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Il caso

La Mariani e il dono dell'obliquità tra Potenza, Matera e Monte Sant'Angelo sul Gargano

Come mai la Prefettura di Foggia, su disposizione del MISE, sceglie per la residenza sanitaria di Monte Sant’Angelo una dirigente che vive in Basilicata a 168,9 chilometri di distanza?

La Mariani e il dono dell'obliquità tra Potenza, Matera e Monte Sant'Angelo sul Gargano

La Mariani e la Rssa di Monte Sant'Angelo

Ma si pone anche una questione, molto sostanziale, che riguarda l’autorizzazione rilasciata il 4 agosto scorso (Prot. 70252) alla Mariani da Antonio Pedota, direttore generale dell’Asp di Potenza, di cui è dipendente, a svolgere quest’ennesimo incarico, nonostante la sussistenza di altri due, per il quale, tra l’altro, non viene reso noto il compenso.

Non essendo ancora in odore di santità, che le consente il dono dell’ubiquità, la dirigente dell’Asp (Azienda Sanitaria) di Potenza Maria Mariani deve accontentarsi per il momento di esercitare il potere della obliquità: uno dei tanti che le sono concessi senza alcun controllo da parte della Regione Basilicata, grazie ad un perfetto assist politico familiare trasversale, tra il ben noto cognato esponente Pd, Vito Santarsiero, e il padre Gerardo Mariani caduto in disgrazia da sindaco di Muro Lucano per un’inchiesta sullo Sprar, scaltro a cambiare casacche politiche meglio di quanto riesca all’impareggiabile Arturo Brachetti: da consigliere regionale con la lista Dini all’approdo ultimo in Forza Italia per sostenere Piro in campagna elettorale. La figlia Maria non è da meno: il suo essere miracolosamente in cielo, in terra e in ogni luogo è testimoniato dall’ultimo incarico ricevuto dalla prefettura di Foggia (provvedimento n. 38633 del 27 luglio 2020), via MISE (Ministero Sviluppo Economico), di gestire, come commissario straordinario, la struttura sanitaria Rssa “Villa Santa Maria di Pulsano” a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Si tratta di un terzo incarico per la stupefacente dirigente di Muro Lucano, che al lavoro a tempo pieno e indeterminato di gestione dell’area contratti e strutture sanitarie private accreditate presso la Asp di Potenza ne somma un altro presso l’azienda sanitaria pubblica Asm di Matera (DDG 2018/00087 del 09/02/2018 – DDG 2018/00458 del 25/06/2018) con retribuzione ovviamente aggiuntiva. 

Ma, siccome non c’è due senza tre, ecco aggiungersi quest’altra missione in Capitanata che suscita un paio di curiosità e una  perplessità.  Le curiosità sono: come mai la Prefettura di Foggia, su disposizione del MISE, sceglie per la residenza sanitaria di Monte Sant’Angelo una dirigente che vive in Basilicata a 168,9 chilometri di distanza, quando potrebbe attingere ad un pletora di dirigenti, anche solo della sua levatura, disponibili in provincia di Foggia?  Come fa una persona che sovrintende già due incarichi dirigenziali di grossa responsabilità e delicatezza a Potenza e a Matera a curare giuridicamente ed economicamente, efficientemente, anche una struttura di accoglienza sanitaria che si trova all’altro capo del suo mondo, sul Gargano, che richiede altrettanta dedizione delicata, tanto dall’essere finita nei mesi scorsi all’attenzione dell’ANAC (l’autorità nazionale anticorruzione), del ministro lucano Roberto Speranza e dello stesso prefetto di Foggia? 

