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Meglio non far ingelosire una donna: ecco come morì Ercole

I Greci non sottovalutavano gli effetti dell'ira e della gelosia nelle donne e, attraverso il mito, ammonivano gli uomini a non tradirle per non incorrere in catastrofi

Meglio non far ingelosire una donna: ecco come morì Ercole

La gelosia, si sa, può avere brutte conseguenze, provocando danni non solo a chi ne è l’oggetto ma anche a chi prova questo sentimento. La storia antica e il mito, in particolare, sono pregni di exempla che ci ammoniscono dal provare questa insana passione (cfr. le storie di Fedra, Medea, etc); tuttavia, se è vero che per raggiungere la saggezza e il benessere interiore dovremmo praticare l’autàrkeia (il bastare a sé stessi) e l’ataraxìa (l’allontanamento delle passioni), ciò sembra più facile a dirsi che a farsi, e, quando il dubbio si insinua nel nostro animo, scacciare la gelosia, specie nelle questioni amorose, è pressoché impossibile. Montesquieu diceva “È una disgrazia non essere amati, ma è un affronto non esserlo più”, ovvero quando si ama si perdona tutto eccetto il fatto di non essere più amati: è proprio quanto accadde a Deianira, moglie niente poco di meno che del famoso Ercole. Il mito di Eracle/Ercole è certamente tra i più conosciuti ma forse pochi conoscono nei dettagli la storia dei suoi amori. Nato da Zeus e da una mortale, Alcmena, sin dalla nascita fu odiato alla follia della gelosissima Era; e quando dico ‘odiato’ intendo che la dea appena nato gli mise nella culla due serpenti per ucciderlo, ma l’enfant prodige riuscì, sebbene ancora in fasce, a farli fuori. Insomma Zeus pagò caro questo figlio avuto fuori dalle legittime nozze, al punto che doveva continuamente sorvegliare che sua moglie Era non lo uccidesse… e lei non desisteva mai! Quando Ercole divenne adulto e la sua fama di eroe era diffusa in tutta la Grecia, sposò la bella Megara, dalla quale ebbe numerosi figli; fu a questo punto che Era decise di attuare la più crudele delle vendette verso il malgradito figliastro: lo fece impazzire. In preda a visioni orrende procurategli dalla follia indotta l’eroe uccise, o meglio, fece a pezzi moglie e figli. Quando si riebbe è inutile dire che il suo dolore fu immenso… Dopo anni, però, Ercole conobbe Deianira, una delle fanciulle più belle di tutta la Grecia, il cui nome etimologicamente vuol dire “colei che distrugge il marito” da δηιόω deiòo (“abbattere, fare a pezzi”) + ἀνήρ anér (“uomo, marito”). Ma lui lì per lì non ci aveva pensato (!). Un giorno dovevano attraversare un fiume in piena e il centauro Nesso si offrì di aiutarli nella traversata, ma appena Ercole toccò la sponda opposta, Nesso rapì Deanira di cui si era fortemente invaghito. L’eroe riuscì a ucciderlo, colpendolo dritto al cuore con una freccia avvelenata. Prima di morire, tuttavia, in segreto, il centauro suggerì alla fanciulla di raccogliere il suo sangue, dato che grazie a questo Ercole non avrebbe amato più nessuna donna. Deianira, pensando si trattasse di un potente filtro d’amore, non vista dal marito, ne raccolse un po’ in un’ampolla, ritenendo che prima o poi le sarebbe potuto tornare utile. Passarono gli anni e di ritorno da una delle sue imprese, Eracle porta con sé dei prigionieri, tra cui la bella principessa Iole; inizialmente Deianira, intenerita dalla giovane età della fanciulla, la prende sotto la sua protezione a palazzo, ma ben presto si accorge delle attenzioni del marito per la giovinetta e la sua gelosia raggiunge il picco massimo quando un messaggero le svela che addirittura Ercole avrebbe deciso di espugnare la città di Ecalia solo per avere la principessa. A questo punto l’ira acceca Deinira che ricorda le parole del centauro: così cosparge la tunica e le vesti del marito con il filtro ottenuto col sangue di Nesso, convinta che, una volta indossate, in lui si riaccenderà la passione per lei. Ma quando l’eroe indossa le vesti queste cominciano a bruciare, di un bruciore che corre sotto pelle e uccide lentamente; le vesti non si staccano più, divenendo un tutt’uno con la pelle, al punto che quando prova a stracciarsele di dosso se ne vengono anche brandelli di carne. Il doloro è atroce. Solo allora Deianira comprende l’inganno di Nesso e, avendo perso per sempre l’uomo che amava, si uccide. Dopo un po’ anche Ercole chiede al figlio di costruire una pira funebre e muore. Secondo alcune versioni del mito venne accolto finalmente tra gli dèi dal padre Zeus.

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Alba Subrizio

Alba Subrizio
«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.

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