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IL PIANETA VEGA

Civiltà o barbarie?

A Sangineto (CS) una manifestazione negata si è trasformata nel simbolo di una lotta per i diritti più elementari e della necessità di opporsi a gran voce a qualsiasi forma di omertà.

Civiltà o barbarie?

Il cane Angelo, prima di essere torturato e ucciso

Qualche tempo fa in un paesino del cosentino, Sangineto, è accaduto un grave fatto di sangue. Come purtroppo ne accadono tanti. La vittima non è stata un essere umano, ma un cane, un bel cane bianco chiamato Angelo - nomen omen. Quattro ragazzi, nemmeno troppo giovani per la verità, lo hanno torturato fino al triste e drammatico epilogo della sua morte. E' esagerato definire "grave fatto di sangue" e "delitto" un accaduto del genere? Io credo di no, e spero che, dopo aver letto, non lo penserete nemmeno voi lettori.
Francesco, Nicholas, Luca e Giuseppe hanno legato e impiccato questa povera creatura per poi prenderla a palate, riprendendo tutto con un telefonino e mettendo poi il video in rete. Non so che cosa si aspettassero, se qualche elogio o qualche commento positivo. Hanno ricevuto solo la reazione che una comunità sana, almeno in parte sana, può avere: sdegno, rabbia, ovviamente non sono mancati gli insulti. 
Se ne sono occupate anche Le Iene, in questo video. Personalmente il video dell'uccisione di Angelo non l'ho visto, ma ho avuto molta difficoltà a guardare quello dell'inviata Nina, la quale ha posto peraltro l'accento non tanto sull'uccisione barbara del cane, quanto sul fatto che questi ragazzi potrebbero essere pericolosi anche per le persone e potrebbero aver bisogno di un aiuto concreto che li porti fuori dal delirio di barbarie in cui sono nati, cresciuti e pasciuti. Sì, perché il problema è proprio quello: ho parlato poc'anzi, non a caso, di "comunità sana". L'Italia è, tutto sommato, un posto dove, nonostante non ci si ribelli quasi per nulla, la coscienza civica ancora esiste. Ma Sangineto? Gli abitanti di Sangineto - e non solo loro - si sono lamentati del fatto che l'intera comunità del paese sia stata sottoposta alla gogna mediatica. Io non sono d'accordo con chi fa di tutta un'erba un fascio, perché se i ragazzi hanno sbagliato, non significa che l'intero paese sia malato. Ma purtroppo il video delle Iene - e quello che è accaduto ieri - qualche dubbio lo fanno venire. Ieri, 26 novembre, nonostante una manifestazione si sia tenuta questa estate proprio a favore di Angelo lì dove è stato ucciso, si doveva svolgere un grande corteo nazionale che però non è stato permesso. Tutto è nato da una frase di Luca, uno dei quattro uccisori, formulata nel suddetto video: poiché il giovane dice di ricevere minacce attraverso varie forme, ha commentato con un "me lo dicessero in faccia, poi vediamo". Insomma, auspicava un confronto diretto. Peccato che poi non abbia voluto rispondere, a questo confronto diretto, quando l'inviata delle Iene ci ha provato. L'Italia intera allora si è mobilitata per urlare di persona la propria indignazione ai quattro esecutori, su proposta del Partito Animalista Europeo. Pullman di manifestanti sono partiti da molte regioni, da molte città, anche da Foggia e dalla Puglia. Alcuni hanno fatto oltre 10, 12 ore di viaggio per giungere in tempo per l'inizio del corteo, previsto per le 14:00. Ma una volta arrivati lì hanno trovato un dispiegamento di forze dell'ordine che ha impedito loro una manifestazione pur pacifica e autorizzata. 
Tutto ciò fa molto riflettere. Dal video di Nina si evince come quella di Sangineto sia una comunità chiusa, omertosa, spiace dirlo. Se costoro vorranno smentire, ne saremo tutti lieti e sollevati. Una comunità in cui non si permette ai quattro bulletti di assumersi le proprie responsabilità, in quanto anche se due dei quattro si erano finalmente decisi a parlare, è stato loro impedito da un parente. Una comunità in cui sembra che tutto si risolva a palate e a bastonate. Dunque ha ragione Nina quando dice che i ragazzi hanno bisogno di aiuto. Ora tutti li stanno offendendo e io che notoriamente non sono una persona offensiva, per amor di verità non posso non sentire dentro di me che tutto sommato questi insulti se li meritano. Ma la giornalista ha ragione: se li si insulta, si ripete loro che sono rifiuti, invece di dar loro un barlume di luce che li faccia ragionare sul loro gesto, questa catena di barbarie non si spezzerà mai. I membri della comunità hanno definito l'accaduto "una ragazzata" e nemmeno le istituzioni del luogo sono intervenute. Il sindaco aveva annunciato in una precedente manifestazione di volersi costituire parte civile e non l'ha fatto. I religiosi (prete e suore) non hanno voluto rilasciare dichiarazioni ai microfoni. La manifestazione che avrebbe dovuto trovare una comunità unita a sostegno della giustizia è stata impedita. Ma ciò che mi ha colpito di più è stata una frase dei carabinieri detta per invitare Le Iene a lasciare Sangineto: "andate via perché se arrivano i parenti dei ragazzi succede un casino". Ecco, io non so se avrei avuto l'aplomb di Nina e me ne sarei andata. Penso che mi sarei infervorata, sbagliando. Perché se anche chi dovrebbe difendere gli indifesi e la giustizia dice che è meglio andar via, che è meglio lasciar perdere, piuttosto che eradicare quello che è palesemente ingiusto, siamo in un sistema profondamente malato. La ovvia domanda che ci si pone allora è: chi copre questi quattro ragazzi? Alcune mie conoscenze calabresi mi hanno riferito, in tempi non sospetti, che Sangineto è tristemente nota agli abitanti della zona. La risposta dunque è quasi scontata. Ma anche se non si trattasse di malavita organizzata, bastano la copertura dei parenti protettivi a tutti i costi a far danni.
Molti si sono lamentati, non solo a Sangineto - ieri facevo discussione su Facebook con un tale che diceva di essere di Milano - sostenendo che si fa tanto chiasso "solo per un cane". Ovviamente quel "solo un cane" era una vita, e come tale andava difesa e rispettata. Ma prendiamo atto del fatto che, ancora nel 2016, uccidere un animale non venga considerato un'azione di una cattiveria inaudita (ancor più perché la vittima è un innocente) ma soltanto una "ragazzata fatta per ridere" e giustificata dal fatto che muoiono anche tante persone e bisogna pensare prima a loro invece di preoccuparsi tanto per un animale. Il punto è che non si tratta "solo" di un cane, si tratta di civiltà. La battaglia per Angelo non è solo una battaglia animalista, come i più ritengono, bensì è una battaglia per la civiltà. Ieri non si doveva manifestare "solo" per il cane Angelo, ma anche per il senso civico, la giustizia, l'etica, dunque per tutti noi. Perché se non ci rendiamo conto che uccidere, soprattutto in questo modo, che si tratti di Angelo, Spike, Pilù, Fortuna, senza distinzione alcuna di specie, abbiamo smarrito qualcosa di importante, di profondamente umano. 

