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Castelli, Vice Ministro MEF : il Recovery sarà un'opportunità duratura se tutto il Paese saprà fare squadra

La Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, originaria della provincia di Foggia, lo spiega chiaramente in una lettera pubblicata da "Il Sole 24 Ore" di oggi

Comuni sull'orlo del dissesto (come Foggia), la manovra della Castelli per sottrarli al baratro

il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

«Siamo in un momento di profondi cambiamenti, in tutti i settori della società, e abbiamo il dovere di accompagnarli mettendo insieme le idee più coraggiose, in un percorso di crescita e trasformazione. Lo dobbiamo fare pensando a un nuovo modello di società, più inclusiva, più professionale, più trasparente», è l'inizio dell'intervento di Laura Castelli

Questo il testo dell'intervento di Laura Castelli, pubblicato nell'edizione di oggi de "Il Sole 24 Ore"

«Siamo in un momento di profondi cambiamenti, in tutti i settori della società, e abbiamo il dovere di accompagnarli mettendo insieme le idee più coraggiose, in un percorso di crescita e trasformazione. Lo dobbiamo fare pensando a un nuovo modello di società, più inclusiva, più professionale, più trasparente. Partendo, ad esempio, dalla realizzazione di un portale unico in cui far confluire tutte le gare d’appalto. Nel confronto quotidiano di queste ultime settimane, con associazioni di categoria, imprese e mondo dell’Economia sociale, ho avuto modo di analizzare alcuni aspetti, non secondari, delle opportunità che deriveranno dall’attuazione del programma Next Generation Eu in Italia. 

Il tema del Recovery Plan ci pone diverse sfide che non riguardano solo l’utilizzo delle risorse che arriveranno, le norme che dobbiamo cambiare per velocizzare i processi e i progetti da scegliere, ma, ad esempio, anche l’effettiva ricaduta in termini economici nel lungo periodo. È per questo che è importante mettere in moto l’intero sistema Paese, assicurarsi che le filiere siano pronte, che i soggetti che dovranno mettere a terra i progetti, attingendo auspicabilmente a “fornitori” interni, siano capaci di coprire tutta la domanda necessaria a manifestare le ricadute economiche in termini di Pil, di occupazione e di sviluppo in Italia. Se saremo capaci di prepararci, l’effetto moltiplicatore del Recovery durerà anni. 

È un’opportunità unica per l’Italia, sicuramente, ma anche per l’intera Comunità europea. Potremmo ricominciare a pensare a una nuova Europa nella quale i Paesi membri non si facciano una concorrenza spietata, ma anzi dimostrino di essere capaci di ragionare come una squadra, potenziando gli asset strategici europei delle proprie società private, e integrando in modo verticale la propria supply chain delle partecipate di Stato. Per le imprese più piccole, invece, attraverso la realizzazione di linee guida condivise, utili a preparare il sistema produttivo ad accogliere le richieste di bando di gara per lavori, formazione, servizi alla persona. Solo cosi saremo sicuri di attivare tutte le risorse del Recovery, in una rinnovata partnership pubblico-privato.

Penso sia questo il modo migliore di interpretare le cosiddette flagship europee su temi importanti come power up, rinnovamento, ricarica e rifornimento, connessione e modernizzazione. Questo è il vero “indotto” del Recovery, e può nascere solo da una reale sinergia tra istituzioni e mondo produttivo.

In questa logica, e in una logica di semplificazione e sburocratizzazione, va letta la proposta di promuovere urgentemente un portale unico per gli appalti necessari all’attuazione dei progetti del Recovery Plan, un’infrastruttura informatica che poi andrebbe implementata in modo strutturale. Sarà così possibile non disperdere l’offerta italiana, e soprattutto dare la possibilità a tutti di essere parte del “piano industriale” più grande del dopoguerra. È certamente una scommessa sul futuro del nostro Paese. Stiamo disegnando, e realizzando, opere importanti per garantire alle prossime generazioni una qualità della vita migliore. Investimenti che vedono al centro anche il recupero del divario che esiste tra nord e sud, e tra l’Italia e gli altri Paesi europei. Ripartendo dalle giovani generazioni. Anche, perché l’altra sfida che abbiamo di fronte a noi è proprio quella di saper ascoltare, coinvolgere e fare tesoro delle opinioni di chi ha la visione per affrontare i problemi in un modo totalmente diverso da quello che oggi c’è all’interno delle istituzioni. Ragazze e ragazzi che, spesso, hanno anche soluzioni molto più smart e innovative, favorendo anche quel rientro delle nostre “eccellenze” dall’estero.

Troppo spesso, negli ultimi decenni, abbiamo sprecato opportunità importanti, regalando ad altri interi settori di mercato. Possiamo invertire la tendenza e recuperare il terreno perso, ma dobbiamo far prevalere, come ha saggiamente detto Papa Francesco, il noi sull’io”. 

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