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Le nuvole parlanti

Giulio Giordano: da Potenza alla Clerville del diaboliko criminale

Giulio Giordano è tra i protagonisti degli eventi legati al film "Diabolik" dei Manetti Bros, di recente uscito sui grandi schermi dopo una lunga attesa dovuta all'emergenza sanitaria.

Giulio Giordano: da Potenza alla Clerville del diaboliko criminale

Il potentino Giulio Giordano alla prima di Diabolik

Ha disegnato il graphic novel del film, un libro di recente uscito nelle librerie, in contemporanea alla pellicola, edito da Mondadori Oscar ink. Piccola nota: per la gioia di noi molti appassionati il libro è a colori!

Giordano, classe 1975, nasce e vive a Potenza da una famiglia di artisti; il fratello Silvio, infatti, è un noto artista visivo. Tra le molteplici qualità e competenze di Giulio, c'è anche quella di essere docente e fondatore della scuola di fumetto e illustrazione Redhouse Lab insieme a Gianfranco Giardina. Giulio Giordano, oltre ad essere un illustratore e fumettista, collabora, come pittore, con alcune gallerie d’arte nazionali e internazionali. Nel 2010 comincia la collaborazione con Giuseppe Palumbo (altro apprezzatissimo disegnatore Diaboliko) per il volume “I cruschi di Manzù”, edito da Lavieri, insieme realizzano anche le copertine dei libri di Stephen King per Mondadori. Nel 2014 viene ingaggiato dalla Sergio Bonelli Editore per disegnare “I Due Re”, per la collana “Le Storie” e successivamente viene chiamato per dare nuovo lustro al personaggio di Martin Mystère con la collana Martin Mystère Le Nuove Avventure a Colori. 


Giulio, per iniziare, una domanda ormai di rito: qual è stato il tuo primo incontro con il fumetto?

Ho iniziato a disegnare da piccolo, poi su X Comics, una rivista dell'epoca, feci un concorso di fumetto per nuove leve. In realtà l'erotismo non mi interessava particolarmente, ma l'esperienza mi fu utile per iniziare a capire l'ambiente del fumetto. 

Come hai iniziato la tua attività professionale? 

Inizialmente facevo graffiti e mosaici, ma ad un certo punto mi sono lanciato, ho deciso di tentare nel fumetto e allora  sono andato direttamente in Bonelli e ho superato una selezione.  Il mio primo lavoro è stato il volume "I due re", era una storia di due bande rivali, ambientata nella repubblica Ceca, c'era tanta azione.

Infine sei approdato a Diabolik. Immagino che in questo periodo sarai molto emozionato, del resto l'uscita del film era un evento a lungo atteso dai fan ed in questo periodo il nostro ladro in calzamaglia è al centro dell'attenzione mediatica… 

Io sono arrivato proprio per il progetto film, nel periodo in cui si stava preparando. Questo lavoro è iniziato due anni e mezzo fa, il film è pronto dallo scorso anno, sarebbe dovuto uscire il 16 dicembre scorso poi il covid ne ha spostato l’uscita nelle sale cinematografiche di un anno.

La graphic novel ispirata al film… 

La storia è stata riadattata per il fumetto da Michelangelo La Neve, Mario Gomboli e Rosalia Finocchiaro, mentre la parte grafica è stata affidata a me e a Salvatore Cuffari per le matite e le chine, a Bianca Burzotta per i colori, l'autore della copertina è il maestro Claudio Villa. È stato un lavoro molto impegnativo, per documentazione avevamo a disposizione gli screenshot del film dei Manetti Bros. 

Il libro, che io ho letto e molto apprezzato, parte dall'episodio dell'incontro di Diabolik con Eva; i vecchi albi vi hanno in qualche modo influenzato o ispirato? 

In realtà il libro è ispirato e legato al film, abbiamo fatto il lavoro non seguendo il dk passato ma una fusione, una reinterpretazione; ribadisco che è più incentrato sul film che sul l'albo, tant’è che per realizzarlo abbiamo avuto a disposizione gli screenshot del film dei Manetti Bros. Del resto altrimenti sarebbe stato un copia e incolla del numero tre.

Tu eri fan di Diabolik? Ne avevi letto le storie?

