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Le Amazzoni, quando le donne fanno paura

Storia di un popolo leggendario che affascinava ma al tempo stesso doveva essere debellato

Le Amazzoni, quando le donne fanno paura

Si narra che fossero governate da due regine: una della pace (che amministrava) e una della guerra (che le conduceva in combattimento); ogni anno per circa due mesi le guerriere si recavano presso i popoli confinanti per unirsi a degli uomini, al solo scopo di procreare, dopodiché andavano via.

Anche se attualmente le cose stanno cambiando (e anche troppo), per decenni si è sentito spesso pronunciare le locuzioni “il sesso debole”, “il gentil sesso” riferito al genere femminile; questo perché nella cultura occidentale (e non solo) la donna è stata da sempre considerata come creatura da difendere e proteggere, da tenere finanche al riparo dal mondo. Basti pensare che nelle rappresentazioni teatrali dell’antica Grecia i personaggi femminili avevano il volto bianco, quelli maschili più ‘rossiccio’; perché? Perché le donne stavano sempre in casa, non uscivano mai, se non per le occasioni ufficiali, ergo la loro peculiarità era certamente la λευκότης (leukotes), ovvero la “bianchezza” intesa come ‘candore’ ma anche ‘pallore’. Questo ci dà un esempio di qual era la dimensione della donna nel mondo antico; eppure ai nostri antenati piaceva immaginare che ci fossero delle donne simili agli uomini per forza, coraggio e azioni, delle donne ‘mascoline’ note nella mitologia greco-latina come Amazzoni. La prima volta che le incontriamo è nell’Iliade, quando Pentesilea (regina della Amazzoni), alleata di Priamo nella guerra di Troia, combatte contro Achille e verrà sconfitta da questo, che però ammira tantissimo l’avversaria, tanto da essere quasi dispiaciuto della sua morte. Un’altra volta le ritroviamo nel mito di Eracle, infatti la nona fatica affidata all’eroe era di sottrarre alla regina Ippolita la sua cintura che la rendeva invincibile. Proprio il mito di Ippolita (secondo altre versioni del mito il suo nome era Antiope) si collega ad un altro mito: quello di Teseo. Ricordate Teseo? Quello che uccise il Minotauro con l’aiuto di Arianna? Ebbene, ricorderete anche che, dopo aver promesso ad Arianna di portarla con sé in Grecia e sposarla, l’abbandonò invece sull’isola di Nasso. In futuro però sposò la sorella minore di lei, Fedra, più carina e più giovane. Tra queste due parti si colloca Ippolita; difatti, dopo aver sistemato il Minotauro, appena rientrato ad Atene, Teseo parte di nuovo per aiutare l’amico Eracle in un’impresa, qui, mentre si scontra con il popolo della Amazzoni, si innamora della loro regina e la rapisce (secondo altre versioni anche lei accetta di essere rapita), dopodiché ne fa sua sposa, generando da lei un figlio: Ippolito. Quando però decide di sposare Fedra, pensa bene di liberarsi della precedente moglie: dopotutto Ippolita per un greco era una ‘barbara’, una donna assassina e pericolosa; difatti l’Amazzone aveva minacciato di boicottare le nuove nozze, quindi il maritino pensa bene di farla uccidere, così da non avere problemi (eh già!). La storia non andrà a buon fine, infatti il mito racconta che Fedra odia il marito (dopotutto le aveva ucciso fratello/toro e abbandonato la sorella chissà dove), ma si innamora invece del figliastro Ippolito (che naturalmente la odiava) … il finale tragico è fin troppo noto [se ne volete sapere di più cfr: http://www.ilmattinodifoggia.it/blog/alba-subrizio/32067/ippolito-perche-le-donne-sinnamorano-dei-misogini.html]. Quello che invece mi preme raccontare è chi erano le Amazzoni. Secondo lo storiografo Erodoto, erano una popolazione delle Scizia, regione non ben definita, situata attorno alla palude Meotide (ovvero l’attuale mar d’Azov). Quindi un popolo del nord-Europa fatto di sole donne; si narra che fossero governate da due regine: una della pace (che amministrava) e una della guerra (che le conduceva in combattimento); ogni anno per circa due mesi le guerriere si recavano presso i popoli confinanti per unirsi a degli uomini, al solo scopo di procreare, dopodiché andavano via. Quando partorivano se la prole erano maschi li affidavano ai padri, se femmine le allevavano a divenire della Amazzoni. Ma che cosa significava essere tali? Essere un’Amazzone era essere una donna con le prerogative di un uomo: coraggiosa ma anche violenta e feroce in battaglia, una vera conquistatrice che non faceva prigionieri. Secondo alcune fonti il termine Ἀμαζών (amazòn) deriva da α- privativo + mazòn, che vuol dire “senza un seno”; questo perché, secondo la leggenda, erano solite privarsi della mammella destra che era di intralcio nel tendere l’arco. Tuttavia di questa storia non abbiamo riscontro nelle rappresentazioni iconografiche, dove i seni sono sempre due. Certamente, sebbene ai nostri antenati piacesse immaginare che da qualche parte esisteva un gruppo di donne ‘diverse’ dal prototipo del genere femminile, è pur vero che le Amazzoni erano considerata ‘barbare’ e dunque un pericolo, un qualcosa che poteva sovvertire le regole della civiltà, ecco perché in quasi tutti i miti, benché vengano apprezzate, alla fine poi soccombono sempre… Perché, in fondo, anche se il ‘fascino’ del cambiamento c’è, nessuno vuole realmente che le cose cambino…

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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