Cerca

Le nuvole parlanti

Tra le "Lamiere" della Storia, il fumetto di Lucio Ruvidotti che sa di jazz

La sua è una passione per il fumetto coltivata negli anni e poi portata avanti con serietà e dedizione. Mentre prepara la tesi di laurea in Filosofia si diploma alla Scuola D’Arte Applicata del Castello Sforzesco, dove hanno studiato molti altri disegnatori famosi

Tra le "Lamiere" della Storia, il fumetto di Lucio Ruvidotti che sa di jazz

Il libro su Miles arriva non a caso; dal padre Diego, trombettista, Lucio ha ereditato la passione per il jazz che ha permesso alla sua opera di assumere un'intensità particolare

Autore sensibile e appassionato, Lucio Ruvidotti, classe 1986, è uno dei disegnatori più apprezzati degli ultimi anni. Insieme a Danilo Deninotti e Giorgio Fontana fa parte del Collettivo Csrgo e con loro realizza reportage a fumetti per Pagina99, oltre ad aver pubblicato "Lamiere. Storie da uno slum di Nairobi" per la Feltrinelli Comics, frutto di un viaggio con la ONG Rainbow for Africa. È autore e disegnatore di "Miles. Assolo a fumetti", una graphic che racconta la musica e la vita di Miles Davis, pubblicato da Edizioni BD. 

La sua è una passione per il fumetto coltivata negli anni e poi portata avanti con serietà e dedizione. Mentre prepara la tesi di laurea in Filosofia si diploma alla Scuola D’Arte Applicata del Castello Sforzesco, dove hanno studiato molti altri disegnatori famosi. Il libro su Miles arriva non a caso; dal padre Diego, trombettista, Lucio ha ereditato la passione per il jazz che ha permesso alla sua opera di assumere un'intensità particolare. Il libro "Lamiere", invece, ha il potere di mettere in discussione le nostre certezze, di scuotere le coscienze, merito del testo ma anche della scelta cromatica fatta da Ruvidotti, che è riuscito a far comprendere a tutti noi la realtà tragica degli slum africani attraverso un'alternanza di cromatismi intensi, restituendo su pagina il rovescio esistenziale di un'Africa tragicamente viva.


Qual è stato il tuo percorso di studi prima di diventare fumettista?

Nonostante la passione per il disegno ho aspettato molto prima di iniziare a studiarlo seriamente. Durante l’università mi sono iscritto al corso di fumetto della Scuola D’Arte Applicata del Castello Sforzesco, dove ho studiato con Lorenzo Sartori, Salvo D’agostino, Matteo Piana e Giorgio Pelizzari. Mi sono diplomato mentre preparavo la tesi in filosofia.

Tu sei nato negli anni del boom di Dylan Dog, adesso sembra che ci sia meno interesse per i fumetti seriali, la graphic invece è in crescita…

Non sono un esperto, ho esperienza diretta solo come autore. Quello che mi sembra di capire è che in libreria adesso c'è un mercato in espansione, ma comunque ancora molto piccolo nel suo complesso. Credo che il problema di fondo sia che in Italia si legge poco in generale e fumetti ancor meno. Sarebbe bello che, come in Francia, si formi una cultura dell’intrattenimento più varia e alta, che comprenda anche il fumetto come medium diffuso.

Quali sono gli autori che ti hanno influenzato artisticamente?

Credo di aver sviluppato un mio stile in maniera abbastanza autonoma. Ma se penso a degli autori che rappresentano per me un punto di riferimento mi vengono in mente tra i contemporanei Manuele Fior, David Mazzucchelli, Lorena Canottiere, David Aja, Paul Azaceta, e del passato sicuramente Hugo Pratt, Attilio Micheluzzi e Dino Battaglia.

Qual è il tuo rapporto con chi si occupa della sceneggiatura?

Mi capita di lavorare sia come autore completo, come ho fatto su “Miles, assolo a fumetti” (Edizioni BD 2018), che come disegnatore, su sceneggiatura di Danilo Deninotti e Giorgio Fontana. Con loro due da anni porto avanti un progetto di giornalismo a fumetti e lavoriamo come un collettivo: la parte iniziale, di ricerca, lavoro sul campo, interviste, interpretazione viene fatta insieme, poi loro si occupano di trasformare tutto in sceneggiatura e io di elaborarla in forma disegnata. Ormai abbiamo un livello di sinergia molto alto e di fiducia reciproca, per cui anche su sceneggiatura e disegno c’è un continuo scambio e rielaborazione del materiale… è una collaborazione molto stimolante.

Come è nato il libro su Miles Davis?

Ho sempre avuto una passione per il jazz, anche perché vivo un po’ immerso in quel mondo – mio padre Diego è un trombettista e la mia compagna Irene Natale una cantante. Quando è nata l’occasione di proporre a Edizioni Bd una biografia a fumetti su un musicista ho attinto a questa passione e ho iniziato a progettare il fumetto su Miles Davis. Perché proprio Miles? Sicuramente perché il suono della tromba, nel mio immaginario, è il suono principe del jazz e nello specifico la tromba di Miles mi ha sempre colpito particolarmente. Se aggiungiamo quanto sia stata follemente piena la sua vita e la sua esperienza artistica… la scelta è fatta.

Cosa hai voluto mettere in luce di Miles Davis nel tuo libro?

Durante la fase di ricerca e studio, ho letto una recensione di Fred Kaplan (https://slate.com/culture/ 2016/03/don-cheadles-miles- ahead-and-ethan-hawkes-born- to-be-blue-reviewed.html) sul film “Miles Ahead” di Don Cheadle che sostanzialmente diceva quanto fosse facile trovare film che parlano della vita di grandi musicisti senza riuscire a raccontarne la musica. Ho trasformato questo spunto in una sfida: provare a raccontare la musica di Miles a fumetti. Così ho diviso il libro in capitoli – uno per ogni svolta artistica di Miles, ho scelto degli aneddoti tratti dalla sua autobiografia e gli ho usati come materiale narrativo per poi usare la peculiarità del linguaggio del fumetto per disegnare la sua musica. 


Lamiere è un libro che emoziona molto e ti lascia la sensazione di sconforto. Sinceramente vedere quelle immagini, leggere che vivono letteralmente nel fango mi ha sconvolto. Ho notato la scelta che hai fatto nella colorazione puoi parlamene?

Sono partito per Nairobi nel marzo 2018 con il pregiudizio che sarei stato invaso dai colori africani, che avrei ritratto con caldi colori a tempera. In realtà sono arrivato di notte, in un aeroporto simile a tutti gli aereoporti e le prime sensazioni sensoriali sono state olfattive più che visive. Il giorno dopo ho scoperto una città principalmente grigia d’asfalto e marrone di terra. A questo si è aggiunto il contesto difficile che ho incontrato con Giorgio e Danilo, la realtà degli slum. Così ho raddrizzato il mio punto di vista e ho deciso sul piano stilistico di usare un colore digitale, piatto, scelto in modo funzionale alla narrazione: spento per rappresentare la città, tendente al marrone-rossiccio quando si varca il confine di Deep Sea (lo slum o meglio il kijiji che abbiamo conosciuto), esagerato e pop per i momenti drammatici, lasciando a comparse più o meno frequenti di colori molto accesi il ruolo di fare da richiami per segnalare qualcosa – per esempio l’azzurro intenso della veste di Ettore Marangi, uno dei protagonisti del libro, sempre portatore di sorriso e speranza.

Per Miles invece che scelte stilistiche hai fatto?

Ho affidato principalmente a colore, composizione e ritmo narrativo il compito di trasmettere l’evoluzione musicale di Miles. È stato molto divertente provare a sperimentare con il linguaggio del fumetto, che ha un potenziale immenso, per raccontare un elemento che il fumetto non ha: il suono. Spero di esserci riuscito almeno in parte.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando, piuttosto lentamente ammetto, a un nuovo fumetto e a dei libri illustrati per bambini. Ma è troppo presto per dire qualcosa di più concreto.


Con il Collettivo che impegni avete in programma?

Con Danilo e Giorgio dopo “Lamiere. Storie e da uno slum di Nairobi” (Feltrinelli 2019) ci siamo presi una piccola pausa. Ora stiamo tenendo un seminario sul fumetto di realtà alla Holden di Torino e da qualche mese abbiamo ripreso a lavorare su alcune storie, ma sono in fase decisamente embrionale. Invece “Lamiere” sarà in mostra a Pisa a Palazzo Blu, all’interno della mostra “Connessioni. Raccontare la speranza”, si inaugura il 23 aprile! (https://palazzoblu.it/mostra/ connessioni-raccontare-la- speranza/)


Quanto l'impegno civile influenza la tua arte?

In maniera indiretta, moltissimo. Ma in questo momento non posso considerarmi un attivista in senso stretto. Credo che l’impegno e la cura con cui porto avanti il mio lavoro come fumettista rifletta il mio impegno quotidiano nella società. Ho fiducia nel cambiamento che si crea a catena a partire dalla condivisione di singole rivoluzioni individuali. Questo non vuol dire che non mi interessino questioni sociali e politiche ampie, anzi, spesso trovano spazio anche nei miei fumetti. Ma è l’ambito “locale” quello credo abbia il potenziale di miglioramento più alto anche a livello “globale”. Per fare un esempio. Con “Lamiere” sicuramente abbiamo contribuito a dare un sostegno all’operato di Raibow 4 Africa, la ONG che abbiamo seguito a Nairobi e alle iniziative di Ettore Marangi a Deep Sea, oltre che fare informazione sulle condizioni di vita inaccettabili a cui molte persone sono sottoposte. Ma sono le relazioni che si sono create con le persone che ho conosciuto a Nairobi e il mio impegno nei loro confronti, gli aspetti che ritengo più importanti.


Che consigli daresti ad un giovane disegnatore?

Anche se non sono più così giovane anagraficamente mi sento ancora piuttosto giovane professionalmente, quindi mi viene strano rispondere a questa domanda.  Sicuramente quello che ha me è servito e continua a servire è: avere pazienza, provare a lavorare e migliorarmi con costanza, trovare bravi maestri e collaboratori e cercare faticosamente una propria voce che scaturisca dal percorso e impegno personale, piuttosto che da mode o esigenze di comodo.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione