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Le nuvole parlanti

Kanjano, il siciliano che "sposò" Foggia raccontando a fumetti l'impegno civile e l'inclusione sociale

Pur essendo catanese, Giuliano Cangiano ha un legame molto particolare con Foggia, ha  sposato una nostra concittadina e per alcuni anni è stato titolare del ristorante "Fourquette", proprio vicino alla sede della Facoltà di Lettere.

Kanjano, il siciliano che "sposò" Foggia raccontando a fumetti l'impegno civile e l'inclusione sociale

Del fumetto ha fatto uno straordinario impegno per le battaglie sociali e per l'inclusione: temi al centro anche del seminario che ha tenuto venerdì scorso sul canale YouTube di UniFg, insieme a Danilo Deninotti

Parliamo, però, di Kanjano (nome d'arte di Giuliano Cangiano) autore e fumettista. Laureato in Filosofia con una tesi su Andrea Pazienza, ha lavorato come autore satirico per L’Erroneo, Pizzino, Emme (L’Unità), Paparazzin (Liberazione), Il Male e L’Antitempo. Ha pubblicato, con Gianluca Ferro, “L’estate di Michele” per Sergio Staino e “Jano&Drilla” per Ded’A Edizioni. E’ stato direttore editoriale di “Mamma!”, testata di giornalismo a fumetti e satira. Tra il 2012 e il 2013 ha pubblicato con l’amico giornalista Carlo Gubitosa “La mia terra la difendo” per Mamma! Libri e “Ilva, comizi d’acciaio” per Becco Giallo, un libro importante che non fornisce una visione propria del caso, ma cerca di fare chiarezza su quanto è successo, un vero e proprio reportage giornalistico a fumetti. Insieme a Danilo Deninotti fa inoltre parte dell'eccezionale team di lavoro del progetto "La SMAgliante Ada", realizzato dall’Associazione Famiglie SMA, dai Centri Clinici NeMO specializzati nella cura delle malattie neuromuscolari, con Roche Italia. Il fumetto racconta la vita di Ada, una cagnolina affetta da Atrofia Muscolare Spinale che vive le sue avventure su una carrozzina elettrica rosso fuoco. Il linguaggio del fumetto iventa con Ada strumento per educare in modo semplice e creativo, raccontando in cinque storie la quotidianità del gioco, della scuola, dello sport, degli amici e della famiglia, tutte con l’obiettivo di educare all’inclusione. Giuliano sta anche per intraprendere, sempre insieme al suo amico e sodale Deninotti, una nuova avventura, quella di entrare a far parte della La Revue Dessinée Italia, un progetto editoriale fratello La Revue Dessinée francese.

Giuliano, so che hai un legame molto speciale con la nostra citta...

In realtà devi sapere che io sono di Catania, ma ho vissuto a Foggia. Per alcuni anni sono stato proprietario con mia moglie di un ristorantino in centro. Fourquette era basato sulla sua idea di creare un ponte intergenerazionale tra anziani in pensione e ragazzi dell'istituto alberghiero per tramandare i saperi culinari di generazione in generazione e per promuovere l’invecchiamento attivo. Ho potuto vedere coi miei occhi che esiste ancora l'insegna. Avevamo creato una famiglia fatta di vari utensili da cucina che poi avevamo riprodotto su una delle pareti del ristorante, come un albero genealogico. I rebbi della forchetta dell'insegna sono i ricci di mia moglie.

Un altro nodo con il nostro territorio è la tua tesi di laurea su Andrea Pazienza (della quale da fan di Paz vorrei avere una copia lo ammetto)

Ho studiato filosofia estetica, sono partito dal tema dell'estetica del dolore analizzando “Gli Ultimi Giorni di Pompeo” di Andrea Pazienza. Una copia della tesi è ancora disponibile al Mat di San Severo.

Sei stato un appassionato di fumetti anche da piccolo?

