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La cagnetta di Brindisi e il latrato dei social (complici i giornalisti maldestri)

La differenza tra chi passa il tempo nei social-bar, spesso creando ed alimentando dicerie che assurgono a verità virali e virulenti, per la condivisione massiva che se ne fa,  e chi si occupa di informazione, cioè un giornale, è tutta in una parola magica: verifica.

La cagnetta di Brindisi e il latrato dei social (complici i giornalisti maldestri)

Antonio Orefice, comandante la Polizia Locale di Brindisi

Almeno 4 delle 5 “double V” dell’informazione anglosassone (“chi”, “dove”, “quando”, “come”) dovrebbero essere una pratica coscienziosa del diritto di parola delle persone, soprattutto sui social: la quinta, “perché”, spetta doverosamente ai giornalisti, la cui funzione, come dimostra anche questo caso, è preziosa per la corretta formazione della conoscenza.

Prima i fatti, poi vi dico come la penso. Un caro amico del nostro giornale, Rudi De Fanti, ci chiede, taggandoci su Twitter, di approfondire il caso di una cagnetta tenuta segregata a Brindisi, “picchiata tutti i giorni”, soprattutto se “piange” e se “abbaia”: “Ogni sera rientro in casa con il magone, e spero che la piccola non pianga o che non le scappi la pipì altrimenti escono a darle botte. Spesso quando la sento gridare per le botte mi sono sentita male e ho pianto anche io… Più volte sono state sollecitate le forze dell'ordine ma senza successo, in quanto non hanno mezzi per intervenire nonostante i video a disposizione”, la segnalazione raccolta dal giornale locale on line “Brindisi report”  (la trovate qui ) pubblicata senza alcun riscontro documentale. Ci attiviamo cercando, a più riprese, di contattare e parlare con la Polizia Locale; non riuscendoci, inviamo anche una mail di richiesta di chiarimento sulla vicenda. Una gentilissima componente l’ufficio di Gabinetto del Sindaco ci fornisce il cellulare di servizio del comandante Antonio Orefice che risponde molto cortesemente spiegandoci l’impegno da loro profuso, che riassume nella risposta che nel frattempo, alle ore 12.19 di oggi, è arrivata alla nostra mail e che vi riportiamo di seguito.

Riscontro - scrive il comandante Orefice - Vostra del 25 luglio u.s., posta alla mia attenzione dalla Segreteria di questo Comando di Polizia Locale, rappresentando che la Sala operativa da Voi contattata non è tenuta, per natura e fini istituzionali, ad assolvere a compiti di comunicazione con gli organi di stampa. Tanto premesso - e, peraltro, già chiarito telefonicamente con un Vostro Collaboratore, che mi ha senza alcun problema contattato al recapito cellulare (essendo improntata, la mia attività, da notevole mobilità è difficile che possa rispondere al telefono in postazione fissa) - sono a comunicare che il caso è in via di soluzione. Non si è trattato di un semplice sopralluogo: purtroppo, vista la deprecabile diffusa prassi di creare, grazie ai social, allarmismi, spesso infondati e, certamente, mossi da spinte emotive che fanno perdere lo scopo principale (individuare alloggio e cane) di quella che doveva essere una semplice segnalazione agli organi competenti. E, invece, no: una testata locale, pur di guadagnare qualche centinaio di visualizzazioni e qualche "like" grazie al tam tam dei social, ha fatto assurgere a "caso" nazionale un (per ora) banalissimo episodio di disturbo di quiete condominiale.  Dal momento in cui, personalmente, sono stato taggato sul post di questa presunta "notizia" mi sono attivato per conoscere, quanto meno, il civico, visto che viale Moro è una delle strade a più alta densità abitativa della Città: ma niente. Fonti sedicenti ben informate ci hanno dato alcuni numeri civici cui, al massimo, corrispondevano tranquille famiglie che non posseggono nemmeno un cane.  Ho dovuto tenere impegnate alcune pattuglie (nonostante abbiamo numeri risicatissimi di personale, circa la metà rispetto a quelli presenti fino a 10 anni fa in questo Corpo), per diverse ore e giorni, per addivenire a individuare - dopo numerosi infruttuosi tentativi - la persona che aveva "lanciato l'allarme" con una nota al giornale online BrindisiReport. La stessa Signora che ha fatto la segnalazione ci ha "garantito" che domani (mercoledì 31 luglio) avremo video e altri elementi probatori che dovrebbero dimostrare quanto accaduto e denunciato. Ah, un ulteriore particolare: la Signora ha anticipato ai miei Collaboratori che l'appartamento luogo dell'eventuale commesso delitto non è in viale Aldo Moro, ma in corte Lombardia, a 350 metri dal civico che in primo tempo ci era stato segnalato… Come potete capire, non vi è alcuna "scortesia istituzionale", da parte di questo Comando, quanto, invece, un coacervo di protagonismi da social e mancanze di professionalità da parte di altri, che hanno avuto essenzialmente il risultato di gettare fango su chi cerca, umilmente e con sforzi ininterrotti di garantire al meglio la civica convivenza…Sarebbe bastata, come quotidianamente avviene, una telefonata a questo (o altro Organo di Polizia) per arrivare al medesimo risulto con meno dispendio di risorse, più rapidamente ed evitando tanto livore urlato. Resto a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti che, al termine dell'attività di indagine, probabilmente nella giornata di domani (salvo altre dispendiose, in termini di organizzazione e tempo, "rettifiche"). Distinti saluti” .

PS. Lo scorso primo agosto il Comandante della Polizia Locale Antonio Orefice ci invia, molto gentilmente, una mail in cui riferisce dell'esito dell'intervento effettuato. "Spettabile Redazione, comunico - in anticipo rispetto alla chiusura formale delle attività di indagine - che dal materiale video (n. 5 filmati per complessivi n. 13 minuti di riprese effettuate mediante smartphone), prodotto dalla Signora che aveva inoltrato nota al giornale online BrindisiReport.it, non si evince alcun episodio di maltrattamento: almeno di tipo fisico, posto che un rimprovero/minaccia di procurare del male (ove ci sia stato, ma dai video non evincibile) non può essere ascrivibile come reato nei confronti di un essere - per quanto senziente - non umano. Resto sempre a disposizione ove lo riteniate", il testo della mail inoltrataci.

MORALE DELLA FAVOLA

Dopo i fatti, vi dico come la penso. La differenza tra chi passa il tempo nei social-bar, spesso creando ed alimentando dicerie che assurgono a verità virali e virulenti, per la condivisione massiva che se ne fa,  e chi si occupa di informazione, cioè un giornale, è tutta in una parola magica: verifica. Chi fa il giornalista ha il sacrosanto dovere di verificare ciò che pubblica, riportando fonti e documenti oggettivamente riscontrabili, a maggior ragione per le segnalazioni che arrivano in redazione: se non si hanno prove, perché non ci vengono fornite e perché non ce le andiamo a cercare, si cestina. Un principio redazionale talmente elementare che i colleghi di “Brindisi report” hanno trascurato, alimentando il Can-can mediatico suscitato pietosamente dalla lettrice, resasi responsabile, tanto quanto i colleghi giornalisti, del pressappochismo proprio di chi non si preoccupa di trovare soluzioni ai problemi che preferisce unicamente suscitare. Perché se si vuole veramente venire a capo di una situazione, come quella penosa denunciata dalla lettrice di “Brindisi report”, si forniscono riscontri circostanziati, plausibili, quindi verificabili, e non fuorvianti generalizzazioni. Almeno 4 delle 5 “double V” dell’informazione anglosassone (“chi”, “dove”, “quando”, “come”) dovrebbero essere una pratica coscienziosa del diritto di parola delle persone, soprattutto sui social: la quinta, “perché”, spetta doverosamente ai giornalisti, la cui funzione, come dimostra anche questo caso, è preziosa per la corretta formazione della conoscenza.

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Antonio Blasotta

Antonio Blasotta

Alla passione per la scrittura e la comunicazione ho dedicato il mio tempo, senza mai risparmiarmi. Così, da quando avevo 15 anni, ho scritto per diversi giornali (Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Roma), ho diretto la prima tv di Foggia, Teleradioerre; ed ho finito con il fondare la Casa Editrice "Il Castello", che, oltre ad editare diversi libri, pubblica "Il Mattino di Foggia". Divido la mia vita tra la passione editoriale e quella per la formazione relazionale e direzionale, essendo Master Trainer con licenza USA di PNL.

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