IL MATTINO
la mozione
28.12.2022 - 15:47
Da sinistra Leone e Bianco
“Di oggi la mozione che ho iscritto in Consiglio regionale sul numero chiuso della facoltà di medicina in Italia. L’intento è quello di impegnare il Presidente della Regione a farsi parte diligente col governo nazionale per l’abolizione del numero chiuso della facoltà di medicina. L'iniquità del sistema del numero chiuso è dimostrata ogni anno dalle centinaia di ricorsi presentati innanzi alla giustizia amministrativa e impone la ricerca di una modalità di selezione per l'ammissione nella quale trovino posto tutti gli elementi che devono concorrere a realizzare il diritto allo studio sancito dalla Costituzione". Così il consigliere regionale di FdI, Rocco Leone che aggiunge: "La scarsa affidabilità di una selezione che avviene su un sistema basato su quiz di cultura generale impone di riconsiderare i criteri di accesso agli studi universitari, prevedendo che l'accesso sia libero e che siano le università stesse a selezionare coloro che ritengono meritevoli di proseguire gli studi, in base a risultati didattici reali, conseguiti in un periodo da definirsi di prova che potrà essere annuale o biennale a seconda delle facoltà. Negli ultimi anni si è assistito all'aumento degli studenti esclusi dal numero chiuso che si sono iscritti a corsi di laurea con programmi simili a quelli dei corsi a numero chiuso, nella speranza di riuscire a superare il test l'anno successivo, o all’aumento di studenti che ripiegano su altri corsi o sullo stesso corso in altri Paesi Europei, a discapito del dettato costituzionale che prevede il carattere universale del diritto allo studio, a prescindere dalle condizioni socio-economiche di partenza". "Tutto ciò - dice - si ripercuote sulla qualità della vita dei cittadini e sulla qualità dell’offerta sanitaria: secondo le organizzazioni sindacali, entro la fine del prossimo anno sarà riscontrata una carenza di medici pari a 44.000 unità. La Basilicata, al pari delle altre regioni, ha una consistente carenza di medici ed i posti assegnati per la frequenza del corso di studi di medicina (da quest’anno presente anche nella nostra regione) risultano insufficienti per completare le carenze in essere".
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