Sono stato un grande lettore e anche uno che li voleva disegnare. Leggevo tanti albi, da bambino restavo incantato davanti alle tavole di Richard Scarry, poi ho spolpato tonnellate di Topolino fino ad approdare a Lupo Alberto, che era già un passo verso l'adultità: sulle pagine del lupo, di frequente, si toccavano temi “scottanti”.

Hai avuto un modello di riferimento dal punto di vista artistico intendo…

Considera che quando avevo nove-dieci anni era appena uscito Dylan Dog, mi ero letteralmente avvinghiato a quello stile, scimmiottandolo. Dopodiché ho iniziato a conoscere le altre testate della Bonelli e ad addentrarmi nell’universo del fumetto più adulto e nella fiction di genere. Da ragazzino ho seguito un corso di fumetto in biblioteca ad Acireale e lì - grazie ad un giovanissimo Alessio Spataro - ho incontrato le pubblicazioni degli anni ‘80: Frigidaire, Alter Alter, Linus. Qualche anno dopo ho trascorso anche alcuni mesi a Frigolandia - disegnando un diario di viaggio a fumetti - e ho avuto il privilegio di conoscere Vincenzo Sparagna, godendo della sua saggezza.

Hai realizzato un libro molto importante per l'editore Becco Giallo "Ilva, comizi d’acciaio", come ti sei documentato per comprendere e affrontare questa vicenda così complessa e dolorosa?

Questo libro è stato scritto con Carlo Gubitosa, scrittore e giornalista di Taranto, che aveva molto a cuore la questione. Mi ha trascinato lui nell'argomento: insieme abbiamo fatto un lavoro di ricostruzione storica della vicenda, spiegando in che modo questo mostro industriale, l’ex Italsider, ha attecchito, dal punto di vista culturale ed economico, sul territorio. La questione “ILVA” è particolarmente complessa, oggi come allora, perché tocca due principi e diritti fondanti dell’esistenza umana (e della nostra Costituzione): il lavoro e la salute. Il territorio tarantino, come gran parte del meridione d’Italia, ha un’economia debole e non riesce a rinunciare ad una fonte di reddito così titanica ma, allo stesso tempo, non può e non deve rinunciare al benessere della sua popolazione. E, come sappiamo, la presenza dell’ILVA - con le sostanze che continua a disperdere nell’aria - è fonte accertata di un’incidenza fuori dal comune di casi oncologici, soprattutto nei bambini. Perorando le istanze del Comitato dei cittadini liberi e pensanti, abbiamo comunque analizzato senza preconcetti il contesto, restando fedeli ad un approccio squisitamente giornalistico. E abbiamo dotato il nostro racconto di dati certi e verificati, contando su fonti affidabili. Il libro comunque ha qualche anno e, nel frattempo, si sono successe vicende politiche e giudiziarie attorno all’Ilva. Ma nonostante tutto il dibattito e le ferite rimangono aperte.

Cos'è per te il fumetto?

Il fumetto non è solo intrattenimento, per me è un importante strumento di racconto del reale. È un linguaggio che si può adattare e modellare a seconda del tipo da narrazione che si ha in mente di fare. L’immagine, la regia, il ritmo e la scrittura di un buon fumetto restituiscono profondità al racconto: è un mezzo povero negli strumenti, ricchissimo nelle possibilità, economico nella “posa in opera”, soprattutto rispetto al suo fratello maggiore, il cinema.

Come hai iniziato il tuo percorso lavorativo?

Ho cominciato con un magazine antimafia all’università, su cui con un gruppo di ribaldi raccontavamo il mondo intorno con il linguaggio della satira e del fumetto. Nel giro di pochi anni sono approdato presto ai quotidiani, principalmente L'Unità e Liberazione, dove lavoravo come autore e redattore sugli inserti satirici. 

La satira cosa rappresenta per te?

La satira è uno strumento alternativo di militanza, ma in Italia - a mio avviso - non si fa buona satira da almeno 20 anni, nel suo senso più profondo. Eccezion fatta per Ellekappa, Altan e pochissime altre matite taglienti. La satira non è il commento alle opinioni dei parlamentari, è una questione culturale, è osservazione e disvelamento delle ipocrisie e delle contraddizioni del reale, meglio se fatta con un linguaggio non mitigato.

