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Eccellenze lucane

Da Bella alla Bicocca, la dottoressa Murano studia le epilessie infantili farmaco-resistenti. E sul Covid dice: «Serve più fiducia nella scienza. In un momento storico che permette a tutti di esprimere la propria opinione, siamo andati un po’ oltre»

«Il mio sogno è quello di continuare ad occuparmi soprattutto di medicina rigenerativa e di continuare a lavorare in laboratorio perché è quello che mi piace fare ed è il posto in cui mi sento me stessa»

Da Bella all'Unisa, da dottoressa Murano studia le epilessie infantili farmaco-resistenti. E sul Covid dice: «Serve più fiducia nella scienza. In un momento storico che permette a tutti di esprimere l

Bella – Il 2020 sarà ricordato come l’annus horribilis della pandemia e delle vite stravolte in tutto il mondo a causa del Covid, ma è stato l’anno in cui forse abbiamo capito l’imprescindibile importanza strategica della ricerca scientifica per salvare vite umane e per guardare ad un futuro migliore. Ne abbiamo parlato con la giovane e brillante dr.ssa Carmen Murano, dottoranda in medicina molecolare e traslazione.

Lei è una giovane e brillante dottoranda in medicina molecolare e traslazione. In questo anno di pandemia com’è cambiata secondo lei la ricerca scientifica in Italia?

