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L’allarme: in media tre persone al giorno sono vittime di sparizioni in Egitto

Amnesty International Potenza organizza un nuovo sit-in sabato 22 febbraio per chiedere verità e libertà per Patrick, lo studente egiziano arrestato a Il Cairo

Intervista ad Alessia Araneo, responsabile dell’associazione potentina e dottore di ricerca in Filosofia morale: «Ciascuno di noi poteva essere Giulio»

Amnesty International Potenza organizza un nuovo sit-in sabato 22 febbraio per chiedere verità e libertà per Patrick, lo studente egiziano arrestato a Il Cairo

Sono giorni intensi questi per Patrick George Zaki, ricercatore egiziano iscritto a un master a Bologna, arrestato a Il Cairo con le accuse di incitamento alla protesta e diffusione di notizie false. Una storia che ci ricorda quella terribile che ha colpito Giulio Regeni, e che speriamo abbia sviluppi differenti. Il Mattino di Puglia e Basilicata ha deciso di intervistare Alessia Araneo, responsabile di Amnesty International Potenza, Dottore di ricerca in Filosofia morale, cultrice della materia presso la Federico II e borsista di formazione presso l'Istituto Italiano per gli studi filosofici.

Nel giorno della sua sparizione avete dedicato a Giulio una fiaccolata presidio per le vie del centro storico di Potenza. Un bilancio della serata.

«Sabato 25 gennaio 2020, alle ore 19.41, anche a Potenza, in piazza Mario Pagano, sono state accese le fiaccole per Giulio Regeni: non un gesto puramente commemorativo, ma un modo per continuare a chiedere e a urlare verità e giustizia per Giulio. Il presidio è stato organizzato dal gruppo di Potenza di “Amnesty International” e dall’associazione studentesca “Unidea” ed è stato sostenuto dall’associazione Dottorandi e dottori di ricerca di Basilicata. La partecipazione al presidio ha di gran lunga superato le nostre aspettative: eravamo in tanti, molti studenti, insegnanti e persone variamente interessate alla causa. All’accensione delle fiaccole e al minuto di silenzio ha fatto seguito un momento di lettura pubblica delle parole dei genitori di Giulio assieme ad un resoconto della mobilitazione degli ultimi anni».

Chi era Giulio, e cosa rappresenta per il nostro ambiente universitario?

«Giulio Regeni era un cittadino italiano e uno dottorando presso l’Università di Cambridge. Stava conducendo una ricerca sui sindacati indipendenti in Egitto, nel periodo successivo al 2011, quando finì il governo di Hosni Mubarack. Era a Il Cairo per svolgere la sua ricerca quando, il 25 gennaio 2016, il quinto anniversario della “Rivoluzione del 25 gennaio” è scomparso. Giulio era esattamente quello che, con buona probabilità, potrebbe essere ciascuno di noi, uno studente o un ricercatore che lascia l’Italia per proseguire i propri studi. Giulio era semplicemente questo e la tragicità della sua sorte rispetto alla “normalità” di ciò che faceva, e che rientra pienamente nella media dei ricercatori italiani, spaventa. Per questo, anche le università dovrebbero mobilitarsi per Giulio Regeni ed esercitare pressione sul governo italiano e, di conseguenza, su quello egiziano perché siano accertate le responsabilità».

A quattro anni dall’omicidio Regeni, un nuovo caso coinvolge uno studente: Patrick George Zaki.

«Quanto accaduto a Patrick conferma gli allarmi e le preoccupazioni che ancora ci mobilitano in piazza. In media tre persone al giorno sono vittime di sparizioni in Egitto. Una strategia mirata e spietata diretta dall’Agenzia per la sicurezza nazionale che risponde al ministro degli interni egiziani Magdy Abd el-Ghaffar. In Egitto, l’Agenzia per la sicurezza nazionale, Nsa, si rende responsabile di rapimenti, torture e sparizioni forzate nel tentativo di incutere paura agli oppositori e spazzare via il dissenso pacifico. Il ricercatore egiziano, Patrick George Zaki, attualmente iscritto a un master di Studi di genere in Italia, è stato fermato all’aeroporto de Il Cairo, per accuse tra cui “diffusione di notizie false” e “incitamento alla protesta”. Secondo l’avvocato di Patrick, i funzionari della Nsa l’hanno tenuto bendato e ammanettato per tutto l’interrogatorio durato 17 ore all’aeroporto e poi in una località non resa nota a Mansoura. È stato interrogato sul suo lavoro sui diritti umani e sullo scopo della sua permanenza in Italia e più volte minacciato, colpito allo stomaco, alla schiena e torturato con scosse elettriche. L’8 febbraio la procura ne ha ordinato il fermo per 15 giorni in detenzione preventiva. Sabato prossimo, 22 febbraio, a partire dalle ore 18.30, saremo nuovamente in piazza Mario Pagano, a Potenza, per un sit-in finalizzato a chiedere verità e libertà per Patrick».

Come associazioni impegnate a tenere alti i riflettori sul caso, cosa chiedete al ministro degli esteri Luigi Di Maio?

«Continueremo a chiedere al Governo italiano di farci sapere quali richieste verranno effettuate, e soprattutto quali risultati verranno ottenuti, ora che l’ambasciata a Il Cairo è tornata alla piena operatività e che le relazioni tra i due paesi sono state normalizzate. Non accetteremo che si passi, prematuramente, dalla ricerca della verità al ricordo, alla commemorazione e alla memoria. Continueremo, in occasione delle iniziative che saranno organizzate in tutto il paese, a pronunciare quel nome e quel cognome, Giulio Regeni, per ricordare al Governo egiziano e a quello Italiano che non ci fermeremo fino a che non si sarà raggiunto il risultato atteso: una verità giudiziaria che accerti le responsabilità individuali di chi ha rapito, torturato e ucciso, e di chi ha permesso che ciò accadesse».

 

 

 

 

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