Inoltre fa male pensare che proprio le forze dell'ordine, che avrebbero dovuto consentire il corretto e pacifico svolgimento di una manifestazione autorizzata, hanno preferito fermare chi era nel giusto difendendo, di fatto, chi è nel torto. Fa male pensare che proprio loro hanno vietato l'esercizio di un diritto costituzionale (Articolo 17 della Costituzione italiana) e che proprio chi da professione e giuramento non dovrebbe aver paura, ha avuto paura di chissà quali conseguenze. Esistono contesti in cui la presenza istituzionale sembra solo formale, in cui sembra ci siano altri poteri a gestire effettivamente il territorio. Ancor più, dunque, la manifestazione negata diventa simbolo di una lotta per la civiltà contro la barbarie di chi, abbandonato ogni senso morale (parola che a tanti, oggi, va di traverso), pensa di poter disporre della vita altrui (umana, animale) restando poi impunito. Gli interrogativi allora sono tanti. Uno l'abbiamo già formulato: chi copre questi ragazzi? E ancora, quali ritorsioni si temevano? Che cosa sarebbe successo se i manifestanti fossero stati lasciati entrare nel centro abitato? Domande destinate a rimanere, forse, senza risposta, almeno fino a quando chi dovrebbe intervenire perché ha il potere di farlo, non lo farà, piuttosto che lasciare noi cittadini onesti in balia di tutto questo marciume, mettendo il bavaglio a chi reclama soltanto un po' di giustizia. 

Certo, Angelo era "solo" un cane. Ma pensate che sarebbe stato diverso, se fosse stato un uomo?

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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