibattito interno al centrodestra pugliese circa la scelta del candidato presidente; a chi non l’ha vissuta o, peggio, l’ha dimenticata; a chi pensa che bastino il volto e la presenza di Matteo Salvini per vincere le elezioni; a chi, forse, è convinto che la Puglia possa essere “terra di conquista” o una sorta di succursale meridionale del “Papeete Beach”.
Non mollare, cara Giorgia. Non mollare per la storia della tua comunità umana e politica. Non mollare per il patrimonio della destra e per il domani dei pugliesi.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Antonio Blasotta

Antonio Blasotta

Alla passione per la scrittura e la comunicazione ho dedicato il mio tempo, senza mai risparmiarmi. Così, da quando avevo 15 anni, ho scritto per diversi giornali (Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Roma), ho diretto la prima tv di Foggia, Teleradioerre; ed ho finito con il fondare la Casa Editrice "Il Castello", che, oltre ad editare diversi libri, pubblica "Il Mattino di Foggia". Divido la mia vita tra la passione editoriale e quella per la formazione relazionale e direzionale, essendo Master Trainer con licenza USA di PNL.

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione