Cerca

La Pandemia in Basilicata

Coronavirus. Una stampante 3D per contrastare il Covid: l’impegno delle Officine Mediterranee

«Esplosa l'emergenza abbiamo pensato a come avremmo potuto essere d’aiuto sfruttando le nostre competenze»

Coronavirus. Una stampante 3D per contrastare il Covid: l’impegno delle Officine Mediterranee

Officine Mediterranee

Come può una stampante 3D essere d’aiuto durante una pandemia globale? Se lo sono chiesto un collettivo di giovani lucani (e non) accomunati da questa passione. È così che nasce l’impegno delle Officine Mediterranee per la produzione di dispositivi di sicurezza, e non solo, per rispondere alla loro penuria quando il nostro sistema sanitario è stato investito da un vero e proprio tsunami. Le Officine Mediterranee nascono circa cinque anni fa, sotto forma di fablab diffuso, come viene definito dai suoi partecipanti, in cui si riuniscono per lo più giovani accomunati dalla medesima passione per la stampa 3D e per la progettazione, riuscendo a mettere insieme un collettivo di circa ottanta persone provenienti soprattutto dalla Basilicata, ma anche da Campania e Puglia. Il motore propulsore che ha portato alla sua fondazione risiede nell’associazione culturale Syskrack, primo fablab lucano, nato a Grassano in memoria di un giovane e brillante lucano venuto a mancare alcuni anni fa, la cui passione è poi diventata una missione per molti altri. Il collettivo, oggi, riunisce ingegneri, architetti, makers, artigiani digitali, ma non solo, anche altre professionalità, centri culturali, associazioni e medici. Proprio l’appoggio dei medici è diventato essenziale in questa fase, portando all’adattamento di un progetto già esistente e perfezionato per le attuali esigenze, ossia l’aerosolbox. Si tratta di una sorta di scatola in plexiglass che evita, durante l’intubazione del paziente, il rilascio di saliva all’esterno, riducendo il rischio di contagio. I consigli di un medico uniti alle competenze tecniche, in questo caso della Open Design School di Matera, ha reso possibile la progettazione e realizzazione di un dispositivo utile, innovativo e sicuro per intervenire sui pazienti ricoverati in terapia intensiva. Ma non finisce qui. La stampa 3D ha permesso la realizzazione dei singoli elementi che costituiscono i caschetti protettivi, partendo dall’utilizzo di Pla, una plastica biodegradabile, di fogli in Pvc e di un elastico. Questi dispositivi si rivelano necessari per proteggersi dal cosiddetto “effetto droplet”, ossia la nebulizzazione di goccioline di saliva a seguito di colpi di tosse o starnuti, che risulta essere l’elemento di maggiore contagiosità. «I dispositivi che creiamo non sono muniti di certificazione, ma esplosa l’emergenza abbiamo pensato a come avremmo potuto essere d’aiuto. Date le competenze presenti nel nostro collettivo, abbiamo pensato di attivarci nel cosiddetto piano C, ossia subentrare in caso in cui di penuria di dispositivi di sicurezza, soprattutto per gli operatori sanitari. Interveniamo solo in quei casi in cui non si riescono a fornire a chi si trova in prima linea». La loro attività è in continua evoluzione e si continua a studiare per migliorare le tecniche adoperate: «Un giovane di Monopoli che fa parte del nostro collettivo è riuscito a ridurre i tempi di stampa di un tipo di scudo facciale, rielaborando uno dei progetti gratuiti presenti in rete e riuscendo a ridurre i tempi di produzione al punto di impiegare mezzora per un processo che ne necessitava almeno un paio; un cambiamento necessario data la crescita della domanda, che è stato condiviso in tutta la nostra rete e che ha permesso un aumento della produzione».Ad oggi, anche grazie all’intervento della Protezione Civile, in alcuni casi della Regione Basilicata e di volontari, sono stati consegnati scudi facciali al 118 Basilicata, al Pronto Soccorso di Villa d'Agri, alla Regione Basilicata, alla residenza protetta per anziani Sant’Antonio a Colobraro, alla Guardia Medica e al “Don Uva” di Potenza, al consultorio ginecologico di Potenza, al reparto geriatria, ematologia e medicina generale dell’Ospedale San Carlo di Potenza, ai medici dell’Ospedale di Policoro, ai medici di famiglia di Policoro, Potenza, Grassano e Matera, alla Protezione Civile di San Giorgio Jonico, al Tribunale del Malato di Policoro  e all'ordine dei fisioterapisti di Potenza. Grazie alla collaborazione dell’associazione Sfera66 Italy sono stati consegnati scudi facciali al Comune Monte di Procida, alla Protezione Civile falco e Flegrea Lavoro di Bacoli (NA), all’associazione “Pozzuoli Solidale” di Pozzuoli (NA). Questa associazione è riuscita a raggiungere anche una delle regioni più colpite dal Coronavirus, ossia la Lombardia, con dieci scudi alla Protezione Civile e dieci alla Croce Rossa di Bergamo. Ad oggi, i componenti di questa fitta e laboriosa rete stanno continuando a lavorare ininterrottamente, riuscendo a mettere in piedi due magazzini, uno a Potenza e uno Matera, con un terzo in fase di elaborazione in Val d’Agri, per riuscire a organizzare non soltanto il loro lavoro, ma anche le consegne. L’impegno, la competenza e la creatività delle Officine Mediterranee ricordano in territori come la Basilicata e il Mezzogiorno possono nascondersi professionalità, avanguardia e voglia di fare.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia

Caratteri rimanenti: 400

edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione