Cerca

AntichiRitorni

Che cosa vuol dire ‘Bosforo’? E perché la coda del pavone ha gli 'occhi'? Il mito di Io

Dalla città di Argo al famoso stretto, al culto egizio di Iside

Che cosa vuol dire ‘Bosforo’? E perché la coda del pavone ha gli 'occhi'? Il mito di Io

Ermes che uccide Argo

In un precedente blog abbiamo parlato dell’eziologia relativa all’Ellesponto, ovvero lo stretto dei Dardanelli, questa volta invece voglio portare la vostra attenzione allo stretto del Bosforo, che divide il mar di Marmara dal mar Nero, segnando di fatto il confine tra il continente europeo e quello asiatico. Ancora una volta si tratta di un nome greco, difatti la parola Bosforo deriva da Βοῦς bous (“vacca”) e πόρος poros (“passaggio”) e significa pertanto “il passo della giovenca”. Perché? A quale giovenca si allude? Ancora una volta il nostro ‘serbatoio’ di miti a cui attingere è Publio Ovidio Nasone che, nel libro I delle sue “Metamorfosi”, narra di quando Zeus si innamorò (per l’ennesima volta!) di una fanciulla mortale: Io, figlia del re di Argo. Date le sue innumerevoli ‘scappatelle’, alcune delle quali avevano fruttato parecchi figli illegittimi, la sua sposa Era gli stava con gli occhi addosso perennemente; motivo per cui non era facile per il buon Zeus avvicinarsi ad una ragazza e decise di provare avvolgendo tutta la Terra con una densa nebbia, ma Era, che non era proprio una sciocca, fiutò che c’era qualcosa da nascondere e diradò la nebbia. A questo punto il fedifrago, nel goffo tentativo di nascondere l’oggetto del desiderio, trasformò Io in una vacca bianca. Quando Era giunse sul luogo del misfatto, ‘odorando’ l’inganno, chiese – guarda caso – proprio quella bellissima giovenca in dono. Il padre degli dèi, per non far cadere la copertura, acconsentì, ma Era, che aveva capito tutto, pose la giovenca/Io sotto la custodia di Argo, un mostro con cento occhi, che non dormiva mai (se non chiudendo due occhi per volta, così che gli altri novantotto restavano a vegliare). Ecco allora che Zeus si sentì in colpa per il male arrecato alla fanciulla (rinchiusa con un mostro e per di più trasformata in un animale), per cui chiese aiuto ad Ermes per liberarla. Il dio si recò in loco e qui cercò di far addormentare Argo con il suono della siringa (strumento della cui nascita parleremo in un futuro blog); una volta che il mostro chiuse tutti i suoi cento occhi, Ermes glieli cavò con una falce e poi gli tagliò la testa.

Si dice che Era rimase tanto dispiaciuta per ciò che era accaduto al suo fedele servitore che raccolse gli occhi e li pose sulla coda dell’animale a lei sacro, ossia il pavone. Ecco che da allora la coda del pavone sembra avere delle macchie che sembrano occhi: gli occhi di Argo.

Ma torniamo alla nostra Io. La povera fanciulla non trova pace, difatti Era questa volta le invia un tafano a tormentarla, per cui la giovenca è costretta a muoversi senza sosta e durante la fuga attraversa a nuoto il famoso stretto che da lei ha preso il nome (“passaggio della vacca”), dirigendosi verso il Mediterraneo. A questo punto Zeus si decide a confessare e chiede alla moglie di porre fine al supplizio della ragazza che de facto non ha colpe. Così, una volta che Io raggiunge l’Egitto, magicamente riacquista le sue sembianze umane; qui verrà venerata come una dea col nome di Iside.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione