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Le nuvole parlanti

Dietro le quinte di "Diabolik" con Simone Silvestri

Simone, che oltre all'impegno per i Manetti è anche fondatore insieme a Vito Picchinenna della Palantir Digital, con il suo lavoro ci permette di comprendere meglio la magia che si compie sul set.

Dietro le quinte di "Diabolik" con Simone Silvestri

Il suo è un percorso professionale importante, ha fatto molta gavetta, a dimostrazione che nulla è casuale o regalato, solo il  lavoro costante e impegnato riesce a dare frutto. Non solo magia del cinema nel libro di Silvestri, ma anche quella delle sue fotografie, suggestive, bellissime, che però lasciano comprendere quanto dietro ci sia un progetto curato fin nei minimi particolari.

"Realizzando Diabolik”, il libro con il racconto fotografico del dietro le quinte del film e l’introduzione firmata dai fratelli Manetti, edito dalla NPE Edizioni, è una di quelle pubblicazioni che un "diaboliko" fan non può non avere. Il film su Diabolik è stato un vero e proprio evento, ormai molti di noi avevano perso la speranza, viste le molte volte che sono state lanciate proposte di vario tipo, tra cui una serie televisiva evento di cui abbiamo visto solo uno spot. Poi…personalmente avevo perso le speranze che Diabolik sarebbe finito nelle mani così splendidamente pop e anni '70 dei Manetti Bros.  Simone Silvestri, supervisore degli effetti visivi e collaboratore di lunga data dei Manetti, ha ben pensato di documentare tutto il set e ne è uscito un libro con ben trecento pagine di suoi scatti (ovviamente ne ho preso subito una copia)... Roba da acquolina in bocca per noi nerd!  Simone, che oltre al lavoro per i Manetti è anche fondatore insieme a Vito Picchinenna della Palantir Digital, con il suo lavoro ci permette di comprendere meglio la magia che si compie sul set.  Il suo è un percorso professionale importante, ha fatto molta gavetta, a dimostrazione che nulla è casuale o regalato, solo il  lavoro costante e impegnato riesce a dare frutto. Non solo magia del cinema nel libro di Silvestri, ma anche quella delle sue fotografie, suggestive, bellissime, che però lasciano comprendere quanto dietro ci sia un progetto curato fin nei minimi particolari.

Simone complimenti per il libro "Realizzando Diabolik", l'ho comprato e ne sono felice. Da fan poter vedere le immagini della produzione del film mi è piaciuto molto. Come è nata questa pubblicazione?

Iniziamo col dire che il film sarebbe dovuto uscire nel 2020, ma il lockdown ha fatto ritardare tutto di un anno. Il libro  è nato per merito della pausa forzata, ad un certo punto lavorando da remoto ho iniziato a mettere insieme e a  dare ordine e senso alle foto che avevo fatto e che  rappresentano il modo in cui io ho vissuto sul set. Immaginavo di farne un libro ricordo da regalare alla troupe, l'idea è piaciuta molto ai Manetti e ne è nato il libro.

Il tuo è un lavoro molto particolare e impegnativo, potresti parlarmene?

Faccio la supervisione degli effetti visivi, e parte del mio lavoro consiste nello stare sul set, e successivamente seguire gli artisti nella parte della post produzione. Uno degli aspetti più belli di questo lavoro per me è la preparazione, le riunioni, le fasi creative, vivere sul set quei momenti incredibili.

Cos'è il cinema per te?

Il cinema per me è magia, personalmente non amo particolarmente il cinema realistico anche se lo apprezzo.

Invece che pensi dei fumetti? Tu che hai avuto la fortuna di essere sul set del film più atteso da noi fan...

Sono un lettore con poco tempo. Da bambino ne ho letti parecchi, faccio parte della generazione dove i cugini grandi li passavano ai più piccoli, ovviamente cose tipo Corriere dei Piccoli, la Pimpa,Marvel, Dc , Tex, Mister No, Diabolik ogni tanto.

Mi è piaciuto molto il film, ottime le ricostruzioni degli ambienti

Ai Manetti piaceva l'idea di essere location vere, reali, che aiutano molto anche gli attori e per questo abbiamo lavorato in orari assurdi e esposti alle intemperie!

La scelta del cast è stata molto azzeccata, la Leone in particolar modo è una Eva perfetta...

Miriam Leone è Eva Kant, lo ha detto anche Facciolo, lo storico disegnatore di Diabolik, appena l'ha vista, ma è stato molto apprezzato anche Luca Marinelli.

E' già trapelata la notizia che Marinelli non sarà presente nel secondo film

Si, Marinelli non potrà esserci, ma avremo l’italo-canadese Giacomo Gianniotti, una delle star di Grey’s Anatomy.

Fare un film su Diabolik è sempre un terreno pericoloso, noi fan siamo molto attenti e anche abbastanza critici, ad esempio io non ho apprezzato molto la pellicola precedente, la regia di Bava mi è piaciuta ma gli interpreti erano poco adatti a mio parere.

