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L'editoriale

Per salvare Foggia, l’esempio normanno: prima la bonifica e poi la semina

Occorre che lo Stato decida risolutamente di bonificare questo territorio stanando senza tregua i delinquenti, con quotidiane azioni di polizia mirate

Per salvare Foggia, l’esempio normanno: prima la bonifica e poi la semina

La manifestazione di Libera a Foggia

Senza questo intervento chirurgico da parte dello Stato, la palude della malavita non arretrerà e la malaria che ne emana continuerà a soffocare la voglia di imprese e cittadini di agire ed esporsi. 

La marcia di ”Libera” del 10 gennaio scorso per la legalità a Foggia è stato, senza alcun dubbio, un bel rigurgito di indignazione popolare ma la semina delle coscienze porta a scarsi frutti senza una preventiva, radicale, azione di bonifica. Perché risplendesse e divenisse, nel 1223, il capoluogo imperiale di Federico II, il normanno Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e Calabria, si adoperò instancabilmente per strappare la città alla palude acquitrinosa così da consentire al neonato centro urbano uno straordinario impulso economico e civile. 

Oggi Foggia si ritrova ad essere quella palude malarica di 800 anni fa, inzuppata nell’acquitrino della criminalità organizzata, spietata, spavalda, che toglie ossigeno al respiro rigenerante delle imprese, quindi al lavoro, al benessere economico e sociale. Per salvarla non bastano le marce, le passerelle politiche, gli appelli istituzionali alla riscossa dei cittadini confusi e intimoriti dal fragore delle intimidazioni e dei delitti che si susseguono incuranti dei proclami e delle azioni dimostrative del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. I richiami al vivere civile, all’azione morale, attengono alla costituzione civica della comunità, sono l’azione educativa di semina che va incessantemente rinnovata in ogni dove e con qualsiasi manifestazione. Ma, prima, serve altro. Occorre che lo Stato decida risolutamente di bonificare questo territorio stanando senza tregua i delinquenti, con quotidiane azioni di polizia mirate, “con un coordinamento che metta in campo un'azione specifica e costante di repressione”, come ha chiesto Luca Vigilante, l’imprenditore sanitario fratello di Cristian finito nel mirino intimidatorio della malavita, la sera della marcia di Libera. Senza questo intervento chirurgico da parte dello Stato, la palude della malavita non arretrerà e la malaria che ne emana continuerà a soffocare la voglia di imprese e cittadini di agire ed esporsi. 

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