“La ricerca quest’anno si è senza dubbio focalizzata sul Covid-19, quest’anno molti fondi sono stati dirottati come ci si aspettava. Come è ben noto ciò che manca alla ricerca italiana sono i fondi non certo il personale, quindi molti gruppi di ricerca si sono messi a disposizione, pur cambiando ambito di ricerca e gettandosi in un ambito a cui quest’anno sono stati destinati tanti fondi. Senza dubbio però, la ricerca continua anche negli altri ambiti senza sosta quindi ritengo che nei prossimi anni ritornerà tutto a riassestarsi. Si tratta solo di una parentesi poi l’interesse sul tema Covid finirà e tornerà a ri-occuparsi di virus solo chi si occupava di ciò in epoca pre-Covid. Più che un cambiamento in sé della ricerca mi auguro che sia cambiata la predisposizione ad apprezzare l’importanza della ricerca in ogni momento e non solo nelle emergenze”.
Ha studiato prima a Fisciano all’Università degli Studi di Salerno UNISA e poi ha conseguito la laurea specialistica, sempre in campo scientifico, all’Università Bicocca di Milano. Rifarebbe la stessa scelta? Ci parli del suo brillante percorso accademico.
“Ho conseguito la laurea triennale in Biologia all’Università degli studi di Salerno e quella magistrale in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica, con lode, presso la facoltà di Scienze e tecnologie dell’Università degli Studi di Milano. Durante il mio percorso ho svolto un tirocinio curriculare di 14 mesi nel laboratorio di fisiologia molecolare e neurobiologia sempre dell’università degli studi di Milano, periodo molto intenso tra esami e tirocinio, ma anche molto gratificante. Mi sono laureata a dicembre 2017 ed a gennaio 2018 ho cominciato una borsa di studio per attività di ricerca all’Università degli studi di Milano-Bicocca. Ad ottobre 2018 ho cominciato il mio dottorato di ricerca in medicina molecolare e traslazione, sempre presso il dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università degli studi Milano-Bicocca. Il dottorato è un periodo che prima del Covid permetteva di viaggiare molto, partecipare a corsi e seminari internazionali, incontri con scienziati che si occupano di ciò che stai studiando anche tu quindi possono esserti di aiuto oltre che di ispirazione. Il nostro è un ambito in cui la formazione davvero non finisce mai. Non credo di aver avuto un percorso brillante, al contrario un percorso che è iniziato con tanti dubbi, credo che per me la svolta ci sia stata dopo il trasferimento a Milano, qui ho capito qual era la mia passione, quello che mi piace fare davvero e non ho più smesso. Credo che un ambiente proattivo incida sulla tua voglia di essere propositivo e focalizzato sul tuo futuro e Milano è un po’ questo un ambiente che ti spinge ad essere la versione migliore di te stesso”.
Lei è una donna del Sud, lucana e bellese. Cosa le manca della sua terra?
“Non manca occasione per sottolineare che sono lucana e bellese e lo dico sempre con fierezza. La mia terra mi manca ogni giorno ma la porto con me in quello che sono, nelle mie azioni. Nell’umiltà tipica di noi lucani, con cui mi approccio al lavoro e alla vita”.
Secondo lei la ricerca potrà mai essere determinante per le regioni del Sud al fine di un definitivo rilancio? E un giorno ci ritornerebbe?
“Se nei decenni scorsi chi migrava verso il nord era un portatore di manodopera per lo più, oggi invece sono soprattutto giovani laureati ed in cerca di un futuro migliore ed è per questo che il Sud continua ad essere economicamente svantaggiato, perché investe permettendo ai giovani di laurearsi, ma gli stessi giovani diventeranno forza lavoro per il Nord. Servirebbe un piano serio che permettesse la riqualifica della nostra terra che desse ai giovani del Sud le stesse possibilità di carriera di quelli del Nord. Non ci penserei due volte a ritornare se avessi le stesse condizioni di lavoro dignitose che spettano a chi ha fatto un certo tipo di percorso. Non lo so se presto rinascerà la nostra terra, ma sono certa che lo meriterebbe”.
Il Covid ha cambiato la vita di tutti e la Lombardia ha sofferto molto. Da ricercatrice e cittadina, cosa secondo lei può essere migliorato?
“Sicuramente il Covid ha stravolto le vite di tutti. Ciò che mi sento di dire dopo questo periodo è che dovrebbe cambiare la fiducia delle persone nella scienza. In un momento storico che permette a tutti di esprimere la propria opinione, siamo andati un po’ oltre. Purtroppo la scienza non è un’opinione quindi dovrebbe esserci più fiducia verso chi ha studiato per fare ciò che fa”.
Ha recentemente pubblicato degli articoli su alcune riviste scientifiche. Ci parli di questo e dei suoi progetti in corso.
“Il mio progetto di dottorato è focalizzato sullo studio di epilessie infantili farmaco-resistenti. Si tratta di bambini che hanno crisi epilettiche che compaiono a pochi mesi dalla nascita e non ci sono farmaci per sedarle. Da un paio d’anni a questa parte si studia l’effetto positivo dei corpi chetonici sull’eccitazione neuronale. Normalmente i nostri neuroni utilizzano come fonte primaria di energia gli zuccheri semplici, quando l’introduzione di questi diminuisce il cervello sfrutta l’energia derivante dai corpi chetonici che tengono a bada la trasmissione dell’impulso nervoso. La spiegazione di tutti i meccanismi che regolano questo processo necessita ancora di tanta ricerca. Inoltre studiamo le variazioni delle correnti che fluiscono attraverso i canali ionici che sono una sorta di piccolo canale presente su tutte le cellule. Quando questi canali sono mutati come nelle epilessie, sono come pezzi di puzzle sbagliati, non si inseriscono correttamente e non fanno passare la quantità corretta di ioni e questo comporta a valle una serie di problemi che portano alla crisi epilettica. Il mio progetto prevede inoltre partendo da cellule della pelle di bambini epilettici e portandole “indietro” da un punto di vista di sviluppo queste tornano ad essere cellule staminali (quelle cellule che possono diventare tutte le altre) e poi da cellule staminali le differenziamo (le facciamo “diventare") in neuroni. La medicina rigenerativa permette nel mio caso di studiare il cervello del paziente partendo da una biopsia cutanea”.
Lo studio è il mezzo fondamentale per affermarsi nella vita e nel lavoro e lei si sta affermando nel campo scientifico. Cosa direbbe ai giovani indecisi?
“L’indecisione e i dubbi sono fondamentali per andare avanti e non esistono persone che durante il loro percorso non abbiano avuto dubbi o voglia di mollare. Sono necessarie il sacrificio ma anche le delusioni per raggiungere il proprio obiettivo, non bisogna mai mollare se si crede davvero in qualcosa anche quando le cose sembrano non andare per il verso giusto”.
Infine, qual è un suo obiettivo o sogno nel cassetto in campo scientifico?
“Mi piacerebbe semplicemente continuare a fare ciò che faccio, il mio sogno è quello di continuare ad occuparmi soprattutto di medicina rigenerativa e di continuare a lavorare in laboratorio perché è quello che mi piace fare ed è il posto in cui mi sento me stessa. Vorrei provare un’esperienza all’estero o un ambiente nuovo che mi dia ancora più stimoli per continuare a migliorarmi sempre”.

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