In realtà non ero un lettore appassionato di Diabolik, invece mia madre, che tra l’altro è una bravissima pittrice, ne è una grande fan. Sono legato alle storie di Giuseppe Palumbo, che rappresentano anche il mio primo approccio con Diabolik. Palumbo inoltre è un amico, insieme abbiamo firmato anche “I cruschi di Manzù”, un lavoro che poi abbiamo presentato all’Expo di Milano, edito dalla Lavieri, la storia a fumetti di un portale bronzeo a San Pietro, che ha a che fare con Giuseppe De Luca e Papa Giovanni XXIII. 

La tua è una famiglia di artisti, se non sbaglio…

Sì i miei genitori hanno studiato all’Istituto d'arte; come già detto, mia madre è una pittrice, mia sorella si occupa anche di mosaico, poi c’è mio fratello artista visivo, che in famiglia definiamo quello famoso!

Nello studio dei personaggi per il libro, qualcuno di loro ti ha colpito in particolare?

A me e Salvatore Cuffari è piaciuta Eva Kant, non solo dal punto di vista grafico, ma come persona, per la sua eleganza oltre che per la bellezza; sono soprattutto le ambientazioni ad avermi colpito… gli oggetti di scena e gli sfondi. A volte certi disegnatori sono bravi con il volto e i personaggi, ma le prospettive vengono lasciate al caso, mentre il dettaglio è importante. Come nel caso dei gioielli: per disegnarli c'è stato uno studio dettagliato sui modelli di Bulgari indossati da Miriam Leone nel film; poi, del resto, siamo su dk!

I gioielli del film sono veri?

Si, in particolare la collana a serpente di Bulgari portata da Eva Kant.

Sei stato fortunato, non hai dovuto usare i mitici retini che pare siano piuttosto complicati da gestire….

Si, l’albo è a colori, però non nego che mi sarebbe piaciuto usare i retini e i neri. Secondo me Diabolik sta molto bene col bianco e nero, comunque nel disegnare la macchina (la mitica Jaguar E-Type, n.d.r.) mi sono permesso più libertà con effetto bianco e nero.

Tra gli autori italiani chi ti piace?

Un autore che mi piace è Sergio Toppi, Carlo Ambrosini; poi Gigi Cavenago lo trovo fuori dagli schemi, ha una manualità eccezionale, ma apprezzo anche Mario Alberti, Emiliano Mammuccari, Corrado Roi ed ovviamente Giuseppe Palumbo.

Com’è il tuo rapporto con gli sceneggiatori? Il vostro è un lavoro in team, immagino quanto debba essere importante lavorare in armonia.

Io sono buonissimo, non li ho mai fatti arrabbiare! Scherzo, comunque è vero: a volte bisogna essere elastici, ricordiamoci che il nostro oltre a essere un lavoro artistico è pur sempre un lavoro e occorre avere capacità di mediazione, soprattutto se si lavora in equipe.

A cosa stai lavorando in questo periodo, oltre ai tuoi impegni “diabolici”?

Sto realizzando un Martin Mystère nuovo, ho provato a sperimentare qualcosa di diverso in collaborazione con Salvatore Cuffari, mio collega e amico. Tavole diverse, c’è una certa sperimentazione. 

Alcuni di voi, anzi ormai siete in tanti, penso a Giuseppe Palumbo, Rosario Raho, Gianfranco Giardina tuoi conterranei, ma i nomi sono tanti altri, arrivano da un territorio, il sud Italia intendo, dove non è facile emergere con questi lavori. 

Infatti se non ci fosse stato il web non avrei mai potuto interagire con loro, in passato si perdeva tanto tempo; oggi con la velocità del digitale lavori anche più velocemente, io lo uso tantissimo.

Sei emozionato? Stai prendendo parte ad un evento a lungo atteso e Diabolik è molto amato.

Sì per me è uno step importante, un grosso lavoro.Mi rendo conto che stiamo parlando di un personaggio che ha un peso specifico nella cultura italiana, è un'icona importante. Ho preso parte alla prima del film il 16 al Cinema Odeon di Milano, c’era tutto il cast e poi noi: Mario Gomboli Direttore della Astorina, Salvatore Cuffari e Andrea Pasini.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per il momento penso solo a godermi quanto sta accadendo, probabilmente sarò impegnato in altri lavori a breve, ma sono top secret!

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Alessia Paragone

Alessia Paragone

Laureata in Materie letterarie presso l'Università degli studi de L'Aquila, docente presso l'Istituto Comprensivo Santa Chiara Pascoli Altamura di Foggia, giornalista pubblicista dal 1996.Ha collaborato e scritto per numerose testate locali e nazionali specializzate nel settore fumetto. Tra le sue passioni il mondo delle nuvole parlanti e l'arte come fuga dalla normalità.

 

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