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IL PIANETA VEGA

A Taranto si muore anche per i pesticidi: una doverosa riflessione sul biologico si impone.

La media dei tumori del sangue a Taranto è più alta del 30% rispetto alla media nazionale, complice l'uso smodato di fitosanitari. Ma è possibile un'agricoltura del tutto bio?

A Taranto si muore anche per i pesticidi: una doverosa riflessione sul biologico si impone.

Lotta gentile ai parassiti. Un dovere, una necessità.

Il legame fra alimentazione vegana e filiera biologica è molto stretto. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che la dieta vegana è associata a uno stile di vita più salutare e al fatto che molti scelgono di diventare vegani per questioni di salute; inoltre i vegani sono in media più attenti di chi consuma prodotti animali a quello che mangiano e più inclini alla lettura delle etichette e alla provenienza dei cibi. Magari è anche una scelta di marketing, infatti sino a quando gli alimenti completamente vegetali non sono sbarcati nei supermercati i vegani erano quasi costretti a fare la spesa nei negozi biologici (certo, escludendo alimenti "basic" come legumi, frutta e verdura). Sono però sempre di più i consumatori che scelgono il bio anche se non vegani ritenendo che avranno comunque ricadute positive sulla salute. In realtà credo che sia una falsa illusione: il problema per la salute non è tanto (o solo) mangiare carne biologica o uova da allevamento a terra di galline alimentate con mangimi biologici, il problema è proprio mangiare carne, pesce e derivati animali, così pieni di ormoni e antibiotici o di metalli pesanti ma anche di sostanze poco utili se non dannose per il nostro organismo e anche della paura e della sofferenza registrate in ogni cellula del povero animale ucciso.

Abbiamo però un nemico comune, carnivori, vegetariani e vegani, ossia i trattamenti chimici a cui sono sottoposti i vegetali che poi mangiamo. Purtroppo la recente cronaca ha svelato che a Taranto non si muore solo di Ilva, ma anche di pesticidi e fertilizzanti: addirittura in quest'area le malattie del sangue arrivano a incidere per 30 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Dato che spaventa, soprattutto in una terra già martoriata dall'inquinamento ambientale al quale si aggiunge ora quello chimico. E certamente non si tratta dell'unica zona colpita da questo flagello.

Non me ne vorrà dunque il Dott. Michele Panunzio se riprendo un argomento che ha trattato appena una settimana fa qui, ma la notizia riguardante Taranto mi ha colpita e credo che la questione vada affrontata anche da un punto di vista di scelta cruelty free e dunque non soltanto da una prospettiva salutista e salutare (per quanto volersi bene sia una parte, anche molto importante, del vivere senza crudeltà: qualcuno diceva "ama il prossimo tuo COME te stesso", e dunque si possono amare gli altri partendo da quanto e come ci si ama e rispetta).