Fumetto è anche strumento per l'inclusione. Vorrei parlare de "La SMAgliante Ada", un progetto educational che affronta il tema dell'inclusione sociale e scolastica dei bambini con disabilità grazie ai fumetti.

Mi sono lasciato coinvolgere in questo progetto per due ragioni: la prima è la sensibilità personale e poi la voglia di mettermi in gioco su argomenti che non conosco bene e che attirano la mia attenzione. La Smagliante Ada nasce grazie al contributo non condizionato di Roche Italia e soprattutto grazie alla collaborazione dell'Associazione Famiglie SMA e dei Centri Clinici Nemo. Proprio grazie a Nemo e ai pazienti SMA abbiamo una fonte inesauribile di documentazione e confronto, partiamo dalle testimonianze iniziamo a ragionare in termini di vita quotidiana. Ada è una ragazzina, un personaggio immaginario ma realistico che raccoglie storie e problematiche quotidiane che abbiamo raccolto grazie ai racconti delle nostre guide preziose Paola Tomani e Simona Spinoglio. Gli sceneggiatori Danilo Deninotti, Roberto Gagnor e Giorgio Salati ed io partiamo da questi racconti per scegliere i temi su cui costruire le storie. Temi che restano centrali, ma non vincolano i voli di fantasia necessari per costruire dei buoni racconti adatti ai nostri giovani lettori.  Nel terzo volume abbiamo varie proposte di temi da trattare, la crescita, lo sport, ma la patologia è una condizione che fa da sfondo al racconto, non è il racconto. La carrozzina di Ada c'è sempre, ma piano piano la noti come noteresti un paio di occhiali o un apparecchio ai denti.

Finalmente una visione meno compassionevole del malato e dei problemi correlati alla patologia...

Si, non c'è buonismo, questo è il principio dietro questo progetto. Continueremo a fare una campagna di educazione rivolta alle scuole primarie italiane, tutte quelle vorranno aderire all'iniziativa avranno a disposizione un kit per ogni studente composto dal volume a fumetti e da un laboratorio didattico.  Inoltre questo è il secondo anno consecutivo in cui lanciamo il contest dedicato ai bambini della quarta e quinta scuola primaria, proponiamo loro di creare una nuova avventura che sarà poi inserita nel nuovo volume del fumetto.

Esiste una cosa che non hai ancora fatto e ti piacerebbe realizzare? Magari una rivista tutta dedicata alla satira…

Non lo so: certi linguaggi e certi argomenti finiscono sott'occhio solo a chi li conosce già o, in qualche modo, è già sensibile o sensibilizzato. Una cosa rivoluzionaria sarebbe far uscire il fumetto dalla nicchia degli appassionati e dargli un valore di narrativa più ampio, come si faceva negli anni 80 con la Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi, o come si fa in Francia con riviste di attualità disegnata, come “Topo” (si pronuncia “Topò”), ma si potrebbe fare di più. Ci vorrebbe, e fortunatamente sta arrivando, La Revue Dessinée Italia, un progetto editoriale fratello La Revue Dessinée francese, di cui mantiene il formato, lo spirito e gli obiettivi. Sarà una rivista di carta, senza pubblicità, uscirà ogni tre mesi, sarà totalmente a colori, sarà composta da circa 230 pagine e conterrà inchieste, reportage e rubriche interamente a fumetti. Le storie saranno scritte da giornaliste e giornalisti e sceneggiate dagli stessi in collaborazione con le fumettiste e i fumettisti. Sarà un gruppo molto valido di autori e giornalisti. Con Danilo Deninotti stiamo già lavorando ad un reportage a fumetti sulla richiesta d'asilo e abbiamo intenzione di utilizzare questo fumetto per fare formazione all’interno dei centri di accoglienza, per far capire ai migranti che strada percorrere per vedere realizzati i loro diritti.

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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