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I manifesti elettorali e i "candidati" ... dall'antica Pompei ai giorni nostri

Da dove viene questa usanza della campagna elettorale e dei ‘manifesti’? Ovviamente dalla città che è stata per secoli la capitale dell’ars gerendae rei publicae e dell’oratoria per antonomasia, ossia l’antica Roma.

I manifesti elettorali... dall'antica Pompei ai giorni nostri

Partiamo dalla definizione di ‘candidato’, che etimologicamente è riconducibile semplicemente all’abito utilizzato dall’aspirante alle elezioni, dal momento che i ‘concorrenti’ si presentavano vestiti in pubblico con una toga candida, ovvero bianchissima.

I manifesti elettorali sono una ricorrenza ineludibile di ogni campagna elettorale, alcuni sempre gli stessi, altri con frasi scontate, certuni presentano motti talmente ridicoli che è meglio non commentare affatto. Da dove viene questa usanza della campagna elettorale e dei ‘manifesti’? Ovviamente dalla città che è stata per secoli la capitale dell’ars gerendae rei publicae (“arte di governare la repubblica”: la politica) e dell’oratoria per antonomasia, ossia l’antica Roma. Prima di parlare di campagna elettorale propriamente detta, partiamo dalla definizione di ‘candidato’, che etimologicamente è riconducibile semplicemente all’abito utilizzato dall’aspirante alle elezioni, dal momento che i ‘concorrenti’ si presentavano vestiti in pubblico con una toga candida, ovvero bianchissima. Questo colore non solo li distingueva ‘visivamente’, per cui gli altri cittadini potevano distinguerli ‘ad occhio’, ma doveva anche essere da auspicio del candore etico e morale che l’aspirante doveva mantenere e salvaguardare. Ovviamente, ora come allora, il tanto declamato candor animi era pressoché assente nei candidati, specie quando dovevano denigrare un avversario politico o quando cercavano di far di tutto per accaparrarsi simpatie e sostenitori. A tal proposito, i candidati ricorrevano ad ogni mezzo, da sontuosi banchetti a laute donazioni in denaro, al punto che fu necessario introdurre la legge “Petelia de ambitu”, con la quale si limitava l’eccessiva sollecitazione del voto (detta ambitus/ambitio, da cui il nostro ‘ambizione’), e finanche Cicerone promulgò una legge che vietava di organizzare giochi gladiatori due anni prima della candidatura a una carica, dato che questi piacevano molto al pubblico e si rischiava di influenzarlo. Per non parlare poi dei casi di corruzione politica: gli storici testimoniano quanto fossero frequenti brogli, concussione, peculato, bustarelle, appalti e tangenti, nonché la vendita di posti e cariche. Veniamo, tuttavia, alla campagna elettorale. L’aspirante andava spesso in giro per la città a svolgere comitia, dove elencava ai cittadini i suoi meriti e denigrava gli avversari – niente di nuovo sotto il sole -, durante queste occasioni era solito dedicarsi alla “prensatio” (stretta di mano), accompagnato da un “nomenclator” che gli sussurrava all’orecchio i nomi di tutti i cittadini che incontrava, così da dare l’apparenza di conoscere e tenere a tutti. Tanti sono poi i manifesti elettorali, certamente più modesti e meno ridicoli di quelli odierni; per nostra fortuna buona parte sono stati conservati sulle pareti di Pompei: CUSPIUM PANSAM AEDILEM AURIFICES UNIVERSI ROGANT (“Gaio Cuspio Pansa come edile tutti gli orefici vogliono”), ENIUM SABINUM AEDILEM POMARI ROGANT (“Marco Enio Sabino vogliono come edile i venditori di frutta”), AEDILEM ORO VOS FACIATIS. PANEM BONUM FERT (“Gaio Giulio Polibio come edile vi prego di eleggere. Fa del buon pane”) e ancora tanti altri…

 

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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