Scegliere di mangiare biologico è dunque in fondo una piccola rivoluzione. Piccola, perché i numeri di chi mangia bio sono ancora tali, e non certo perché ai consumatori non piacerebbe comprare bio, ma perché tali prodotti hanno un costo spesso proibitivo, soprattutto se si parla del bilancio non di un single benestante, ma di una famiglia più o meno numerosa. Eppure i bambini andrebbero tutelati più di tutti. Certo, nel lungo termine quella spesa in più potrebbe avere le sue ricadute anche in senso economico, ma forse più collettivo che individuale, grazie a una riduzione di tante malattie degenerative o tumori scientificamente connessi all'uso di pesticidi e altri agenti chimici con conseguente riduzione del costo sociale e socio-sanitario di tale conquista. Anche per il singolo le ricadute sono positive, ma qui le variabili in gioco sono talmente tante che pochi sono interessati a spendere un po' di più per qualcosa che potrebbe accadere come potrebbe non accadere, mentre l'argomento del peso collettivo delle scelte individuali è ancora ignorato dai più. Forse maggiore attenzione suscita il peso ambientale dell'uso dei vari anticrittogamici e pesticidi che purtroppo oltre a penetrare nella pianta impoveriscono i terreni e quindi c'è proprio una necessità, anche piuttosto urgente, di evitare che questo accada, a fronte poi di una necessità sempre crescente di cibo per sfamare l'intera popolazione del pianeta. Bisogna cambiare atteggiamento verso l'agricoltura, anche ad esempio favorendo le colture locali ed evitando i grandi spostamenti di alimenti da una parte all'altra del mondo, con ulteriori emissioni di gas serra. Ma per fare questo occorrerebbe cambiare l'approccio stesso del consumatore a quello che compra: bisogna preferire, oltre alle colture locali, quelle di stagione. Vero è che, in fondo, è difficile riabituarsi a non avere il pomodoro tutto l'anno, o la banana e altra frutta tropicale come l'ananas. In questo discorso poi entrerebbero anche questioni legate alla sussistenza dei coltivatori di questi frutti, quindi non sto dicendo che dobbiamo tornare al mondo precolombiano. Ma è importante iniziare a fare un'agricoltura più sostenibile, meno "chimica". Anche perché questo gioverebbe non solo all'ambiente, ma anche alle persone che si trovano dall'altra parte della filiera, quelle che coltivano, per le quali l'esposizione agli agenti chimici può provocare importanti patologie di difficile cura. Quindi: non si tratta di rinunciare a questo o a quel frutto o ortaggio, si tratta di prediligere i piccoli produttori rispetto alle grandi multinazionali del vegetale. Altro aspetto importante è il grande danno che i pesticidi stanno facendo sugli insetti impollinatori (e finiti quelli, finita la festa, per tutti, uomini, piante e animali. Il pianeta morirà).

La vicenda tarantina poi colpisce ancora di più se consideriamo che in base ai dati pubblicati nel 2015 dall’ISTAT sull’utilizzo di prodotti fitosanitari in Italia non solo il trend è in calo nel periodo 2002-2013, ma questi vengono usati soprattutto al Nord dove sono impiegati per il 53,1% contro il 34,6% del Sud e il poco più del 12% del Centro. L'Italia comunque resta il maggior utilizzatore di pesticidi in Europa: l'allerta viene dal WWF e da Science

Tuttavia anche sulla questione pesticidi occorre fare informazione corretta: non si può negarne la tossicità, è vero, e anzi questa va denunciata, ma non si deve dimenticare nemmeno che fare una battaglia a favore del biologico senza se e senza ma fa dimenticare che è stato proprio l'uso dei pesticidi su larga scala a permettere una produzione agricola altrettanto vasta e che permette a tutti noi finanche di sprecare cibo ogni giorno. Prima che essi comparissero, l'agricoltura era sempre soggetta a crisi di varia natura con conseguenti carestie (anche se ovviamente gli insetti e i parassiti vari non sono l'unica causa di crisi agricole). Siccome ultimamente c'è molta tendenza a battersi per una causa in maniera un po' "mulesca", iniziando cioè battaglie che non fanno altro che provocare vacue contrapposizioni abbassando la testa e puntando i piedi, bisogna piuttosto cercare seriamente alternative e lavorare per un biologico che davvero permetta di sconfiggere il rischio di perdita di colture. Infatti sulle nostre tavole c'è ampia varietà di scelta perché il biologico comunque è ancora confinato fra le colture di nicchia, sebbene sempre più diffuso, ma cosa accadrebbe se si usassero solo metodi biologici in tutto il mondo? Fare a meno della lotta chimica si può, e l'agricoltura sinergica e biodinamica può dare grandi risposte in tal senso. Certo, è una bella sfida, che occorre raccogliere. Ma l'uomo, sin da quando esiste, ha sempre fatto questo: ha trovato soluzioni ai problemi. E ora insetticidi vari sono diventati, da aiuto, un problema, peraltro da risolvere al più presto.

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Alessia Roberta Scopece

Alessia Roberta Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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