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La Basilicata in un calice di vino. “Tre Bicchieri” della guida Vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso anche a sei lucani

La prestigiosa guida premia l’Aglianico del Vulture

La Basilicata in un calice di vino. “Tre Bicchieri” della guida Vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso anche a sei lucani

Si è conclusa ieri la trentaquattresima edizione dell’evento durato tre giorni, organizzato a Roma ,per presentare la nuova guida vini del Gambero Rosso 2021 definita da molti “la Bibbia italiana del vino”, punto di riferimento per appassionati, esperti e imprenditori del settore food & wine. Made in Italy, vino ed export, sostenibilità, cambiamento climatico, eccellenza, i temi affrontati di cui hanno discusso esperti e rappresentanti delle istituzioni. 

Tra i 467 produttori premiati con i Tre Bicchieri della guida Vini d’Italia 2021 di Gambero Rosso, anche sei lucani: Donato D’Angelo di Filomena Ruppi con l’Aglianico del Vulture Donato D’Angelo ’17, Elena Fucci con l’Aglianico del Vulture Titolo ’18, le Cantine del Notaio, per l’Aglianico del Vulture Il Repertorio ’18, Grifalco con l’Aglianico del Vulture Gricos ’18, Re Manfredi – Cantina Terre degli Svevi – Aglianico del Vulture Sup. Serpara ’16, Terra dei Re con il loro Aglianico del Vulture Nocte ’16.

Ognuna di queste aziende ha una storia da raccontare, tutta lucana, di imprenditoria, di innovazione e di impegno per la Basilicata, che ha come sfondo le colline alle pendici del Vulture, il cui terreno è fertile e fruttifero.

Filomena Ruppi e Donato D’angelo alla guida della loro azienda e dei venti ettari di vigneto dislocati tra Maschito, Barile e Ripacandida, producono ogni anni 150 mila bottiglie di Aglianico del Vulture, prestando attenzione alla qualità al punto da sacrificare le annate mediocri.

Tra i premiati vi è anche l’Aglianico del Vulture Titolo ’18 di Elena Fucci. Il 15 settembre l’Azienda Agricola Elena Fucci aveva annunciato attraverso i suoi canali social che per la quindicesima volta il suo “Titolo“ aveva ottenuto i “Tre Bicchieri d’Italia” Gambero Rosso. Si è trattato di una delle tante conferme per l’imprenditrice lucana che vent’anni fa a Barile ha avuto un’intuizione e ha scelto, con coraggio, di sviluppare un’idea rivelatasi di successo. Un successo Made in Basilicata nato dallo studio e dalla passione. La Fucci ha studiato, infatti, Enologia e contestualmente ha deciso di dare all’avvio di una cantina che ha preso vita nel 2000, prima con l’affiancamento di un esperto e poi dal 2004 interamente gestita da lei. Da qui Titolo, un vino “cru” la cui caratteristica che lo contraddistingue nell’immenso patrimonio vinicolo italiano è la forte territorialità che, come la stessa afferma, è uno dei più grandi complimenti rivolti al suo vino.

Nelle Cantine del Notaio, poi, l’Aglianico del Vulture è vissuto come una missione e l’amore per la Basilicata è il vero motivo di orgoglio dell’azienda. Come si legge sul loro sito “la passione per la viticoltura è un’antica tradizione dei Giuratrabocchetti che si tramanda da sette generazioni”.

La storia di Grifalco è quella di due fratelli, Lorenzo e Andrea, che hanno preso in mano le redini della cantina fondata nel 2004 a Venosa dai loro genitori, dopo un’esperienza ventennale in Toscana. I loro prodotti possiedono anche la certificazione biologica, a testimonianza della qualità e rispetto dell’ambiente che caratterizzano la gestione dei vigneti e la loro produzione.

Uno dei vini premiati, l’Aglianico del Vulture Nocte ’16 è nato nel 2004 nella cantina Terra dei Re da una vendemmia notturna, ed è il prodotto di una azienda che ama definirsi “competitiva e al passo con i tempi”. Terra dei Re fa la sua prima vinificazione venti anni fa e si sviluppa in un contesto cui innovazione e sostenibilità si incontrano con lo scopo di “creare una sinergia tra territorio vulcanico e l’Aglianico, custode del seme, frutto visibile della gioia”.

Re Manfredi, invece, nasce nel 1998. La moderna Cantina Terra degli Svevi attualmente è gestita da Christian Scrinzi e sorge accanto a una masseria che svetta al centro di una proprietà che conta centoventi ettari di vigneti a pochi chilometri dalla città di Orazio dove Manfredi, figlio di Federico II amava ritirarsi, motivo per cui a lui la cantina dedica il suo pregiato Aglianico.

 

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