Con Diabolik siamo andati a toccare qualcosa di sacro, l'importante è avere il massimo rispetto cercando di non tradire la visione che uno ha. Da una parte ci ha aiutato il lockdown perché abbiamo avuto tempo per limare al meglio tutto, dall'altra parte eravamo snervati dall'attesa perchè era preparato tutto da molto prima, il ritardo è stato di un anno. Poi ovviamente si può criticare il lavoro di chiunque, perché quando uno crea si mette in gioco.

Come mai hai pubblicato il libro con la Npe?

La Npe aveva già pubblicato delle cose di Diabolik, in qualche modo ha rapporti con Astorina, quindi è stata una scelta naturale.

Tu ormai sei con i Manetti Bros da tanto tempo...

Ormai lavoriamo insieme da vent'anni, io con il mio socio della Palantir Digital, Vito Picchinenna e il montatore Federico Maria Maneschi siamo tra i più longevi collaboratori.

Come è iniziato il vostro rapporto lavorativo?

Facevo grafica, ho un percorso un po' mio di formazione. Ho conosciuto Marco e Antonio grazie a G-Max dei Flaminio Maphia, un gruppo musicale italiano di genere hip hop, io all'epoca mi occupavo delle copertine dei loro cd.Capitai sul set dei Manetti che stavano girando il loro videoclip e i Flaminio mi hanno presentato. Abbiamo scambiato due chiacchiere su cinema e effetti visivi ed è nata la collaborazione. Loro avevano appena girato la prima stagione di Coliandro subito dopo Zora la vampira, e dopo diversi videoclip con loro realizzai Piano 17, un piccolo film girato tra amici, nel cast figuravano attori che fanno parte del gruppo di Coliandro: Morelli, Silvestrin, Mastandrea. Per questo film fui candidato alla prima delle mie quattro candidature ai David di Donatello in maniera del tutto inaspettata. Da lì poi è nata la collaborazione fissa per tutti i loro lungometraggi.

Al momento quali sono i tuoi impegni?

Dopo il film di Diabolik abbiamo fatto un'altra serie di Coliandro, anzi per la prima volta sono stato a casa Coliandro; io in genere vado sul set per realizzare effetti visivi.

L'Ispettore Coliandro è una serie molto amata...

Coliandro è la serie più seguita dai veri poliziotti, pensa che quando abbiamo girato a Bologna  mi hanno spiegato che i poliziotti ci si riconoscono molto, per via della specificità del personaggio.

Che sensazioni dà lavorare nel cinema?

Non sempre si riesce a far quadrare tutto, il cinema è un'arte alchemica in cui tante piccolissime cose devono andare nel modo giusto.

Che tipo di formazione hai?

Ho frequentato il liceo artistico, poi autodidatta di varie formazioni trasversali, grafica, foto, riprese. Aldilà della formazione è importante anche la capacità di stare sul set, occorre empatia, ad esempio sapere quando è il momento di scattare una foto senza disturbare. Il set è vivo, ha delle pause e bisogna tacere. Anche i Manetti nascono così, hanno fatto molta gavetta. Imparare il mestiere sul campo, sentire la fatica, ti dà una marcia in più, soprattutto quando lavori con certe produzioni indipendenti che vivono della capacità di ottimizzare tempi e costi. Qualche volta mi è capitato di collaborare con importanti produzioni internazionali e lì ti rendi conto della grandezza ma anche degli sprechi. 

Per concludere...potremmo avere qualche anticipazione sul secondo film di Diabolik?

Anticipazioni purtroppo non ne posso fare, però posso dirti questo:  la cosa bella che trovo in tutti i seguiti delle varie storie del cinema è, da spettatore, che quel mondo, quei caratteri e quelle dinamiche ti sono già state presentate nel primo capitolo, di conseguenza ti trovi subito al centro dell'azione ed è interessante scoprire, addentrarsi in maniera più approfondita nel percorso dei vari personaggi... e credo che Diabolik 2 abbia queste componenti.

Che consigli daresti a chi vuole fare la tua professione?

Nel nostro lavoro ci sono tantissime specifiche anche diverse tra loro: dalla pittura digitale all'animazione dei personaggi generati al computer o la creazione di elementi come fuoco, acqua, esplosioni oppure rimozioni di elementi indesiderati, fino alla composizione finale di una immagine che verrà percepita dal pubblico come reale...è una vera e propria arte. Esistono tanti corsi e scuole, anche molto valide, sia in Italia che all'estero, in grado di fornire gli strumenti e le conoscenze che servono per entrare nell'industria dell'intrattenimento. Credo però che la cosa più importante, come per molti lavori creativi, sia andare oltre la superficialità; guardare tanti film, giocare ai videogame o leggere fumetti, ma anche osservare la realtà con occhio attento. Ecco questo "gusto estetico, appassionato e curioso" non te lo può insegnare nessuna scuola: va coltivato.

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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