Ma veniamo alla perplessità, molto sostanziale, che riguarda l’autorizzazione rilasciata il 4 agosto scorso (Prot. 70252) alla Mariani da Antonio Pedota, direttore generale dell’Asp di Potenza, di cui è dipendente, a svolgere quest’ennesimo incarico, nonostante la sussistenza di altri due, per il quale, tra l’altro, non viene reso noto il compenso. E chiediamo a Pedota, come all’assessore regionale alla Sanità della Basilicata Rocco Leone (che, in verità, sta battendosi non poco per scardinare l’ordine costituito di raffinati privilegi che ha ereditato): esiste o no incompatibilità per la Mariani a svolgere l’incarico autorizzato, come paventato dal “Regolamento aziendale in materia di incarichi extraistituzionali del S.s.r. (servizio sanitario regionale, ndr) - Asp Potenza”? L’articolo 4.2 d del Regolamento, in tema di incompatibilità generale ed assoluta (art. 4) stabilisce che «sono incompatibili con il rapporto di lavoro presso l’Azianda: le attività che arrechino solo potenzialmente danno o diminuzione dell’azione e al prestigio dell’Azienda». L’articolo 5, in tema di incompatibilità di fatto (art. 5.1), poi recita: «il dipendente può essere autorizzato ad esercitare attività extraistituzionali sempre che non sussistano casi di incompatibilità di fatto relative alla posizione che lo stesso occupa in seno all’ amministrazione. Dette incompatibilità possono essere determinate dalle seguenti circostanze: della gravosità dell’ incarico extraistituzionale, in relazione alla salvaguardia della capacità e del rendimento lavorativo nei confronti della ASP». E qui casca l’asino: come fa una dirigente di struttura complessa di un’ azienda sanitaria di un capoluogo di regione con contratto full time, a cui va aggiunto un ulteriore incarico e contratto extra-retribuito con altra azienda sanitaria della medesima regione, in specifico Matera, a gestire - senza recare nocumento all’Asp di Potenza da cui dipende -, con la piena rappresentanza legale ed economica, una struttura sanitaria che si trova nel comune di un’ altra regione che solo per arrivarci richiede 4 ore tra andata e ritorno? Gli asini che cascano, però, sono più di uno. Leggete cosa recita l’Art. 72 del citato regolamento a proposito di conflitti di interesse: «sussiste conflitto di interessi con il rapporto di impiego alle dipendenze della ASP, non solo in presenza di un conflitto reale ed accertato, ma anche in tutti i casi in cui il conflitto sia meramente potenziale in relazione alle funzioni svolte dal dipendente. Art. 7.2. La valutazione circa la presenza del conflitto di interesse deve essere accertata di  volta in volta da parte dell’Azienda. In ogni caso sussiste conflitto di interesse nelle seguenti ipotesi: prestazioni che per l’ impiego richiesto o per le modalità di svolgimento limitano l’ organizzazione del lavoro e le funzionalità del servizio di appartenenza, in quanto non consentirebbero un tempestivo e puntuale svolgimento dei compiti d’ ufficio; impedimento che sussiste quando si instaurano rapporti sia con carattere di subordinazione che in forma autonoma siano svolti presso strutture sanitarie accreditate…». Ed è solo il caso di ricordare che quello affidato alla Mariani per la Rssa di Monte Sant’Angelo è un incarico che prevede la rappresentanza legale di una struttura sanitaria autorizzata e provvisoriamente accreditata con il servizio sanitario della Regione Puglia. 

Infine, una inevitabile riflessione. Questa vicenda che vede protagonista la Mariani è, purtroppo, l’epifenomeno di una sfacciata gestione della sanità pubblica in Basilicata molto incline ai giochi delle tre carte, poco alla risoluzione delle problematiche che è chiamata ad affrontare con attenzione e scrupolosità, nel rispetto della dignità delle persone, spesso molto fragili, di cui dovrebbe aver cura. È l’affronto malcelato, immorale, ai tanti dirigenti, funzionari, dipendenti pubblici che scelgono di servire responsabilmente la collettività da cui sono pagati, dedicandosi compiutamente ai propri precipui compiti, senza acrobazie da saltimbanco, per assicurare tutta l’efficienza che il proprio ruolo richiede. Sulla classe politica volutamente orba, inclinatoriamente intrallazzatoria, specialmente in Basilicata, stendiamo un velo pietoso. 

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