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IL PIANETA VEGA

Harambe, l'ennesima tragedia degli zoo

Pochi attimi di distrazione, un bambino nella gabbia del gorilla, l'abbattimento dell'animale. L'opinione pubblica si divide mentre i genitori finiscono sotto inchiesta. E noi?

Harambe, l'ennesima tragedia degli zoo

Harambe

In questi giorni si è fatto un gran parlare dell'uccisione di Harambe, il gorilla dello zoo di Cincinnati che si temeva potesse a sua volta uccidere un bambino caduto nella sua gabbia, sfuggito al controllo dei genitori. Il fronte animalista è insorto ritenendo tale decisione inutile, azzardata e come sempre a discapito del più debole; quello umanista a sua volta non si capacita di come un gorilla possa essere ritenuto più debole e più prezioso di un bambino di quattro anni. In tutto questo, i genitori: appellati come inadeguati, disattenti, incoscienti. Fra l'altro mamma e papà del piccolo ora sono sotto inchiesta, perché si potrebbe ravvisare l'ipotesi di negligenza. Tali indagini sono partite anche a seguito della petizione online "Giustizia per Harambe" che in poco tempo ha raggiunto oltre 100.000 firme. Tragedia che, secondo alcuni testimoni, non si poteva evitare in quanto il gorilla era stato inizialmente protettivo verso il bambino ma poi si è spaventato a causa della folla urlante. Mettiamoci nei panni del gorilla per un momento. Lui non ha gli strumenti cognitivi che abbiamo noi, non sa che cosa sia questo essere improvvisamente piovutogli nella gabbia. All'inizio lo prende, lo coccola, poi vede che tutti urlano, si dimenano, si spaventano. Cosa pensereste voi? Che evidentemente è qualcosa di pericoloso e che quindi va eliminato. Logico. 

Altri testimoni ritengono che invece la cosa si poteva evitare perché pare che il bambino avesse addirittura avvisato dell'intenzione di scavalcare. Come sia andata davvero, non è lecito saperlo; quel che è certo, al netto degli auguri di morte che purtroppo sono stati rivolti a genitori e personale dello zoo se non a tutto il genere umano, è che non si portano i figli allo zoo se non si hanno dieci paia di occhi a guardarli: è andata bene che il bambino sia caduto nella gabbia del gorilla. E se fosse caduto in quella della pantera? 

Tanti anni fa anche i miei mi portarono allo zoo, quello di Falconara. C'era appunto una pantera. E' bastato che mio padre passasse vicino con la borsa frigo che l'animale, con un artiglio (!), riuscisse a romperla. Se un bambino si fosse avvicinato troppo alla gabbia, probabilmente si sarebbe ritrovato senza viso o con un arto squarciato (da sottolineare che le unghiate dei grossi felini portano gravi infezioni). Quindi sì, la tragedia di Harambe si poteva evitare, per due motivi che non c'entrano nulla con l'idea che il bambino non andava salvato: il primo è appunto la disattenzione colpevole dei genitori, checché ne dica la madre che "gli incidenti succedono"; il secondo è che, a monte, gli zoo non dovrebbero esistere! Penso che i tanti che si sono schierati a favore del bambino - giustamente - non dovrebbero però porsi contro chi difende il gorilla. E' per il bene di noi tutti come genere umano che, piuttosto, dovremmo far fronte comune nel dire che questo ennesimo martire degli zoo e del divertimento umano debba essere l'ultimo, che le gabbie vanno aperte laddove si può, che si deve avviare necessariamente una transizione verso la liberazione delle specie in cattività e mai più chiudere alcun animale in gabbia. Questo è ciò che bisognerebbe fare, uniti, non prendersela, divisi, con chi voleva salvare o la capra o il cavolo!

Giustamente la mamma del bimbo ha ringraziato Dio per la salvezza del figlio; ma non credo, sapete, che Dio sia poi così contento del trattamento riservato a tanti animali (non era proprio il caso di Harambe, nato in cattività e destinato a ripopolare la sua razza, ma il cuore del discorso non cambia) da questa specie che si ritiene superiore a tutto e a tutti. Magari avremo anche una filiazione divina, ma quanto poco la rispettiamo.

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Alessia Scopece

Alessia Scopece

Artista, scrittrice di saggi e giornalista pubblicista, autrice radio-tv, nonché convinta vegana. Un po' Alex in Monsterland, un po' Lilac Aysel, nasce nel 1982 in un giorno di mezzo inverno. Attualmente vive su un asteroide, anche se ogni tanto si aggira sul pianeta Terra dove vivono famigliari e amici. Ha due lauree (per la terza ci stiamo lavorando), un diploma in fumetto, tanti anni di studio del pianoforte, un'associazione chiamata "LunaCometa" che si occupa della diffusione di stili di vita etici e sostenibili e di vegan lifestyle nonché del sostegno a persone disagiate. Ama gli arcobaleni, gli animali, i viaggi, le persone gentili, le stelle ed è cittadina onoraria di Vega, piccolo pianeta ubicato un po' più in là dell'Isola-che-non-c'è dove tutti sono cruelty-free. Dalla prospettiva delle immensità siderali si è resa conto che il pianeta Terra è il più bello che esista. Per questo motivo vi parlerà di Vega: per imparare che la Terra e quanto contiene meritano tanta cura, tanto rispetto e protezione e tanto amore.

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