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IL PIANETA VEGA

Salvaguardare i deboli

Indossare tutti la mascherina è un gesto di civiltà, vediamo perché. Ma attenzione, lasciamo quelle chirurgiche usa e getta al personale sanitario e facciamoci delle mascherine di stoffa ecologiche e lavabili. Conteniamo il contagio per salvare le vite più fragili. Diffondiamo l'appello.

Salvaguardare i deboli

Il Coronavirus sta cambiando le nostre abitudini, ormai è innegabile. Sin dall'inizio, ci sono state voci discordanti al riguardo e ancora oggi continuano le divisioni nell'opinione pubblica, si pensi alla misura di chiudere le scuole giudicata da alcuni eccessiva e da altri necessaria mentre ci sono famiglie in difficoltà. Anche perché, per fortuna, ancora si lavora. Da un lato si minimizza troppo, dall'altro si drammatizza troppo. Recentemente i dati dell'Istituto Superiore di Sanità hanno confermato che la vita è più a rischio per anziani anche in età avanzata, con un età media dei decessi di 81 anni. Questo vuol dire forse che una vita anziana sia da poter mettere impunemente a rischio? Certamente no. E' solo una constatazione, si dice da più parti. Ma se pensiamo che l'uomo più longevo a oggi ha 112 anni, si può ben pensare che un 81enne avrebbe ancora potenzialmente davanti a sé una ventina di anni di vita, magari anche in buona salute. E poi perdere gli anziani significa perdere la memoria, così preziosa in questi anni di fretta assoluta. Oltre agli anziani però ci sono anche i giovani e i meno giovani ma ancora giovani: immunodepressi, malati oncologici e chissà quante altre patologie. Dunque occorre fare le cose con criterio. La vita non si può e non si deve fermare. L'economia non può e non deve andare a rotoli, anche se si spera che questa brutta tegola che ci è caduta sulla testa possa aiutarci a rivederne le regole. Ma in qualche modo con questo virus si deve convivere. Con serenità ma con altrettanta coscienza. Stare a un metro di distanza l'uno dall'altro? Facile a dirsi, ma non sempre a farsi. Una qualsiasi distrazione e questa misura può non dare i frutti sperati (ciò non toglie che va rispettata). Evitare luoghi affollati. Evitare riunioni e assembramenti. Ma c'è dell'altro: dobbiamo imparare a indossare la mascherina. Proprio il giorno in cui è entrata in vigore la regola della distanza di un metro, sono scesa a prendere un pacco dalla postina. Mi sono premurata di stare attenta, ma la distrazione è capitata, ho dovuto firmare, mi sono avvicinata troppo e lei mi ha praticamente espirato in faccia. Certo, mica si può impedire alla gente di respirare! Ma se almeno tutti coloro che lavorano nel pubblico indossassero la mascherina, così come quelli che maneggiano cibo, quanti contagi si eviterebbero? Non dimentichiamo infatti che c'è il tempo di incubazione e ci sono gli asintomatici, quindi se è vero che la mascherina va indossata solo dai malati per evitare di diffondere il virus, è anche vero che non sapendo se si è stati contagiati o meno è responsabilità mettere una barriera tra il nostro respiro e il mondo. Metterla in pochi non serve, metterla tutti serve a non contagiare e anche a non ammalarsi, a non far circolare il virus. E di conseguenza a non far ammalare chi è più fragile e a non intasare gli ospedali e soprattutto i reparti di terapia intensiva (che a un certo punto potrebbero dover rimandare i pazienti indietro, ci pensate? Mica in quei reparti poi ci sono solo i malati di Coronavirus). Inoltre non dobbiamo sovraccaricare i già tanto stressati medici e infermieri che peraltro sono particolarmente esposti al virus. Indossiamo tutti la mascherina (e, eventualmente, gli occhiali): è un gesto di civiltà. Chiarisco: non sono medico, non sono virologa, non sono scienziata e questa idea non è neanche mia, l'ho raccolta dalla Rete e mi sembra di grande buonsenso per cui potrei essere smentita da qualche luminare. Ma non dilapidiamo quelle chirurgiche, da lasciare al personale ospedaliero che le indossa per evitare di trasferire patogeni ai pazienti; possiamo tranquillamente farcele da soli, di stoffa (o comprarle), sono lavabili, riutilizzabili e quindi ecologiche. Su Twitter sto anche diffondendo l'hashtag #ioindossolamascherina. Che dite, mi date una mano a diffonderlo, insieme a questo appello? 

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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