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Il ricordo di Miccoli, già segretario della Cgil e presidente della Provincia di Foggia

Caro Giulio, a me piace ricordarti così

Non amavi i riflettori e le confidenze giornalistiche inclini al pettegolezzo, ma apprezzavi chi del giornalismo faceva uno strumento di comprensione delle problematiche della gente

Caro Giulio, a me piace ricordarti così

Eri l’anima sociale di una Provincia in doppiopetto e, per quanto l’amassi, ricordo che consideravi persino la cravatta un orpello di troppo nell’incontro con le persone semplici che salivano i gradini del Vanvitelli di Piazza XX Settembre, teatro delle nozze tra Francesco di Borbone e la principessa Clementina d’Austria. 

Caro Giulio, da oggi questa provincia è più povera senza di te. Perché, convintamente comunista qual eri, hai trasformato il maggiore sindacato che guidavi, la Cgil, e l’interregno di governo da presidente a Palazzo Dogana in una palestra di ascolto della gente di Capitanata, negli anni in cui la presunzione del potere ottenebrava il futuro della nostra terra. Erano gli anni della difficile reindustrializzazione, per le ferite lancinanti dell’Enichem e della Fildaunia; erano gli anni di piombo, in cui il terrorismo nero e rosso era spietato anche con i rappresentanti dei lavoratori; erano gli anni dell’incomunicabilità tra i timonieri delle battaglie sindacali daune ma, come mi ricorda Giulio Colecchia che ha reso grande la Cisl, tu dal fronte opposto eri «sempre pronto a gettare e raccogliere ponti, con grande lungimiranza, tenendo la barra ferma sui problemi sociali, alla continua ricerca pratica di soluzioni, favorendo l’incontro con le altre culture sindacali, senza mai scadere nel politichese anche da politico e mettendo da parte ogni presunzione che caratterizzava l’atteggiamento politico di quell’epoca, in un’ottima interlocuzione»

Oggi Paolo Campo, capogruppo dei consiglieri regionali Pd, già sindaco di Manfredonia e consigliere provinciale, dice di te: «In lui ho sempre trovato un interlocutore attento, interessato, curioso e, soprattutto, determinato a ottenere risultati per la gente di Capitanata fondati su una precisa e specifica identità politica. È innegabile il contributo offerto da Giulio Miccoli a rendere migliore la nostra comunità e di questo gliene sarò per sempre grato». Già, ma è l’intera comunità foggiana che ti deve gratitudine.

Eri l’anima sociale di una Provincia in doppiopetto e, per quanto l’amassi, ricordo che consideravi persino la cravatta un orpello di troppo nell’incontro con le persone semplici che salivano i gradini del Vanvitelli di Piazza XX Settembre, teatro delle nozze tra Francesco di Borbone e la principessa Clementina d’Austria. 

Non amavi i riflettori e le confidenze giornalistiche inclini al pettegolezzo, ma apprezzavi chi del giornalismo faceva uno strumento di comprensione delle problematiche della gente: nacque così il mio trasporto per la “cronaca sindacale”, con la frequentazione quotidiana delle segreterie di Cgil, Cisl e Uil, alla ricerca di storie umane da raccontare dietro le vertenze, che poi sfociavano nel settimanale “Area” di Franco Mastroluca e che mi spinsero a percorrere tutta la Puglia per consegnare alla memoria un libro su “Bruno Mazzi, meridionalista del Nord” (per le Edizioni Lavoro della Cisl nazionale). 

Per me, sei stato il contagio della passione: un dono prezioso per la curiosità di un giovane cronista da temprare all’ascolto, al complicato esercizio della ricerca paziente, meticolosa, documentata, perché maturasse in un racconto con la voce e la sensibilità degli altri. Grazie, caro Giulio. 

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